08/05/2026
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Quante volte abbiamo detto che in Italia il 96% dei proprietari ha un’unica casa promossa online e che si tratta di piccoli proprietari?
Tantissime. Lo ribadiamo quando interveniamo nei convegni di settore e quando ci confrontiamo con la Politica. Così come ci siamo sempre spesi per denunciare la non efficacia dell’ultima manovra fiscale che ha innalzato la cedolare secca per gli dal 21% al 26% dalla seconda casa in poi.
Lo abbiamo confermato anche in questo dialogo tra il Presidente Marco Celani e La Provincia di Como di cui riportiamo qualche passaggio.
La misura non ha sortito gli effetti sperati nel calmierare i prezzi o nel riportare immobili sul mercato del lungo periodo. Secondo Marco Celani, presidente di Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi - AIGAB, l’aumento della tassazione ha prodotto risultati marginali a fronte di un sensibile danno per il comparto. «Quando due anni fa è stata aumentata la cedola secca dal secondo appartamento in su, dal 21 al 26% si pensava di colpire una platea di proprietari molto ampia e invece in realtà coloro che hanno più di due case a disposizione per gli affitti brevi sono pochi e tendenzialmente ce l’hanno in comproprietà con qualcun altro. Si conferma che il 96% dei proprietari di case con annuncio online ha un’unica casa e si tratta di piccoli proprietari».
L’impatto fiscale, secondo i dati Aigab, si sarebbe tradotto in un gettito aggiuntivo di soli 17 milioni di euro a fronte di 40.000 proprietari coinvolti. Un risultato definito trascurabile se paragonato alla paralisi degli investimenti che ne è conseguita. «Questa imposta aggiuntiva ha totalmente fermato il mercato di coloro che avevano una seconda casa da mettere online e che hanno smesso di investire - prosegue Celani - quello che si tende a sottostimare è che le imprese dell’ospitalità come gli alberghi pagano il 24% di imposta sull’utile netto. Ma i proprietari di case pagano la cedolare sul lordo: su quella cifra gravano commissioni, pulizie e Imu. Alla fine se l’imposta cresce dal 21 al 26%, il proprietario semplicemente lascia perdere. Abbiamo una parte del patrimonio immobiliare sottoutilizzata e ferma».
«Le 600.000 case vuote in Italia continuano ad aumentare - sottolinea il presidente di Aigab - dovremmo incentivare l’investimento piuttosto che disincentivarlo, per consentire alle famiglie di utilizzare al meglio il loro asset. Nella maggior parte delle situazioni, se si escludono i centri di poche città italiane, le case sfitte sono in zone dove non c’è nessun tipo di mercato residenziale di lungo termine e non ci sarà».
I numeri citati da Celani delineano uno scenario strutturale: «lo scorso anno sono morte 610.000 persone e ne sono nate 355.000. Si sono svuotate 300.000 case. Ii problema dell’abitazione esiste a Milano e a Roma, dove c’è la concentrazione delle attività economiche. È un processo in atto da cinquant’anni».
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