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04/09/2026
Patto della Mecca, un’alleanza da poserdi Andrea Alexandro NalPakistan, Turchia, Arabia Saudita e un gioco di specchi ch...
04/09/2026

Patto della Mecca, un’alleanza da poser
di Andrea Alexandro Nal

Pakistan, Turchia, Arabia Saudita e un gioco di specchi che non c’entra niente con la NATO

patto mecca poser.jpeg
Il Patto o accordo della Mecca, sottoscritto il 7 agosto 2026 nella città santa, è l'estensione alla Turchia di un precedente accordo bilaterale di difesa tra Arabia Saudita e Pakistan, del settembre dell'anno precedente. Malgrado l'estrema pubblicità offerta all'evento, rimane a tutt'oggi uno strumento alquanto misterioso i cui contenuti non sono chiari in un gioco di specchi con continui richiami alla Nato e al suo articolo 5, seguiti immediatamente dopo da precisazioni che attenuano quanto emerso in precedenza. Gli stessi analisti sono tutt'altro che concordi nel delineare gli scopi e i termini dell'alleanza ed è inevitabile visto che gli stessi firmatari mantengono tutta la questione in un ambito di fumosa incertezza che non consente di dipanare la matassa.

Credo sia innanzitutto imperativo per tentare di comprendere la questione analizzare i paesi componenti di questo accordo per poi tentare di approssimare un'analisi sul patto medesimo, evitando salti pindarici, abbandoni alla pia speranza o altresì a timori eccessivi.

Il Pakistan
Il Pakistan dal 1947 si è trovato per le mani l'eredità minore del grande impero angloindiano: Mohammad Ali Jinnah puntava ad ottenere uno stato più grande e vitale. Così non è successo e il paese è finito per essere una realtà dalle immense aspirazioni, ma con possibilità molto inferiori...
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Pakistan, Turchia, Arabia Saudita e un gioco di specchi che non c’entra niente con la NATO

Il caso Baud. Lettera aperta a Giacomo Gabellini Samuel Huntington aveva visto giusto: Teoria della Classe Armata e il c...
03/09/2026

Il caso Baud. Lettera aperta a Giacomo Gabellini

Samuel Huntington aveva visto giusto: Teoria della Classe Armata e il caso Jacques Baud

di David Colantoni

Caro Gabellini,
ho visto la interessantissima puntata “Samuel Huntington aveva visto giusto” con Jacques Baud del 28 Agosto 2026 sul tuo canale Il Contesto. (per chi ci legge: Baud è un ex colonnello dello Stato Maggiore svizzero, ex agente dell'intelligence strategica ed esperto di affari militari per l'ONU e la NATO, ma soprattutto un analista oggi finito sotto il maglio di una sanzione totale da parte dell'Unione Europea: congelamento dei beni ed esclusione bancaria senza processo e senza reati contestati).

Ti scrivo quanto segue poiché, oltre che un analista geopolitico di primo ordine che seguo da anni, sei anche un raffinato intellettuale autore di importanti libri. Nella puntata partite dall’operazione americana Economic Outcast annunciata da Scott Bessent: strangolare l’Iran, escludere dal dollaro chi ne agevola il petrolio e i circuiti finanziari, «tolleranza zero» verso il regime. Teheran replica di essere pronta e di prevedere un’altra sconfitta statunitense. Subito dopo il piano si sposta sul corpo di Baud. Sanzionato dall’Unione europea da metà dicembre, senza processo e senza reato contestato in sede giudiziaria, racconta lo stato presente della misura: avvocati in trattativa con Bruxelles; regime rivisto a scadenze fisse; deroga umanitaria ottenuta a febbraio, scaduta a fine giugno, rinnovata sulla carta dal ministero belga e ancora senza firma; banche che, anche a documento firmato, impiegano settimane ad applicarlo. Da luglio non ha accesso al conto. Non può comprare cibo. Vive grazie a una rete informale a Bruxelles. Sul marciapiede lo fermano sconosciuti: non per aderire a Mosca, ma per dire che la punizione è ingiusta. La sua visibilità, dice, è cresciuta perché è stato sanzionato.

