02/03/2025
Blok 61, Belgrado: i giganti di cemento che raccontano sogni e crepe di un’epoca
A prima vista, Blok 61 sembra un relitto di cemento incagliato nella periferia di Belgrado. Torri massicce, grigie, disadorne, che si stagliano come sentinelle silenziose nel distretto di Novi Beograd. Eppure, dietro queste facciate austere, si nasconde una storia complessa fatta di utopie architettoniche, crolli ideologici e vite che resistono al tempo.
Costruito tra gli anni ’60 e ’70, Blok 61 faceva parte di un ambizioso piano urbanistico della Jugoslavia socialista di Tito: creare un quartiere modernista che rispondesse alla crescente domanda di alloggi, combinando funzionalità e collettività. Progettati secondo i principi del brutalismo, questi edifici svettano fino a 17 piani, con facciate scandite da moduli ripetuti, balconi sporgenti e spazi comuni pensati per favorire l’interazione tra residenti. Il cemento grezzo, esposto senza ornamenti, non era solo una scelta estetica, ma una dichiarazione politica: la bellezza doveva risiedere nella funzione, non nel superfluo.
Ma il sogno jugoslavo si è frantumato negli anni ’90. Con il crollo del regime e le guerre balcaniche, Blok 61 ha vissuto un lento degrado. Molti appartamenti sono stati occupati da rifugiati e famiglie sfollate, mentre la manutenzione degli edifici è diventata sempre più sporadica. Oggi, i segni del tempo sono evidenti: facciate macchiate, ascensori spesso fuori uso, interni che mostrano l’usura di decenni difficili.
Eppure, Blok 61 non è solo un monumento al passato. È un quartiere vivo, dove la quotidianità pulsa ostinatamente. Giovani creativi e studenti, attratti dagli affitti più accessibili, stanno lentamente ripopolando gli appartamenti, portando nuove energie. Alcuni spazi comuni sono stati riconvertiti in centri culturali e studi d’arte, mentre collettivi locali organizzano eventi e iniziative di riqualificazione urbana. La brutalità del cemento si mescola a murales colorati, i mercati di quartiere brulicano di vita, e dalle finestre si intravedono storie contemporanee che si intrecciano con l’eredità socialista.
Blok 61 rimane un simbolo di contrasti: progettato per un’utopia collettiva, attraversato da crisi e trasformazioni, e oggi teatro di nuove possibilità. Non è un quartiere perfetto, ma forse proprio nelle sue imperfezioni e nelle sue crepe si trova la sua vera essenza: un luogo che continua a esistere, nonostante tutto, ridefinendo il suo ruolo in una città che cambia. E in questo eterno dialogo tra passato e futuro, ogni balcone consumato e ogni corridoio buio diventano frammenti di una storia che non smette di evolversi.