Valerio Bellone

Valerio Bellone "We move forward with the world, as our thinking shapes our journey through it."

02/06/2026

Tai Chi a Venezia (2021).
Frammenti di pratica, viaggio e presenza lungo i canali della città.

Sono arrivato a Venezia per la prima volta già adulto. L’avevo sempre sbirciata in fotografia e tramite i film, ma l’immagine del turismo di massa mi aveva portato, per più di due decadi, a tenerla a distanza.

Poi, quando finalmente ci sono andato, su spinta di mia moglie, è accaduto in un periodo particolare. La città era insolitamente vuota e, in alcuni momenti, ho potuto viverla quasi in solitudine durante la mia pratica.

Venezia è davvero una delle perle del nostro mondo. Al di là della difficoltà di abitarla, del turismo f***e, dell’umidità e di tutto ciò che può renderla fragile e complessa, resta unica e irripetibile: una forma di armonia sospesa, un ricamo di pietra, acqua e luce.

Poter praticare Tai Chi in quei luoghi, in alcuni momenti quasi senza nessuno intorno, è stata un’esperienza meravigliosa.

Nel video frammenti di pratica, viaggio e presenza nella città storica che, ai miei occhi, resta la più bella del mondo.

01/06/2026

Tai Chi a Parigi (2021).
Frammenti di pratica, viaggio e presenza lungo il flusso della città.

31/05/2026

Tai Chi a Siviglia (2022).

Frammenti di pratica, viaggio e presenza nel cuore dell’Andalusia.

È uscito il mio nuovo libro: APRI DOVE SEI.È un libro diverso dagli altri che ho pubblicato finora.Dopo testi dedicati a...
31/05/2026

È uscito il mio nuovo libro: APRI DOVE SEI.
È un libro diverso dagli altri che ho pubblicato finora.

Dopo testi dedicati al Taijiquan, ai Classici, alla pratica e alla longevità, sentivo il bisogno di condividere qualcosa di più essenziale, accessibile da chiunque e immediato: un piccolo libro da tenere vicino, da aprire nei momenti di dubbio, da usare come pausa quando una domanda continua a tornare.

APRI DOVE SEI contiene 108 risposte brevi ispirate alla sensibilità daoista e buddhista.

Non è un libro che pretende di decidere al posto di chi legge.
Non è un oracolo nel senso banale del termine.
Non promette previsioni o scorciatoie.

È, piuttosto, una piccola "magia": un invito a fermarsi.

Il gesto è semplice: si formula una domanda, si apre una pagina a caso e si ascolta la risposta che viene incontro.

A volte la risposta risuona subito.
A volte sposta lo sguardo.
A volte non dà una soluzione, ma aiuta a capire meglio da dove nasce la domanda.

Per me questo libro nasce dopo anni di studio, pratica e riflessione sul Daoismo, sul Buddhismo e sulle arti interne cinesi. Ma questo non è un testo tecnico, né dottrinale. È un piccolo strumento di accompagnamento quotidiano, pensato per chi va spesso di fretta e, proprio per questo, ha bisogno di ritrovare uno spazio di ascolto.

Il titolo, APRI DOVE SEI, ha un doppio senso.

Apri il libro dove capita.
Ma soprattutto apri dal punto in cui ti trovi adesso: dal dubbio, dalla scelta, dalla confusione, dal desiderio, dal dubbio divertente, dal momento reale che stai vivendo.

Perché ogni domanda, anche quella apparentemente più banale, se ascoltata bene, può diventare una Via.

Link nel primo commento.

03/05/2026

Il Tai Chi non è una formula da imparare una volta per tutte.

È una pratica viva, fatta di forme, metodi, cambiamenti, intuizioni e ritorni. Chi cerca solo uno schema stabile spesso si ferma alla superficie. Chi invece accetta di attraversare la molteplicità, poco a poco, può iniziare a vedere il nucleo.

Insegnarlo non significa ripetere sempre la stessa cosa, ma trovare porte diverse per condurre ogni allievo verso ciò che non può essere spiegato soltanto con le parole.

Link all'articolo completo nel primo commento.

