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Ilsocialdimata ¡MATA! Studio Creativo

Abbiamo ritrovato un vecchio hard disk del 2016.Dentro c’erano lavori, prove, esperimenti, foto dimenticate e pezzi di s...
21/05/2026

Abbiamo ritrovato un vecchio hard disk del 2016.

Dentro c’erano lavori, prove, esperimenti, foto dimenticate e pezzi di strada che all’epoca sembravano scollegati.

Rivederli oggi ci ha fatto uno strano effetto.
Un po’ perché certe cose fanno ridere.
Un po’ perché alcune intuizioni, col tempo, iniziano ad avere più senso.

Nel lavoro creativo succede così: quando sei troppo dentro un progetto, vedi solo dettagli, errori, cose da sistemare.
Poi ti allontani.
E inizi a vedere la forma generale.

Forse anche MATA è nata così.

Non da un piano perfetto, ma da esperienze, incontri, shooting complicati, tentativi, errori e persone con cui costruire qualcosa aveva semplicemente senso.

Con tutti gli strumenti che esistono oggi, il dubbio di molte PMI è legittimo:“Ma questa cosa non posso farla da solo?”A...
15/05/2026

Con tutti gli strumenti che esistono oggi, il dubbio di molte PMI è legittimo:

“Ma questa cosa non posso farla da solo?”

A volte sì.
E secondo noi non c’è niente di male.

Il punto è capire quando l’autonomia è una risorsa e quando, invece, non lo è: materiali che escono, si accumulano… ma non è chiarissimo cosa si sta facendo e in che direzione si sta andando.

voi dove sentite il confine tra fare in autonomia e affidarvi a qualcuno?

Tre concetti, tre obiettivi, tre risultati completamente diversi.Abbiamo messo in crisi la cliente per aiutarla a trovar...
13/05/2026

Tre concetti, tre obiettivi, tre risultati completamente diversi.
Abbiamo messo in crisi la cliente per aiutarla a trovare la sua vera strada. Perché se non sai dove andare, ogni logo è quello sbagliato.

Ci sono prodotti dove il packaging non viene nemmeno considerato. Il risultato? Oggetti che usiamo quotidianamente, ma c...
30/04/2026

Ci sono prodotti dove il packaging non viene nemmeno considerato. Il risultato? Oggetti che usiamo quotidianamente, ma che a scaffale risultano tutti uguali e combattono solo sul prezzo. Ma se il tuo prodotto fosse quello che parla per primo?
Uscire dalle solite logiche non è solo "tutti sono blu, io lo faccio magenta". È una questione di dettagli strategici: Individuare un carattere unico per il brand; Disegnare il percorso dell'occhio nella lettura del pack; Costruire una gerarchia adattabile all'intera linea prodotti.
Solo alla fine arriva il design. E se lo fai bene, il packaging smette di essere un contenitore e diventa l'identità del brand.

Quali altri prodotti secondo te hanno un pack che sembra sempre uguale? Scrivicelo nei commenti!

Se un progetto scricchiola, quasi mai è colpa del font. Di solito scricchiola da prima: quando parti senza brief o con u...
23/04/2026

Se un progetto scricchiola, quasi mai è colpa del font. Di solito scricchiola da prima: quando parti senza brief o con un brief fatto male.
Per noi, (ma soprattutto per ) che si parli di branding, social, campagna di comunicazione o realizzazione di un volantino, senza brief creativo non si parte.
Non è una formalità. È una fase di lavoro vera: uno, a volte due incontri, in cui mettiamo a fuoco il progetto prima di fare qualsiasi altra cosa. Facciamo domande tecniche (obiettivi, pubblico, tempi e vincoli…), ma anche domande meno comode: quelle che servono a capire identità di brand, posizionamento, aspettative, percezioni, priorità. In pratica?
Un mix tra interrogatorio e seduta psicologica. Ma con uno scopo molto concreto: evitare di costruire una soluzione elegante sopra un problema capito male.

Negli anni le domande, le abbiamo modificate, aggiunte ed eliminate, oggi sono diventate circa 40. Alcune cambiano in base al progetto, altre per noi sono imprescindibili. Perché il brief non serve solo a capire cosa fare: serve anche a capire cosa non fare, cosa chiarire prima e, in certi casi, se è davvero il momento giusto per partire.

Le 4 domande che trovi in questo carosello sono tra le nostre preferite. Perché aprono i discorsi più interessanti. E spesso anche quelli più utili.

Salvalo se stai lavorando sul tuo brand. Se invece vuoi capire da dove partire davvero, scrivici BRIEF in DM per avere un primo confronto senza impegno.

17/04/2026

Rebranding. L’arte di togliere il superfluo per far uscire il carattere.
Lo sappiamo, l’idea di un rebranding spesso ti fa sudare freddo. È come quando decidi di svuotare quel cassetto che non apri da anni: hai paura di non riconoscerci più nulla dentro o, peggio, di dover ricomprare tutto.

