03/04/2026
Evita di iniziare le frasi con “ai miei tempi”, di ti**re in ballo riferimenti culturali degli anni ’90, di dire parolacce e, soprattutto, evita di fare la figura del boomer. Queste sono le quattro regole che mi sono dato prima di salire sul palco e parlare a un pubblico di 102 studenti delle scuole superiori. Ovviamente le ho infrante tutte e quattro.
Non so quanto del mio talk sia arrivato, perché da un punto di vista anagrafico e culturale la distanza che intercorre tra me e loro è enorme. Ma ce l’ho messa tutta per risultare meno antico e retrogrado possibile. Anche perché, aggiungo, di fronte a me non c’erano sbarbatelli ingenui, ma ragazzi e ragazze che a diciassette anni già si occupano di robotica, realtà aumentata, droni e antigravità, mica versioni di latino (con tutto il rispetto per rosa-rosae-rosam eccetera).
Comunque, se ti interessa, ecco il succo del mio discorso in quattro punti (quattro, come le regole infrante):
1️⃣ il consiglio “se vuoi, puoi” funziona solo nei film, altrimenti ora sarei una rock star di fama mondiale, con una mega villa sulle colline di Los Angeles e Brad Pitt come vicino di casa;
2️⃣ il lavoro del futuro è multi-mestiere, nel senso che si possono (e si dovranno) svolgere più mestieri alla volta per sopravvivere e per vivere felici (io, per dire, nasco copywriter ma sono anche direttore creativo, docente, scrittore, speaker e, tra poco, un’altra cosa super bella che online non posso ancora condividere);
3️⃣ non bisogna avere paura di sbagliare la scelta dell’università, perché la si può cambiare anche dopo uno, due o tre anni; e non è una cosa grave, anzi, è tutto ok, succede e basta;
4️⃣ dato che bisogna lavorare almeno 40 anni, è importante fare tutto il possibile per svolgere un mestiere che ci piaccia, anche a costo di inventarlo;
5️⃣ [sì, punto numero 5, anche se ne avevo promessi 4] tentate sempre, anche a costo di sbagliare; il vero errore è non provarci.
Su quest’ultimo punto mi viene in mente una frase breve e micidiale di Cormac McCarthy, tratta dal romanzo “Il passeggero” e riportata anche nel mio “Freelance per sempre”: «I rimorsi sono prigioni».
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