Lasciare che l’ego si sgretoli è positivo in determinate fasi, ma questo non deve trasformarsi in disperazione. Alcune p...
02/09/2025

Lasciare che l’ego si sgretoli è positivo in determinate fasi, ma questo non deve trasformarsi in disperazione. Alcune persone, quindi, devono procedere a piccole dosi.
Tolto il velo dell’ego, si scopre che l’unico senso dell’essere umano è l’opposto di quello nel quale normalmente dimora.
L’unico senso possibile della vita è divenire una coscienza fatta di amore e cura per gli altri: dal più diverso e lontano da noi al più simile e vicino, dalla pianta alla formica, dalla nostra casa al marciapiede di una città che visitiamo. Un percorso in direzione opposta a questa consapevolezza è solo superficialità, per lo più distruttiva per sé stessi e per gli altri (persone, animali, piante…).
Come coscienza individuale abbiamo un solo ciclo: è un peccato rimanere nella dimensione del conflitto interiore e, di conseguenza, in conflitto con gli altri. È un peccato rimanere ancorati alle etichette, alle bandiere e al “io diverso da te, che voglio essere contro di te”.
La cosa giusta è: “io diverso da te, che mi arricchisco della diversità, la accolgo, l’abbraccio, ampliando la mia specificità di coscienza individuale che accoglie anziché respinge".
Solo così si può passare dalle montagne russe dello Yin Yang in opposizione a un equilibrio - dell'umanità - tra i due opposti, che è ritorno al Wuji. Che è la natura stessa del Dao.
Tutto ciò, anche se forse non sarebbe necessario specificarlo, significa andare, come specie umana, in una direzione opposta a quella attuale, basata sul conflitto, sulla prevaricazione, sul vincere, sul sopraffare l’altro, sul primeggiare e sull’idea diffusa e superficiale che la vita si fondi sulla lotta. Se la vita si fondasse davvero sulla lotta, si sarebbe estinta nel giro di un paio di cicli. Ciò che viene percepito come una continua lotta per la sopravvivenza, una sorta di gara che gli esseri viventi mettono in atto, è in realtà il tentativo di vedere la natura circostante come specchio e proiezione dei propri limiti, imposti da un ego perennemente spaventato. Se l’essere umano cambierà paradigma, inizierà a percepire la natura delle cose da una prospettiva diversa: un punto di vista che, per esempio, sta cominciando a essere riconosciuto dagli studiosi delle piante e dei sistemi vegetali.

Queste foto sono state scattate in un ristorante tradizionale thai dove vengo sempre (è molto buono) a fare colazione/pr...
04/08/2025

Queste foto sono state scattate in un ristorante tradizionale thai dove vengo sempre (è molto buono) a fare colazione/pranzo. Nella prima immagine potete vedere una foto a destra, risalente a circa 40 anni fa, nella quale si legge che un piatto costava 3 baht, ovvero 0,08 €.
Oggi un piatto abbondante nello stesso luogo costa tra i 50 e i 70 baht, cioè circa 1,30-1,80 €.

Nel corso degli anni, il ristorante si è trovato suo malgrado inglobato in un’area ad alto impatto turistico (per intenderci, immaginate, per esempio, via Maqueda a Palermo).
Così, stamattina ho chiesto al proprietario come mai, nonostante il grande afflusso di turisti in zona, loro non avessero rinnovato il locale, alzato i prezzi e “turistificato” il cibo come hanno fatto molti altri.

La risposta è stata proprio quella che speravo, quella che mi piacerebbe sentire da ogni gestore di attività in aree turistiche in giro per il mondo:

“I turisti vanno e vengono, la gente del posto resta.
Ma se togliamo alla gente locale la loro tradizione, il loro cibo, i prezzi onesti che possono permettersi, allora i luoghi muoiono e diventano solo parchi giochi per chi non sa davvero apprezzare ciò che è autentico.
Preferiamo guadagnare meno, ma restare sinceri e onesti.”

A quel punto, gli avrei voluto fare un applauso.

Il turismo, quello di qualità, cerca autenticità anche se non sempre riesce ad apprezzarla fino in fondo.
Trasformare le città e i luoghi in lunapark turistici a uso e consumo di una massa di idioti significa puntare su una bolla economica passeggera, che premia la speculazione — spesso anche le mafie — e distrugge le culture locali, svuotando i luoghi dei propri abitanti e delle proprie tradizioni.

Serve un atto di resistenza civile da parte di coloro che vivono nei propri luoghi d’origine.
Questo non significa aggredire fisicamente e verbalmente i turisti, come si è visto fare di recente da alcuni sciocchi a Barcellona, in Spagna; significa invece pretendere dalle amministrazioni locali una regolamentazione equa, che preveda un numero basso di licenze per attività come B&B, hotel, bar, ristoranti e locali notturni.
E significa offrire incentivi, anche economici, a chi non è interessato al banale mercato turistico di massa, ma vuole aprire servizi per gli abitanti locali e dedicarsi alla conservazione sana dei propri luoghi di appartenenza.

