23/05/2024
IL CASO DEL LOGO 2: IL MERCATO HA SEMPRE L'ULTIMA PAROLA
La signora Giulia (nome di fantasia) imprenditrice di mezza età con un amore sconfinato per sua azienda decide un restyling del logo. L’azienda è sul mercato da 30 anni è, in effetti, il marchio è un po’ datato, oltretutto l’azienda ne ha acquisita un’altra e si vuole dare una nuova identity.
La signora Giulia coinvolge, oltre a me, il marketing per la definizione di una nuova strategia. Passiamo mesi a lavorare per creare il logo perfetto. Ogni linea, ogni curva, ogni sfumatura di colore viene attentamente ponderata, rivista, e poi rivisitata di nuovo. Finalmente le proposte erano pronte e, secondo la signora Giulia, ce ne era uno che catturava l’essenza stessa della sua azienda – un mix di modernità e tradizione, con un tocco di audacia che non guasta mai.
Anche se la signora Giulia non avrebbe voluto, per lei il “suo logo” era perfetto, il marketing decide di sottoporre le proposte di logo a una ricerca di mercato, spiegandole che questo avrebbe aiutato a garantire che il logo non solo fosse esteticamente gradevole, ma anche funzionale e strategico per il successo del brand.
E qui comincia il dramma. I risultati della ricerca arrivano, e sono tutto tranne che entusiastici per il logo della signora Giulia. Al contrario, il pubblico sembra preferire un’altra proposta, una che lei aveva scartato quasi subito: un design più semplice, minimalista, che a suo parere non aveva nulla di speciale.
Le parole "moderno" e "accattivante" usate per descrivere l’altro logo sembrano quasi una presa in giro. L'irritazione cresce, ribolle, fino a che non esplode in una serie di esclamazioni colorite rivolte a me. Era colpa mia aver disegnato quella “merda di logo”
Ma la signora Giulia è una persona intelligente e dopo qualche minuto di rabbia incontrollata, si scusa, si calma e riflette. Realizza che, per quanto le costi ammetterlo, la scelta della ricerca di mercato deve prevalere. Con un sospiro pesante, accetta l’inevitabile: quel logo che ama sarà archiviato e il pubblico avrà quello che preferisce.
Il mercato ha sempre l'ultima parola.
Ma anche la signora Giulia ce l’ha: “Anche se in questo momento ti detesto, hai fatto un ottimo lavoro”.
Ringrazio, saluto e fatturo. Fine.