Mario Pagani - Consulente Digital Marketing

Mario Pagani - Consulente Digital Marketing Digital Marketing Manager ➜ Ti aiuto a creare l'ecosistema di marketing digitale che attrae clienti e crea relazioni di valore

21/05/2026

"Non voglio sembrare quello che vende."

Scommetto che ci hai pensato almeno una volta prima di aprire LinkedIn.

E lo capisco. Immagino che anche tu abbia visto come certe persone lo usano: ogni post è una chiamata all'azione, ogni frase è un "clicca qui", ogni storia è un pretesto per vendere qualcosa. Tu invece hai deciso che non vuoi essere così.

E questo ti blocca perché questa paura, nel tempo, ti ha convinto a non dire niente.

Ma il non sembrare chi vende non è la stessa cosa che stare in silenzio.

Sono due cose completamente diverse.

La verità potrebbe essere un altra: il problema non è vendere. ma che non hai ancora qualcosa di abbastanza chiaro da comunicare.

Proviamo a fare un esempio. Quando sai esattamente chi sei, per chi lavori e su cosa puoi aiutare davvero... non devi venderti.

Ma puoi, semplicemente, essere riconoscibile, per le persone giuste.

Per tutte quelle persone a cui serve quello che fai.

Quella chiarezza probabilmente non strilla forte e non si impone, semplicemente si vede.

E quando impari a costruirla, smetti di temere di sembrare quello che vende.

Perché non stai vendendo: stai diventando utile a chi, probabilmente, ti stava già cercando.

Quindi la domanda che mi porrei non è "come faccio a non sembrare commerciale?"

Ma "cosa succederebbe se invece di non disturbare iniziassi a essere davvero utile?"

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Uno dei motivi per cui sto dando il via a @ è questo. Da questa credenza, e da altre sei che tengono bloccati la maggior parte delle persone su LinkedIn.

C'è un percorso gratuito di 7 video per smontarle una per una, si chiama BUSSOLA. Se ti ritrovi in questo blocco, è da qui che puoi iniziare.

[link Potenziale LAB]

12/05/2026

Non devi diventare un creator per trovare clienti su LinkedIn.

Questa è una cosa importante da sapere.

Mi capitato di parlare con una persona quando si riferiva a "usare LinkedIn bene", intendeva: post ogni giorno, crescita dei follower, engagement, viralità.

Il modello del creator applicato a chiunque voglia usare la piattaforma.

(ma questa è solo una parte del gioco, e forse non è nemmeno quella che ti interessa davvero)

Perché questa persona in realtà non voleva fare il creator. Voleva trovare clienti.

E questi sono due obiettivi diversi, con strategie diverse.

Una non esclude l'altra, ma chiedono sforzi e impegni diversi.

Il creator ha bisogno di massa. Di reach, di numeri, di contenuti che girino il più possibile.

Lui aveva bisogno di fiducia. Di essere riconoscibile per le persone giuste, nel momento in cui hanno il problema che sai risolvere. Non gli servivano mille follower in più al mese. Gli sarebbero bastate le conversazioni con le dieci persone giuste.

In pratica: non di misurare il successo su LinkedIn con le impressioni.

Inizia a misurarlo con le conversazioni che hai avuto questo mese con qualcuno del tuo potenziale pubblico reale.

Questo cambia completamente la prospettiva, e ti fa stare qui con una prospettiva diversa

Come descrivi a te stesso quello che stai cercando di fare su LinkedIn?

LinkedIn non è un posto dove cercare clienti. Questa frase mi fa prudere gli occhi e sentire un forte bisogno di rotearl...
30/04/2026

LinkedIn non è un posto dove cercare clienti.

Questa frase mi fa prudere gli occhi e sentire un forte bisogno di rotearli verso l’alto.

Eppure, a guardare come lo usano la maggior parte delle persone, è esattamente quello che stanno facendo.

Magari nel modo sbagliato (ne esiste uno giusto? A ognuno il suo)

Certo, inviando richieste a caso, scrivendo messaggi freddi che sembrano script, pubblicando contenuti sperando che qualcuno risponda con "posso lavorare con te?" (Personalmente è un approccio che non userei. Preferisco lavorare al contrario: prima costruisco relazione, poi eventualmente vendo.)

