19/09/2025
“L’intera storia del dominio israeliano in Palestina è una vicenda di abuso coloniale, lucidamente descritta dagli stessi leader che Israele considera propri padri fondatori. Solo analizzando la situazione attraverso questa giusta prospettiva si può comprendere l’azione dei due attori in campo per quello che è realmente: la violenza di un oppressore coloniale, da una parte, e la resistenza di un popolo che lotta per l’indipendenza, che dovrebbe essergli garantita dal diritto internazionale, dall’altra.”
Con queste parole di Francesca Albanese ci accodiamo alla protesta del 22 settembre. Dopo due anni di orrore ci chiediamo cosa ci sia rimasto da fare in quanto esseri umani. L’assedio israeliano sulla striscia di Gaza è quanto di più nero e meschino le pagine della nostra storia stiano scrivendo. Il popolo palestinese merita di vivere nella propria terra, non da oggi, ma da circa un secolo. Oggi su quella terra vediamo il sangue di decine di migliaia di bambini che potrebbero essere i nostri figli, di donne che potrebbero essere le nostre madri e sorelle, di uomini che lottano per la libertà sotto una forza occupante sadica e tirannica.
Il tatreez (in arabo levantino: تَطْرِيز, romanizzato: taṭrīz) è una forma di ricamo tradizionale palestinese, divenuto oggi simbolo della diaspora. La forma contemporanea del tatreez risale al XIX secolo. Storicamente, ogni villaggio della Palestina aveva motivi tatreez distinti, con disegni unici che raccontavano storie sulla popolazione locale, leggende, animali e piante. Nel 2021, l’arte del ricamo in Palestina è stata riconosciuta dall’UNESCO come importante patrimonio culturale immateriale.