‘E se perdo l’anima del locale?’ ‘E se poi devo cambiare pure le piastrelle del bagno?’ cambiare spaventa. Ma la verità è che il rebranding non è un’operazione a cuore aperto, è più come regolare il tiro di un cannocchiale: prima vedevi delle macchie colorate, ora vedi il bersaglio. 🎯

Per il abbiamo solo tolto il rumore di fondo. Abbiamo eliminato gli elementi che ‘urlavano’ senza dire nulla, lasciando spazio a un’identità che non ha bisogno di presentazioni.

È un’evoluzione, non un travestimento.

Tu che ne dici? Fammi sapere nei commenti! 👇🏼

La comunicazione sanitaria ha un problema: troppo spesso confonde l’autorevolezza con la distanza. Fuori, quasi tutte le...
08/04/2026

La comunicazione sanitaria ha un problema: troppo spesso confonde l’autorevolezza con la distanza. Fuori, quasi tutte le cliniche parlano allo stesso modo: fredde, lontane, tutte composte.
Poi entri davvero, e a volte scopri tutt’altro. Con PraenesteLab è successo questo.
Dal primo incontro abbiamo sentito subito un’atmosfera che nella comunicazione non si vedeva ancora: calore, vicinanza, attenzione reale, perfino allegria. Quella cura sincera per le persone che non incontri così spesso. E allora: se lì dentro si respirava tutto questo, perché fuori doveva sembrare l’ennesima realtà sanitaria che parla da lontano?

Non dovevamo “abbellire” la comunicazione, ma avvicinarla a ciò che PraenesteLab era già davvero.

Abbiamo costruito una visual identity e un ecosistema coerente, dall’offline all’online, capace di tenere insieme professionalità ed empatia: un linguaggio visivo ispirato al mondo scientifico ma più fluido e accogliente, una palette viva, una voce più vicina, più presente, più memorabile.

E poi è arrivata lei! Zia Ester.
Non come trovata carina messa lì. Ma una presenza riconoscibile, portavoce dei valori del brand. Una figura che accoglie, consiglia, alleggerisce, un po’ come fanno le zie quando riescono a farti sentire al sicuro senza trattarti dall’alto. Perché a volte basta poco per cambiare completamente la percezione di un’esperienza.
Un po’ come quando vai a fare le analisi con paura e ansietta addosso, e poi ti mettono quel cerotto con FROZEN che, per un secondo, abbassa il distacco e ti fa sorridere.

Ecco, qui il punto era proprio questo: non togliere autorevolezza, ma togliere gelo.


Visual identity, tone of voice e social ecosystem by MATA

Dalla prima chiamata al cantiere finito, ogni fase ha i suoi protagonisti, le sue responsabilità, i suoi momenti crucial...
25/07/2025

Dalla prima chiamata al cantiere finito, ogni fase ha i suoi protagonisti, le sue responsabilità, i suoi momenti cruciali.
Per Ediletica abbiamo trasformato tutto questo in un'infografica chiara e illustrata, utile per orientarsi (e non perdersi nel caos ).

Concept & Testi
Illustrazione su misura
Grafica.

(Sì, alla fine trovi anche il bozzetto. Lo capisce solo chi l’ha fatto, ma vabbè…)

✨e poi ti dice con nonchalance : “Ti mando il logo in JPG” 💀 E un art director muore tra urla e fiamme infernali, maledi...
25/06/2025

✨e poi ti dice con nonchalance : “Ti mando il logo in JPG”
💀 E un art director muore tra urla e fiamme infernali, maledicendo quel giorno che con speranza nel mondo ha intrapreso la carriera creativa!
Maledetti loghi in jpg!

Cosa c’è dietro un brand?Non solo un logo, un colore o un nome brillante.Dietro ogni brand solido c’è una struttura comp...
24/06/2025

Cosa c’è dietro un brand?
Non solo un logo, un colore o un nome brillante.
Dietro ogni brand solido c’è una struttura complessa, fatta di livelli che si influenzano tra loro e costruiscono, pezzo dopo pezzo, la Brand Image, cioè la percezione che il pubblico ha della marca.

Il libro “Da zero al brand” di Bavuso e Cardone lo spiega con un modello chiaro: la Branding Sphere.
Un sistema circolare che mette in ordine gli elementi di un brand:

Livello 1 — I Valori, il cuore invisibile che guida ogni scelta.
Livello 2 — Le Macro Aree: concept, heritage, identity e personality, ovvero ciò che racconta chi sei.
Livello 3 — Le Micro Aree: visual identity, naming, tone of voice, product design, equity, co-branding… tutti gli elementi concreti che rendono il brand tangibile e riconoscibile.
Livello 4 — Il risultato finale: la Brand Image, ovvero come il brand viene percepito dall’esterno.

Costruire un brand significa lavorare su ogni livello con coerenza.
Quando manca un tassello, si vede. Quando tutto è allineato… si crea un’identità solida, credibile, che le persone ricordano.

Vuoi capire meglio la tua Branding Sphere?
Ti consigliamo questo libro (utile, pratico, diretto).
E se vuoi un confronto… ci prendiamo un caffè e ne parliamo. ☕️

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