Marketing Ignorante

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📦 IKEA ha realizzato dei cartelloni pubblicitari impilando le sue scatole trasparenti, riempiendole con il disordine ver...
31/08/2026

📦 IKEA ha realizzato dei cartelloni pubblicitari impilando le sue scatole trasparenti, riempiendole con il disordine vero di una casa qualunque.

Da un lato sembra una normale pubblicità di arredamento, con una casa ordinata e pulita.
Dall'altro, invece, ci sono le scatole che contengono gli oggetti che di solito restano sparsi per casa, come giocattoli, vestiti, calzini o apparecchi elettronici.

Le scatole sono quelle in plastica trasparente e impilabile che IKEA vende da anni, ed è proprio la trasparenza a lasciare il disordine ben visibile, raccolto e sistemato invece che sparpagliato.

🗣️ L'art director dell'agenzia NoA Åkestam Holst lo riassume affermando che il fronte è una tipica réclame di arredo, che però nasconde un risvolto: la vita è disordinata, poi in ordine, poi di nuovo disordinata.

Così, la scatola è letteralmente il cartellone, e il passante vede gli stessi oggetti che a casa creano confusione già raccolti al suo interno.

La soluzione che il brand propone, quindi, è contenere le cose senza eliminarle, così che la casa disordinata diventi solo una questione di scatole in cui mettere tutto.

Cosa ne pensi di questa campagna di IKEA?
Diccelo nei commenti! 👇🏻

25/08/2026

Uno dei loghi più iconici al mondo è nato in meno di un’ora, su un pezzo di giornale e al tavolo di un bar.

Parliamo di Chupa Chups.

Negli anni ‘60 il brand cresceva in fretta, ma il problema è che il logo era stampato sul lato dell’incarto e si perdeva ogni volta che i lecca-lecca venivano ammassati nei contenitori dei negozi.

Nel 1969 il fondatore Enric Bernat chiede aiuto all’amico Salvador Dalí.

L’artista disegna la celebre margherita gialla e rossa in pochissimo tempo, ma il vero colpo di genio è nel posizionamento. Dalí suggerisce di spostare il logo sulla sommità del lecca-lecca, così da renderlo sempre visibile, qualunque fosse il modo in cui il prodotto veniva esposto o tenuto in mano.

Una scelta che ancora oggi, più di cinquant’anni dopo, è rimasta praticamente invariata.

Conoscevi questa storia?

🍗🍷 KFC aprirà un wine bar a Londra dedicato all'abbinamento tra pollo fritto e vino francese🐓 Il progetto nasce da un gi...
21/08/2026

🍗🍷 KFC aprirà un wine bar a Londra dedicato all'abbinamento tra pollo fritto e vino francese

🐓 Il progetto nasce da un gioco di parole già diventato realtà: La Vieille Ferme, vino francese molto popolare in Regno Unito, viene soprannominato dai suoi bevitori "Chicken Wine" per il gallo stampato sull'etichetta (un soprannome così diffuso che nel 2024 il brand aveva lanciato un'edizione limitata rinominando la bottiglia proprio così).

KFC ha preso questa coincidenza alla lettera, dando vita a "Coq au Vin", un pop-up che unisce le due marche in un'unica esperienza.

L'attivazione apre a Londra dal 28 al 31 agosto, con sessioni da 90 minuti al costo di 15 sterline a persona e abbinamenti tra i prodotti dei due brand.

Per l'occasione tornerà anche l'etichetta speciale "Chicken Wine" in esclusiva per l'evento.

L'operazione, in sostanza, parte da qualcosa che i clienti avevano già inventato da soli, infatti il soprannome del brand di vino non è nato a tavolino. KFC e La Vieille Ferme ci hanno quindi costruito un'esperienza reale e fisica.

Cosa ne pensi di questa idea di KFC e La Vieille Ferme?
Diccelo nei commenti! 👇🏼

14/08/2026

Durante la New York Fashion Week del 2018, Diesel si è inventata un’operazione di comunicazione davvero interessante nel cuore di Canal Street, la zona di Manhattan storicamente legata al mercato della merce contraffatta.

In gran segreto, il marchio ha aperto un piccolo punto vendita allestito come un tipico negozio di merce tarocca, tra scatoloni a terra e un’insegna con il nome volutamente storpiato in “DEISEL”.

I clienti entravano, notavano l’errore di ortografia e acquistavano felpe o jeans, spesso spinti proprio dall’ironia di un logo scritto male.

La vera svolta è arrivata pochi giorni dopo con il reveal dell’azienda: quei capi non erano affatto riproduzioni scadenti, ma pezzi autentici e in edizione limitata, prodotti direttamente dai designer di Diesel con la grafia alterata appositamente per l’iniziativa.

Per chiudere il cerchio, il brand ha persino registrato ufficialmente il marchio “DEISEL”.

E tu, lo avresti comprato un capo DEISEL?

12/08/2026

Per dimostrare che un dispositivo ricondizionato è affidabile quanto uno nuovo, le classiche rassicurazioni a volte non bastano.

È da questa premessa che Back Market ha sviluppato la sua ultima campagna, alzando la posta in gioco in modo decisamente fuori dagli schemi.