Naturale poi lamentarsi che LinkedIn non funziona.

Ma forse non è la piattaforma che non funziona.

Io questa cosa la vedo spesso: scrivere a decine di persone al giorno senza una logica, senza avviare conversazioni reali.

È che viene troppo spesso usata come un sistema di vendita diretta (anche quando è controproducente), quando in realtà potresti pensarla come uno spazio di relazione.

La differenza non è sottile.

Quando vai a un evento di networking non attacchi bottone con un pitch commerciale al primo che incontri (a meno che non sia la giornata dei pitch). Di solito ti presenti, ascolti, fai qualche domanda, capisci chi hai davanti. Magari poi vi scambiate i contatti e nasce qualcosa.

LinkedIn può funzionare così. Solo che dura più a lungo e puoi farlo da casa.

Il problema di fondo è che nessuno ti ha detto quale dovrebbe essere il tuo obiettivo reale quando apri l'app.

Che oggi potrebbe non essere trovare clienti, ma costruire il contesto in cui i clienti vengono da te, o ti riconoscono abbastanza autorevole da ascoltare anche il tuo pitch commerciale.

Come lo stai usando tu in questo momento?

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21/04/2026

Perché un post fa reach ma non genera clienti?

Like, commenti e impression sono segnali. Non sono risultati.

Il problema nasce quando colleghi direttamente la visibilità al business, come se più persone vedono un post, più clienti arrivano. In molti casi non funziona così, perché stai misurando una cosa diversa da quella che vuoi ottenere.

Detto semplice: la reach misura attenzione. I clienti arrivano da intenzione.

Sono due piani diversi.

Se è vero che senza visibilità è matematico che non ti vedano nemmeno i potenziali clienti è anche vero che un post può fare numeri alti perché è leggero, condivisibile, riconoscibile.
Ma proprio per questo potrebbe non filtrare e attirare tante persone, ma non necessariamente quelle giuste.

Al contrario, un contenuto più specifico può fare meno reach e generare più conversazioni utili, perché parla a qualcuno con un problema reale.

Se vuoi capire perché non stai convertendo, guarda tre cose:

- Chi sta reagendo ai tuoi contenuti
- Che tipo di conversazioni si aprono dopo il post
- Se stai dando un passo successivo chiaro (profilo, messaggio, offerta)

Se manca uno di questi tre, la reach resta superficiale.

Il punto non è fare più numeri. Il punto è costruire continuità tra contenuto, profilo e relazione.

Questo è il passaggio.
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01/04/2026

Hai 500, 800, magari 1200 contatti o più su LinkedIn.
Ma se ti chiedo quante conversazioni reali hai avuto nell'ultimo mese con qualcuno di quella lista, la risposta spesso è: pochissime, o zero.

Al contrario di quello che potresti pensare questo non è un problema di quantità ma un problema di passaggio.

Tra avere un contatto e avviare una conversazione c'è un momento preciso in cui la maggior parte delle persone si blocca.

Non sanno bene cosa dire, non vogliono sembrare commerciali, aspettano il momento giusto che non arriva mai.

Il risultato è una rete che cresce ma non si attiva e si alimenta di contatti che diventano numeri, non persone.

Probabilmente hai abbastanza connessioni create e costruite bene.

Ma forse non hai un modo semplice e naturale per passare dal contatto alla conversazione e relazione.

E senza quello qui ti resta solo una rubrica silenziosa.

In quale punto ti senti essere quello in cui ti blocchi di più?

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01/04/2026

Hai 500, 800, magari 1200 contatti o più su LinkedIn.
Ma se ti chiedo quante conversazioni reali hai avuto nell'ultimo mese con qualcuno di quella lista, la risposta spesso è: pochissime, o zero.

Al contrario di quello che potresti pensare questo non è un problema di quantità ma un problema di passaggio.

Tra avere un contatto e avviare una conversazione c'è un momento preciso in cui la maggior parte delle persone si blocca.

Non sanno bene cosa dire, non vogliono sembrare commerciali, aspettano il momento giusto che non arriva mai.

Il risultato è una rete che cresce ma non si attiva e si alimenta di contatti che diventano numeri, non persone.

