03/06/2026
**La stele di Santu Bainzu: un monumento che sfida il tempo nel cuore del Marghine**
Nel silenzio della campagna di Borore, la tomba dei giganti di Santu Bainzu si presenta oggi come un'icona mutilata, ma ancora capace di raccontare storie lunghissime. Risalente al Bronzo medio-recente (1600-1350 a.C.), questa sepoltura dolmenica conserva la sua imponente stele centinata in basalto, alta oltre tre metri e lavorata con straordinaria precisione. Orientata sud-est/nord-ovest, è uno dei pochi esemplari in cui la cornice in rilievo e il listello trasversale sono ancora visibili, insieme alle misteriose coppelle incise alla base. Il suo portello d'accesso immetteva in un corridoio funerario di oltre sei metri, oggi perduto.
La storia della sua decadenza è documentata: il generale Alberto La Marmora, nei suoi *Voyage en Sardaigne* (1840), la disegnò ancora con parte dell'esedra in posto; pochi decenni dopo, Duncan Mackenzie (1913) ne registrò la scomparsa. Giovanni Lilliu, sulla base di queste fonti, ne ricostruì le dimensioni originali – circa 13,7 metri di lunghezza – e la collocò nel tipo delle tombe a stele centinata. Più di recente, Alberto Moravetti (2003) ne ha aggiornato planimetria e prospetto, mentre la fotogrammetria digitale ha messo in luce tracce di lavorazione che arricchiscono la lettura tecnica del manufatto.
Dal punto di vista rituale, le coppelle continuano a dividere gli studiosi: ipotesi simboliche, astronomiche o legate a libagioni funebri si intrecciano senza una risposta definitiva. Ciò che colpisce è la perfezione della stele monolitica, tagliata e rifinita con una conoscenza profonda della pietra locale, priva di leganti, retta dal solo peso e dall'incastro nei blocchi di base. Purtroppo, l'assenza di scavi stratigrafici impedisce di conoscere la sequenza d'uso e il rapporto con il vicino nuraghe Toscono, che doveva costituire il centro abitativo di riferimento.
Santu Bainzu rimane un tassello fragile ma prezioso. In quel portello si apriva, per la comunità nuragica, un passaggio verso l'aldilà. Oggi si apre per noi verso la memoria.
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Un frammento di passato che parla ancora, se solo lo ascoltiamo con gli occhi.
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Ecco, davanti a questa stele, si capisce che la pietra non è fredda. È piena di mani che l'hanno toccata, di sguardi che l'hanno fissata, di un'intera comunità che l'ha costruita per restare. Ogni coppella, ogni rilievo, ogni scheggiatura è un segno di dialogo con l'eterno. E noi, oggi, possiamo ancora far parte di quel dialogo.