Il fondatore, infatti, ha deciso di giurare sulla vita di sua madre.

Se l’azienda dovesse fallire nei suoi test di qualità, ogni singolo oggetto della donna (dalle piante di casa fino alle padelle) diventerebbe di proprietà dei clienti.

La provocazione, oltre che nello video, si sposta anche sul sito ufficiale del brand.
È stata creata una sezione in cui le persone possono effettivamente reclamare questi beni se riescono a dimostrare che la garanzia è stata violata.

Una scelta strategica che trasforma la promessa di affidabilità in un’azione concreta, ironica e memorabile, pensata per scardinare i dubbi più comuni sulla tecnologia ricondizionata.

E tu ti fideresti di una promessa del genere?

30/07/2026

Quante volte scrivi una parola male su Google senza nemmeno accorgertene?

Snickers ha preso proprio quella distrazione quotidiana per costruirci una campagna davvero originale.

Nel 2013 il brand decide di comprare su Google spazi pubblicitari sulle parole sbagliate, intercettando migliaia di refusi comuni.

Il risultato è un annuncio che ti prende in contropiede proprio mentre stai digitando male: "Non sai nemmeno scrivere bene quando hai fame. Prenditi uno Snickers."

La mossa è semplice solo in apparenza, perché dietro c’era l'idea di usare un errore minuscolo per rendere il messaggio difficile da ignorare.

Conoscevi la storia di Snickers?

16/07/2026

Chi ha deciso che la proposta di matrimonio va fatta con un anello di diamante?

Non si tratta di una tradizione romantica, ma di una scelta che il marketing ha reso così diffusa da sembrare normale.

Tutto parte da De Beers, il colosso dei diamanti nato a fine '800 in Sudafrica per controllare l’offerta di pietre grezze e tenere alto il loro valore.

Poi negli anni ’30 arriva la Grande Depression, la domanda crolla e l'azienda cambia approccio, affidandosi all'agenzia N.W. Ayer per legare i diamanti al significato stesso del matrimonio.

Il diamante, così, viene associato alla promessa, alla coppia, all’idea di amore vero e considerato come gesto quasi obbligato.

Poi arriva il claim "Un diamante è per sempre", utilizzato per infondere il messaggio che se il diamante è eterno, allora deve esserlo anche l’amore.

Così il brand ha costruito una regola sociale per vendere un prodotto, facendola entrare in uno dei momenti più importanti e simbolici della vita.

Che ne pensi della storia di De Beers?

18/06/2026

Sweet Years è stato uno dei brand più riconoscibili dei primi anni 2000.

Nasce nel 2003 da Paolo Maldini e Bobo Vieri, con l’intuizione di trasformare la visibilità dei calciatori in un marchio e farlo con un simbolo immediato come il cuore rosso.

Per qualche anno funziona benissimo.
Il brand cresce, si allarga a nuove categorie, si espande all’estero e nel 2012 arriva a 50 milioni di euro di fatturato.

Poi il contesto cambia.
Cambiano i consumi e il gusto, e Sweet Years perde la centralità che aveva avuto in Italia.

Il contrasto si vede bene nei numeri: nel 2020 i ricavi scendono a circa 680 mila euro, con una perdita di poco più di 52 mila euro.

Eppure Sweet Years non sparisce davvero.
Nel 2023 festeggia i suoi 20 anni e continua a esistere, ma in una forma molto diversa.

Più che un brand dominante, oggi è il ricordo di un immaginario italiano degli anni 2000.

Cosa ne pensi della storia di Sweet Years?

20/05/2026

| Siamo stati a Spoki Live 2026, l’evento di Spoki in partnership con Meta dedicato al conversational marketing e al futuro del marketing su WhatsApp.

Ve lo raccontiamo.

Con Goodnight Light, Plenitude ha trasformato la paura del buio in un'opportunità per parlare di risparmio energetico, s...
15/05/2026

Con Goodnight Light, Plenitude ha trasformato la paura del buio in un'opportunità per parlare di risparmio energetico, senza mai dirlo esplicitamente.

Il progetto, lanciato a marzo, parte dal fatto che la paura del buio è una delle fobie infantili più diffuse, e il risultato pratico è che molte famiglie tengono le luci accese tutta la notte, consumando energia inutilmente.

La risposta creativa è un libro per bambini realizzato con pigmenti fotosensibili che si caricano alla luce e si illuminano al buio.

Le pagine, completamente bianche di giorno, si leggono solo a luci spente e raccontano la storia di Lucilla e Ombro, un piccolo mostro impacciato con cui la bambina impara a fare amicizia.

A ogni copia sono allegati adesivi fosforescenti da applicare su interruttori ed elettrodomestici come promemoria visivo, e il libro stesso può essere trasformato in una lampada da comodino.

Il messaggio sul risparmio energetico non viene mai enunciato in modo diretto, ma è il prodotto stesso, nella sua forma e nella sua funzione, a comunicarlo.
Ogni elemento del progetto è pensato per prolungare quel messaggio nel tempo, ben oltre il momento della distribuzione.

Ti è piaciuta questa idea di Plenitude?

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Rome

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