Probabilmente hai abbastanza connessioni create e costruite bene.

Ma forse non hai un modo semplice e naturale per passare dal contatto alla conversazione e relazione.

E senza quello qui ti resta solo una rubrica silenziosa.

In quale punto ti senti essere quello in cui ti blocchi di più?

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31/03/2026

Il modo più rapido per capire come vuoi apparire su LinkedIn? Guardare cosa degli altri senti tuo e cosa no.
Prova a fare questo esercizio.

Prendi 30 minuti. Apri LinkedIn.

Vai a guardare i profili di persone che segui, che ammiri, o che consideri competitor.

Non copiarli guarda solo cosa senti tuo e cosa no del profilo che stai guardando.

Crea una tabella semplice con queste colonne:

Col A. Nome Cognome
Col B. + Cosa mi piace e perché
Col C. - Cosa non mi piace e perché

Compila con 5, 10 profili.

Non guardare solo l'estetica.

Guarda come si presentano, cosa dicono, che tono usano, come descrivono quello che fanno.

E poi leggi i "perché". Quelli sono i tuoi.

La parte più utile, però, è l'ultima colonna.

Quella del "non mi piace perché".

Quel tono un po' troppo istituzionale, quella headline che sembra scritta per impressionare invece che per comunicare, quella foto che trasmette una cosa ma poi il testo ne trasmette un'altra.

Quando riesci a dire "questo non lo metterei mai sul mio profilo perché non sono io", stai già costruendo qualcosa di concreto.

E se non rispecchia chi sei davvero, prima o poi si sente.

Questo esercizio ti aiuta a capire cosa dovresti mettere nelle varie sezioni prima ancora di iniziare a scrivere.

Hai già fatto una cosa del genere?

Se non hai mai fatto questo esercizio provaci e poi dimmi cosa hai trovato, sono curioso.

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Qualche esempio?

Mario R.:
+ mi piace l'immagine del banner perché trasmette professionalità
- non mi piace la sezione in primo piano perché invece della fiera delle patate potrebbe invece aver messo i risultati dei clienti della sua azienda

Elena P.:
+ mi piace il suo sommario perché capisco subito cosa fa
- non mi piace la foto profilo perché sembra un selfie poco professionale

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Cinque segnali che stai usando LinkedIn senza una direzione. Non sono critiche. Sono situazioni che vedo spesso, e che q...
26/03/2026

Cinque segnali che stai usando LinkedIn senza una direzione.

Non sono critiche. Sono situazioni che vedo spesso, e che quasi sempre indicano la stessa cosa: manca un metodo.

1. Pubblichi quando hai qualcosa da dire, non perché hai un obiettivo preciso.
I contenuti arrivano quando arrivano, senza un filo logico tra un post e l'altro. Non è necessariamente sbagliato, ma se non c'è una direzione, è difficile capire se quello che fai sta portando da qualche parte.

2. Hai molti contatti ma non sai bene chi sono.
Li hai aggiunti nel tempo, hanno accettato, e da lì non è successo niente. La lista cresce, le conversazioni no.

3. Quando pensi a LinkedIn, la prima cosa che ti viene in mente è "devo pubblicare di più" e appena lo pensi ti viene su il pranzo di Natale.
La costanza premia ma se la quantità di contenuti è diventata il metro di giudizio principale, forse non stai lavorando sulla qualità e nel tuo profondo sai che c'è qualcosa che non va.

4. Non sai dirti quante conversazioni reali hai avuto nell'ultimo mese.
Visualizzazioni, like, nuovi follower: queste cose le tieni d'occhio. Ma il numero di conversazioni con potenziali clienti è un dato che non hai mai guardato con attenzione.

5. Hai già provato qualcosa che non ha funzionato, ma non sai esattamente perché.
Hai seguito un consiglio, hai cambiato approccio, hai pubblicato di più o di meno. I risultati non sono cambiati, e la causa non è chiara.

Se ti ritrovi in due o più di questi punti, il problema non è LinkedIn. È che manca una struttura su cui lavorare.

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26/03/2026

Cinque segnali che stai usando LinkedIn senza una direzione.

