26/11/2021
Voglio farvi conoscere una parte di me che forse non tutti conoscono. Spesso mi piace prendere un biglietto aereo e passare qualche giorno da solo in una città a me sconosciuta. Molti mi chiedono “ma perché viaggi da solo?” “Ma cosa vai a fare?”. Ecco, penso che per me sia un esercizio mentale. Mi piace sentirmi responsabile di me stesso, mi piace vagare in una città che non conosco, a volte senza meta, osservare i dettagli, le persone e ovviamente catturare tutto ciò che mi rapisce con la macchina fotografica. Come posso lasciare il mio segno nel mondo se prima non ci vado e lo vedo?
Qualche tempo fa sono andato a Praga e ho concentrato il mio viaggio, la mia fotografia, sulle persone che la abitano, che la vivono. Questa è la mia foto storia di come ho vissuto Praga.
Apro gli occhi, sono già in ritardo. Indosso goffamente i vestiti che mi ero preparato ieri sera, aggiungo una giacca che non si sa mai, do un bacio alla mia donna, una coccola al gatto e mi corico lo zaino in spalla, si parte. L’aeroporto è sempre un’emozione, supero agilmente il check in, incontro un’amica di vecchia data che mi rassicura sul fatto che i cechi sono antipatici, oltrepasso i controlli, il gate e sono seduto nel posto 10b di un volo economico Ryanair. Neanche questa volta ho il posto finestrino che è occupato da un ragazzo che guarda una serie su netflix, sulla trentina, probabilmente un deejay. Neanche il tempo di accorgermene e siamo atterrati. Seguo il percorso nell’aeroporto di Praga per recuperare i bagagli e mi colpisce la desolazione di questa zona di aeroporto, attorno a me solo una donna delle pulizie e gli altri passeggeri del mio volo. Recupero il mio bagaglio e sono fuori, zona arrivi, dove dovrebbe esserci un taxista ad aspettarmi. Squadro velocemente tutti i cartelli ma il mio nome non lo trovo, aspetto impaziente mentre fantastico su come poter arrivare all’hotel senza il mio taxista. Ad un certo punto un signore barcollante sulla quarantina entra nella sala, ha dei fogli in mano ma non riesco ancora a leggere, fa un giro di saluti agli altri taxisti, si gira e finalmente riesco a leggere sul foglio “taris persiani”, ok è il mio.
(Continua nei commenti)