Ci sono momenti nella vita in cui ci ritroviamo improvvisamente di fronte alla realtà della nostra finitezza: un lutto, ...
23/07/2025

Ci sono momenti nella vita in cui ci ritroviamo improvvisamente di fronte alla realtà della nostra finitezza: un lutto, una diagnosi infausta, un evento che spezza le abitudini e ci ricorda che tutto è impermanente. Alcune persone, quando si trovano davanti a tali esperienze, reagiscono alimentando proprio ciò da cui forse dovrebbero imparare a distaccarsi: l’ego.

L’ego, spaventato dalla prospettiva della fine, si rafforza. E così, invece di aprirsi a un ascolto più profondo, molte persone si chiudono ancora di più nella ricerca di piaceri immediati, ripetendo a sé stesse: “Devo godermela, perché domani potrei non esserci più.”
Ma è proprio questo il grande fraintendimento. La morte non ci insegna a fuggire nel desiderio, ma a comprendere meglio la vita.

Non siamo venuti al mondo per “godercela” nel senso più superficiale del termine. Un’esistenza votata esclusivamente al piacere, alla gratificazione personale, finisce per intrappolarci in un ciclo di sofferenza, tenendoci ancorati a un io separato e fragile.
La morte, se la sappiamo ascoltare, ci indica un’altra direzione: quella dell’elevazione. Non del compiacimento, né dell’autocommiserazione, ma della consapevolezza.

Siamo apparsi su questo pianeta come creature particolari, un ponte tra cielo e terra.
Abbiamo la capacità - rara – di osservare la coscienza, di porci domande sul senso, sul valore, sulla giusta via.
Questo non ci rende superiori, ma ci affida una responsabilità: essere presenti con cura, con attenzione, con gentilezza.
Essere, in un certo senso, dei custodi della vita.

Chi ha avuto un incontro autentico con la morte – la propria o quella altrui – sa che ciò che resta impresso non è ciò che si è posseduto, né quanto ci si è divertiti, ma la qualità dell’amore che si è saputi offrire.
Nel gesto, nella parola, nella presenza.
L’unica eredità che lasciamo davvero è quella che abbiamo costruito nelle relazioni, nel modo in cui abbiamo trattato chi ci stava accanto: familiari, amici, animali, persone sconosciute.
Ogni incontro è un’opportunità per prendersi cura.
Ogni gesto, se compiuto con amore, è un seme piantato nell’eternità del momento presente.

Questo ci invita anche a riflettere su come trattiamo le altre forme di vita.
Se davvero riconosciamo che ogni essere vivente prova emozioni, desidera esistere e coesistere, allora come possiamo continuare a nutrirci in modo vorace, come se la vita dell’altro fosse priva di valore?
Non si tratta di diventare asceti o santi. Si tratta di assumersi la responsabilità etica che deriva dalla consapevolezza: posso scegliere di non ferire, posso decidere di rispettare, posso vivere in modo coerente con il mio sentire più profondo.

Non siamo leoni né scimmie.
Siamo esseri umani.
E questo non dovrebbe renderci predatori più sofisticati, ma esseri capaci di compassione e responsabilità.
Se non comprendiamo che il senso della vita sta nel coltivare cura e amore, allora forse non abbiamo ancora capito nulla di cosa significhi veramente essere vivi.
Siamo qui per diventare qualcosa di più di semplici reattori emotivi: siamo qui per fiorire.

La nostra vera grandezza non si misura nel successo, nel potere o nella vittoria sulle opinioni degli altri.
Si misura nella capacità di disinnescare il conflitto – dentro e fuori – e di aprire spazi di ascolto, di accoglienza, di silenziosa presenza.

Non serve ba***re i pugni sul petto per dimostrare forza.
Serve piuttosto disinnescare quella parte di noi – quella “scimmia interiore” – che cerca costantemente conferme e lotta per emergere.
Serve smettere di sventolare bandiere che alimentano divisioni e imparare, invece, a vedere nell’altro, anche nel più distante, una forma di sé.
Nel profondo, tra me e una formica non vi è alcuna differenza essenziale.
Entrambi desideriamo vivere.
E se la nostra esistenza ha un senso, forse sta proprio in questo: non calpestare ciò che vive, non ignorare ciò che soffre.

Esistiamo perché coesistiamo.
La vita è un equilibrio sottile, fatto di interdipendenza.
Non siamo isole. Non siamo padroni.
Siamo parte di un respiro più grande, che ci unisce tutti.
E solo quando l’umanità diventerà davvero custode della vita, e non più carnefice di essa, potremo dire di aver compiuto un passo verso ciò che di più alto può esistere: l’armonia.

Appunti fotografici di viaggio (giorno 9).Tra foreste, fiumi e templi buddhisti.Vietnam -©️Valerio Bellone
17/07/2025

Appunti fotografici di viaggio (giorno 9).
Tra foreste, fiumi e templi buddhisti.
Vietnam -©️Valerio Bellone

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