Non sono critiche. Sono situazioni che vedo spesso, e che quasi sempre indicano la stessa cosa: manca un metodo.

1. Pubblichi quando hai qualcosa da dire, non perché hai un obiettivo preciso.

I contenuti arrivano quando arrivano, senza un filo logico tra un post e l'altro. Non è necessariamente sbagliato, ma se non c'è una direzione, è difficile capire se quello che fai sta portando da qualche parte.

2. Hai molti contatti ma non sai bene chi sono.
Li hai aggiunti nel tempo, hanno accettato, e da lì non è successo niente. La lista cresce, le conversazioni no.

3. Quando pensi a LinkedIn, la prima cosa che ti viene in mente è "devo pubblicare di più" e ti viene su il pranzo di natale.
La costanza premia sempre, ma se la quantità di contenuti è diventata il metro di giudizio principale, anche se nel profondo sai che non è quello il nodo reale.

4. Non sai dirti quante conversazioni reali hai avuto nell'ultimo mese.
Visualizzazioni, like, nuovi follower: queste cose le tieni d'occhio. Ma il numero di conversazioni con potenziali clienti è un dato che non hai mai guardato con attenzione.

5. Hai già provato qualcosa che non ha funzionato, ma non sai esattamente perché.
Hai seguito un consiglio, hai cambiato approccio, hai pubblicato di più o di meno. I risultati non sono cambiati, e la causa non è chiara.

Se ti ritrovi in due o più di questi punti, il problema non è LinkedIn. È che manca una struttura su cui lavorare.

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Una metrica molto più interessante dei like. E quasi nessuno la guarda.Spesso valutiamo la qualità di un post su LinkedI...
12/03/2026

Una metrica molto più interessante dei like. E quasi nessuno la guarda.

Spesso valutiamo la qualità di un post su LinkedIn guardando due numeri: le impressioni
e le reazioni.
È una cosa abbastanza naturale, perché sono le metriche più visibili e immediate.

Apri il post, dai un’occhiata ai like, vedi quante persone lo hanno visto e ti fai subito un’idea: è andato bene oppure no.

Ma queste metriche raccontano solo una parte della storia.

Ci sono contenuti che generano molte reazioni perché sono leggeri, veloci da leggere o perché toccano un tema molto condivisibile.

Altri invece lavorano in modo più silenzioso, ma non per questo meno efficace.

Magari non raccolgono tanti like, però accendono curiosità.

Una delle metriche più interessanti, in questo senso, è “visitatori del profilo da questo post”.

Quando qualcuno arriva sul tuo profilo dopo aver letto un contenuto, significa che è successo qualcosa di importante: il post ha stimolato abbastanza interesse da spingere quella persona a fare un passo in più.

Non si è limitata a scorrere il feed, ha voluto capire chi sei, cosa fai, quali altri contenuti pubblichi.

In altre parole, il contenuto ha aperto una porta.

E su LinkedIn questa è una dinamica fondamentale.
Molte conversazioni professionali iniziano proprio così: qualcuno legge un tuo post, si incuriosisce, entra nel profilo e inizia a farsi un’idea più completa del tuo lavoro.

Questo processo spesso è invisibile.
Non lascia tracce pubbliche come un commento o una reaction.

Però è esattamente il tipo di attenzione che, nel tempo, può trasformarsi in una connessione, in un messaggio o in una collaborazione.

Per questo motivo, quando analizzi i tuoi contenuti, prova a guardare anche oltre le metriche più evidenti. Le impression raccontano quante persone ti hanno visto. Le reazioni raccontano quante hanno reagito.

I visitatori del profilo, invece, raccontano quante persone hanno voluto saperne di più su di te.

DA lì iniziano le opportunità.

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La prossima volta che analizzi un tuo post, prova a fare questo piccolo esercizio.

Non fermarti ai like o alle impression.

Apri le statistiche e guarda anche quanti visitatori del profilo sono arrivati da quel contenuto.

Potresti scoprire che alcuni post che sembravano “silenziosi” in realtà stavano lavorando molto bene e fanno avvicinare le persone

Se vuoi, raccontamelo nei commenti:

ti è mai capitato un post con poche reazioni ma molti visitatori del profilo?

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