14/08/2026
Luigi Spina, uno dei fotografi italiani più riconosciuti nel panorama contemporaneo, è tornato a trovarci per un suo nuovo lavoro artistico nella Terra di Lavoro.
E gira rigira, e parla e riparla, questo è quanto viene fuori dal nostro primo incontro.
Prima parte
Ciao Luigi, che piacere rivederti. Facciamo un giro, andiamo in due posti straordinari di Piedimonte Matese, che custodiscono la risorsa naturale più importante, la fonte di vita...si lo so è uno slogan pubblicitario, ma l’acqua del Matese è più buona...Dicevo: le sorgenti del Maretto e del Torano. E al tramonto andiamo al castello di Gioia Sannitica, perché sai, siamo degli inguaribili romantici.
“Ero a Miralago quando per la prima volta riuscii a vedere in bianco e nero. Esultavo come un bambino.
In quel momento ho capito quello che per anni avevo studiato intensamente. Togliere il colore, tornare all'essenziale.
Se non vedo quello che voglio, non scatto. Non fotografo panorami. Le mie foto sono dentro il paesaggio. È come una scena teatrale, c'è bisogno del contorno, di creare una situazione. Sennò non puoi esprimere un punto di vista. "
Non ci avevo mai pensato. Anche nel teatro si toglie il superfluo. Il training ci serve per smantellare le abitudini e arrivare all’essenza dell’essere. La scena parte sempre da un contesto, un “se magico”, direbbe Stanislasky.
Come nel teatro di Neiwiller che stimolava a superare gli schemi e le convenzioni, Luigi cerca una fotografia necessaria e non mercificabile.
Fine prima parte...continua