10/10/2019
🔴 I sistemi di riconoscimento facciale sono già realtà in Estremo Oriente, introdotti soprattutto in Cina come strumento di controllo sociale ma anche e soprattutto di influenza politica. Dall'Impero Celeste tecnologie di questo genere sono state esportate qua e là in giro per il mondo (interi quartieri di Belgrado, ad esempio, sono tappezzati di telecamere a circuito chiuso).
🎥 Tuttavia, nessun paese dell'Unione Europea aveva ancora intrapreso iniziative simili a livello sistemico. La Francia è destinata così a diventare il primo stato UE ad utilizzare il riconoscimento facciale seppur con uno scopo (iniziale) diverso: il nome in codice è Alicem (acronimo di "certified online authentification on mobile") e dovrebbe dare ai cittadini un'identità digitale sicura per poter accedere a una serie di servizi pubblici senza ulteriori controlli.
Un po' come avviene quando si scansiona il chip del passaporto, incrociato con la foto biometrica del possessore.
📌 Questa tendenza globale verso le "identità digitali" per favorire l'accesso a conti bancari, profili previdenziali e dichiarazioni dei redditi sembra inarrestabile. Singapore ha già firmato un accordo per aiutare il Regno Unito a preparare il proprio sistema. Ma nonostante le rassicurazioni i rischi per la privacy tenderanno a moltiplicarsi.
Dalla Francia insistono sul fatto che Alicem non effettuerà controlli incrociati con altri dati sensibili abbinati al volto dei singoli, e che i filmati utilizzati per il riconoscimento facciale saranno cancellati "entro pochi secondi" dalla registrazione.
Ma al netto dell'utilizzo improprio che le istituzioni potrebbero fare di queste tecnologie, che dire degli hacker? Il sistema, che era stato dichiarato inespugnabile, è stato violato già a inizio 2019 in POCO PIU' DI UN'ORA.
Tanto è bastato a un pirata informatico per accedere ad un'app di messaggistica governativa "sicura".
Per gioco.
Per poter dimostrare agli ingegneri informatici che sistemi inviolabili non esistono. E dunque? Come faremo a sentirci al sicuro?