A un certo punto, verso il minuto 21, sei tu a fissare il quadro con una frase che, per me, tiene insieme l’intera puntata:..
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Samuel Huntington aveva visto giusto: Teoria della Classe Armata e il caso Jacques Baud

Definisci terrorista.di Maria Giulia Molinaro VitaleCome ha fatto Autistici/Inventati a finire nella lista delle Foreign...
02/09/2026

Definisci terrorista.
di Maria Giulia Molinaro Vitale

Come ha fatto Autistici/Inventati a finire nella lista delle Foreign Terrorist Organizations?

Il 26 agosto Washington ha allargato la sua lista dei cattivi, inserendo nell’elenco delle organizzazioni terroristiche straniere preferite anche Palestine Action, il gruppo britannico che da anni prende di mira le fabbriche d'armi legate a Israele; Masar Badil, movimento palestinese transnazionale; e Autistici/Inventati, un piccolo collettivo digitale italiano che fornisce hosting sicuro e comunicazioni criptate ad attivisti di sinistra. Le conseguenze dell’essere etichettati come “terroristi globali” dagli USA sono immediate e molto severe: beni congelati, rapporti d'affari vietati con cittadini ed enti statunitensi, isolamento finanziario totale, impossibilità di entrare nel paese.

Ad aggravare la situazione c’è il commento del segretario di Stato Marco Rubio, che ha parlato di «una guerra dell'estrema sinistra alla nostra civiltà», mettendo così nero su bianco che la lotta di cui si stanno facendo condottieri non è volta alla sicurezza nazionale, o dei cittadini statunitensi, o della democrazia, ma alla sicurezza del loro potere ...
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Come ha fatto Autistici/Inventati a finire nella lista delle Foreign Terrorist Organizations?

01/09/2026

1876 - La siccità che l'imperialismo trasformò in Oloc4us*0

30 milioni di morti per via di una siccità mai vista prima e delle politiche liberiste delle potenze coloniali. Non è un distopico racconto del futuro che ci aspetta ma una vicenda accaduta realmente, 150 anni fa. Nel 1876 infatti prese avvio un'inedita convergenza di temperature calde nei tre oceani, con conseguenze apocalittiche: in diverse zone del mondo ma in particolar modo in India, Cina e Brasile i raccolti collassarono, lasciando milioni di persone senza cibo e i fiumi senz'acqua.
Ma la vera catastrofe non fu solo la siccità. Fu la gestione politica di quella crisi. Mentre la gente moriva di fame, il Regno Unito triplicò le esportazioni di grano dall'India. Ogni tentativo di fermare quelle esportazioni venne bloccato. La consegna di cibo gratuito? Osteggiata in nome delle regole di bilancio. Al suo posto vennero creati campi di lavoro per persone ormai ridotte a scheletri.
A prevalere furono le teorie malthusiane: la popolazione era 'troppo numerosa'. Lasciar morire i non produttivi, secondo loro, avrebbe riequilibrato la piramide demografica. E così, tra il 1876 e il 1878 e poi tra il 1896 e il 1902, morirono all'incirca 60 milioni di persone.
Ma c'è un paradosso che pochi conoscono. Prima che l'imperialismo distruggesse le loro capacità di intervento, Cina e India avevano gestito altre carestie con grande efficacia. Avevano scorte di grano, reti di solidarietà, strumenti per calmierare i prezzi. Con l'arrivo delle potenze capitaliste, tutto questo venne spazzato via.
Oggi, di fronte alla crisi climatica, la domanda è: abbiamo imparato la lezione? Il problema non è solo il clima. È la scelta politica che facciamo per affrontarlo.
Di questa sconosciuta catastrofe del passato, che può insegnarci molto sul presente, ne parliamo su Capibara Media.

Il furto al contrariodi Filippo DicchiSe comprare non significa più possedere, copiare diventa un gesto di conservazione...
31/08/2026

Il furto al contrario
di Filippo Dicchi

Se comprare non significa più possedere, copiare diventa un gesto di conservazione

C'è un momento, durante la raccolta, in cui una giornata di fermo macchina costa più di un mese di stipendio. Immaginate un agricoltore del Midwest, un trattore da qualche centinaio di migliaia di dollari, un sensore che smette di funzionare. L'uomo è un meccanico competente, come lo sono quasi tutti quelli che vivono di terra; il pezzo di ricambio è originale, ce l'ha in mano, l'ha pagato. Lo m***a e la macchina non riparte. Perché il componente, per essere riconosciuto, deve essere "accoppiato" alla... Continua su capibara.media

