15/09/2026
𝗦𝗲𝗿𝘃𝗲 𝘂𝗻 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮: 𝗹’𝗲𝘀𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗼𝘂𝗻𝘁𝗯𝗮𝘀𝗲𝗱𝗺𝗮𝗿𝗸𝗲𝘁𝗶𝗻𝗴.𝗶𝘁
Quando si parla di SEO, siamo abituati a ragionare in termini di keyword, ranking, traffico organico e posizione nella SERP di Google.
Tutto questo resta importante, ma oggi non basta più.
𝙎𝙚𝙢𝙥𝙧𝙚 𝙥𝙞𝙪̀ 𝙨𝙥𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙞 𝙗𝙪𝙮𝙚𝙧 𝙘𝙚𝙧𝙘𝙖𝙣𝙤 𝙞𝙣𝙛𝙤𝙧𝙢𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙖𝙩𝙩𝙧𝙖𝙫𝙚𝙧𝙨𝙤 strumenti basati sull’intelligenza artificiale, dove la risposta non è una lista ordinata di link, ma una sintesi costruita a partire da fonti selezionate.
Questo cambia il modo in cui dobbiamo leggere la visibilità digitale.
Il tema non è aggiungere semplicemente “un’altra SERP” da monitorare. Il tema è capire se un sito è abbastanza chiaro, verticale e autorevole da poter essere riconosciuto come fonte anche nei percorsi di ricerca generativa.
Per questo, sul nuovo sito 𝗮𝗰𝗰𝗼𝘂𝗻𝘁𝗯𝗮𝘀𝗲𝗱𝗺𝗮𝗿𝗸𝗲𝘁𝗶𝗻𝗴.𝗶𝘁, online dal 1° agosto e dedicato in modo verticale all’Account Based Marketing in Italia, abbiamo iniziato a misurare anche questa dimensione.
𝗜 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗶 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁𝗶, 𝗺𝗮 𝘃𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲.
ChatGPT non funziona come Google. Una ricerca manuale può restituire risposte diverse anche a parità di domanda, perché possono cambiare le fonti, il contesto e il modo in cui viene costruito l’output.
Per questo una prova estemporanea non basta.
Nel nostro caso il monitoraggio viene svolto con strumenti specifici, come 𝗪𝗲𝗯𝗖𝗘𝗢, che interrogano ChatGPT attraverso prompt strutturati, richiedono esplicitamente la modalità Web Search e verificano nel tempo se il sito viene utilizzato come fonte per determinate keyword legate all’ABM.
𝙌𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙚̀ 𝙡𝙖 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙚𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙖.
Non stiamo dicendo che accountbasedmarketing.it comparirà sempre, nello stesso modo, in ogni ricerca manuale fatta su ChatGPT.
Stiamo dicendo che, dentro un sistema di osservazione coerente e ripetibile, il sito inizia a mostrare segnali di visibilità come fonte autorevole nei nuovi percorsi di ricerca basati sull’intelligenza artificiale.
Per un sito giovane, verticale e pubblicato da poco, è un segnale importante.
Il lavoro sul dominio, sulle pagine dedicate alle sfide ABM, sugli articoli e sulla coerenza semantica del sito sta iniziando a produrre risultati che vanno oltre la sola logica del ranking Google.
Per le aziende B2B questo passaggio apre una riflessione molto concreta.
Non basta più produrre contenuti per essere trovati. Serve costruire contenuti che possano essere riconosciuti come utili, affidabili e pertinenti anche quando un buyer cerca risposte attraverso strumenti AI.
La nuova sfida della SEO non è solo posizionarsi.
È diventare fonte.
Anche nei percorsi con cui i buyer B2B cercano, confrontano e decidono.
hashtag hashtag