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11/01/2024
Si mettono targhe per chicchessia ma per onorare la memoria del più grande imperatore romano no, un cantiere da quando e...
25/03/2022

Si mettono targhe per chicchessia ma per onorare la memoria del più grande imperatore romano no, un cantiere da quando ero piccolo…

Sarebbe superfluo ricordare quanto abbia inciso sulla Storia italiana e non solo la vicenda umana e politica di Giulio Cesare o meglio del “Divo Giulio”.

La celebre opera di Svetonio, “Vita dei Cesari” è così intitolata perché da Augusto in poi tutti gli imperatori romani vennero indicati con l’appellativo di “Cesare”.

Inoltre, i titoli di cui si fregiavano gli imperatori tedeschi e gli zar russi, rispettivamente “Kaiser” e “Zar” hanno in “Cesare” la radice etimologica.
Tutto ciò e ben noto.

Lo è di meno il luogo dove il “dictator perpetuus” venne assassinato: la Curia di Pompeo presso Largo di Torre Argentina. Il 15 marzo di ogni anno c’è sempre qualcuno che lascia un fiore in questa piazza del centro storico di Roma per rendere omaggio a colui che è da molti considerato il più grande statista dell’Occidente.

D’altra parte, ciò che più colpisce è il clima di assoluto anonimato che circonda questo luogo, attualmente non visitabile per lavori in corso.
Certo, non è un caso isolato: basti pensare alla Curia Iulia, sede dell’antico Senato, per lunghissimo tempo inaccessibile al pubblico oppure al Mausoleo di Augusto i cui ambienti esterni ed interni sono ad oggi un enorme cantiere.

Peraltro, la Curia è collocata nel Parco archeologico del Colosseo le cui meraviglie aprono il cuore e la mente di chi lo percorre, mentre nei pressi del Mausoleo c’è una targa che recita “Piazza Augusto imperatore”.

Al contrario, in Largo Argentina non vi è alcun segno visibile che ne testimoni l’importanza storica.
Indifferenza: questa è la parola che meglio descrive lo stato del luogo dove ebbe fine la vita di Giulio Cesare e nacque il suo mito.

C’è un motto dell’imperatore Augusto, adottato secoli più tardi da Cosimo I de’ Medici: “Affrettati lentamente”.
Questa fu la filosofia di vita e di governo del fondatore dell’Impero romano: “Avere obiettivi chiari e perseguirli con prudenza e ponderazione”.

Nel caso della valorizzazione del patrimonio culturale italiano, invece, si va lenti e basta.

Jacopo Bracciale, articolista di

02/11/2018

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