Se comprare non significa più possedere, copiare diventa un gesto di conservazione

Il prezzo del petrolio (e il governo della crisi)Di Andrea Alexandro Nal
31/08/2026

Il prezzo del petrolio (e il governo della crisi)
Di Andrea Alexandro Nal

Ma allora io dove sono?Destra o sinistra? Perché le appartenenze non bastano più a spiegare il presentedi Luigi Scotto, ...
31/08/2026

Ma allora io dove sono?
Destra o sinistra? Perché le appartenenze non bastano più a spiegare il presente

di Luigi Scotto,
Già ambasciatore d'Italia in Tanzania

Qualche tempo fa parlavo con un amico, una persona di formazione intellettuale e politica molto solida e affine al mio pensiero. Il discorso era caduto, a volo d’uccello, su un movimento politico che, su alcune grandi questioni del nostro tempo, aveva assunto posizioni che consideravo largamente condivisibili: la guerra in Ucraina, la necessità di ripensare i rapporti con la Russia, la questione palestinese, la critica a una certa deriva della cultura woke e del politicamente corretto.

A un certo punto lui mi fece un’osservazione: «Sì, però di quel movimento fanno parte anche persone che sono chiaramente di destra». L’osservazione era corretta. Eppure mi lasciò perplesso. Non perché non sapessi distinguere una persona di destra da una persona di sinistra, ma perché mi venne spontanea una domanda: ma allora io dove sono?

Forse la domanda non riguarda soltanto me. Forse riguarda un numero crescente di persone che si accorgono di poter condividere, su questioni diverse, posizioni che fino a qualche decennio fa sarebbero state considerate incompatibili.

Quando destra e sinistra erano mondi
Per molto tempo essere di destra o di sinistra non significava semplicemente avere opinioni diverse. Significava appartenere a una visione complessiva del mondo. L’ideologia forniva una chiave interpretativa generale: permetteva di prevedere, almeno in una certa misura, cosa una persona pensasse dello Stato, della proprietà, della famiglia, della religione, del lavoro, della scuola, della guerra, della nazione, dell’economia e dei diritti civili.

Oggi quella corrispondenza si è spezzata. Anche le grandi categorie storiche che hanno accompagnato la vita politica italiana — dall’antifascismo all’anticomunismo — sono state spesso utilizzate strumentalmente come strumenti di appartenenza e di delegittimazione dell’avversario. Ma una visione storico-politica seria dovrebbe sottrarsi a queste semplificazioni. La storia dovrebbe servire a comprendere il presente, non a impedire di pensarlo.

Il problema non è cancellare la storia né dichiarare semplicemente superate destra e sinistra. È capire se queste categorie possano ancora pretendere di determinare in anticipo il nostro giudizio sui problemi concreti...
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Destra o sinistra? Perché le appartenenze non bastano più a spiegare il presente

30/08/2026

CALENDA:
LIBERALI CON IL C*LO DEGLI ALTRI

Indovinello: chi è schifa la spesa pubblica ma per campare prende milioni dallo Stato?
Sempre loro: i nostri liberali! E in particolare questi giorni Carlo Calenda con la Fondazione Einaudi. Ma cos'è successo?
Il partito Azione ha recentemente presentato due emendamenti per fare un maxiregalo da 1,2 milioni di euro ai suoi amici della fondazione Einaudi, think tank liberista presentato come "centro culturale". Eppure, Calenda ne parla come un soggetto politico, affermando addirittura che faranno parte della sua coalizione.
In pratica, noi tutti stiamo pagando la campagna elettorale di Azione.
Non bastavano i soldi pubblici che la fondazione Einaudi come ente del terzo settore prendeva già, ora ne ricevono molti di più e li usano esplicitamente per fare campagna elettorale a favore di un partito.
Nel frattempo, molto democraticamente, la fondazione sembra condurre una crociata social contro chiunque li critichi, bloccando e insultando.

Quando sentite recitare i soliti slogan: "I soldi non ci sono" e "bisogna tagliare la spesa pubblica" ricordatevi che vi stanno prendendo in giro.
Vogliono "meno Stato" solo per te, e ogni centesimo per loro.

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