PREMESSA
In un periodo come questo di profonda crisi dei consumi, se non impariamo a sviluppare forme di collaborazione ed aiuto reciproco dal basso non ne usciamo. Non è un caso che si stiano sviluppando fenomeni come il baratto, il cohousing, il coworking, il carsharing, forme sostitutive di moneta locale (Sardex, Bitcoin, Scec). Per chi volesse mantenere lo standard di vita pre-crisi, o comunq
ue non rinunciare ai propri desideri, piaceri, grazie a questa comunità si possono risparmiare molti soldi, accrescere la fiducia tra le persone (altro sintomo della crisi), sentirsi più forti/ricchi in ogni senso. Da questo punto di vista la crisi non può che fare del bene. Ancora oggi (sarà per la mancanza di tempo per chi lavora, oppure per la mancanza di competenze per chi non lavora) c’è una scarsa conoscenza delle opportunità di risparmio in rete e non solo. Vi farebbe piacere gettare via i vostri soldi ? D’ora in poi, non avete più alcuna scusa di tempo o di ignoranza (non conoscenza), in quanto “coach del risparmio e del baratto” vi aiuta a risparmiare moltissimo, filtrando le offerte più “comuni” o quelle di vostra specifica richiesta, o ancora mettendovi in contatto con gente che offre i propri beni e servizi in cambio di altra utilità non monetaria. Quindi prima di comprare qualcosa chiedetemi pure “conosci il modo più economico per avere questo bene/servizio ?” ed io vi consiglierò dove acquistarlo al minor costo o come fare ad averlo gratis da parte mia o chiunque altro che fa parte della rete del baratto. VALORI
“Coach del risparmio e del baratto” si chiama così perché in primis mette al centro la persona, aiutandola a risparmiare su quegli aspetti che si immagina interessi il maggior numero di persone (se qualcuno ha bisogno di qualcosa di più specifico, particolare basta che me lo chieda e cercherò di fare il possibile), mettendo a disposizione le informazioni di dominio pubblico, accessibili a tutti senza alcuna pretesa di tornaconto personale, mentre quando si tratta di informazioni riservate (o anche pubbliche ma per le quali occorre la mia assistenza; per esempio lo spostarmi fisicamente) è necessario ricorrere al baratto. IL baratto non è volgarmente parlando un “do ut des” ma un modo di aiuto reciproco, percui ognuno da solo sta peggio che nel caso in cui ci si scambia qualcosa. Non è giusto prendere soltanto e non ricambiare il favore ricevuto. Infatti nel vangelo di Matteo si dice “Gratuitamente avete avuto, gratuitamente date”. Anche chi non possiede nulla (come San Francesco da Assisi) può trovare sempre qualcosa da donare, o qualche altro modo per aiutare il prossimo (offrendo il proprio tempo, amicizia). Nessuno è tanto ricco da non aver bisogno di qualcosa, e nessuno è tanto povero da non poter donare qualcosa. Si deve aver cura gli uni degli altri. Non è neanche giusto, nei confronti di chi veramente ti ha fatto o ricambiato un favore, trattare tutti allo stesso modo (chi si approfitta della tua bontà e chi ha i tuoi stessi valori). In questo modo vorrei convincervi che essere altruisti “paga” più che essere egoisti (ad esempio in America chi ha una idea d’impresa, per la quale non è prevista la brevettabilità, è abituato a condividerla con altri colleghi per fare sinergia, mentre in Italia si ha paura che ce la possano rubare; quello che non possono rubarti è la tua passione; è normale ci sia la sana concorrenza) sia in senso umano che economico. A chi ti chiede i soldi, non interessa nulla di te come persona, ma solo come consumatore, cliente. Per questo motivo molte amicizie presunte vere, finiscono quando ci sono di mezzo i soldi. Se sei interessato veramente ai bisogni di quella persone, cerchi di scoprire in cosa veramente puoi essergli utile e chi riceve il favore deve domandarsi come poterlo ricambiare (questo richiede il mettersi nei panni degli altri, cosa che con il denaro non avviene). Occorre avere la ragione, razionalità dell’impresa (nella ricerca delle migliori opportunità), il cuore da cooperativa (“in che modo posso essere utile agli altri”) e mettere al centro di tutto la persona (io ti aiuto ora che hai bisogno, anche se in questo momento non hai nulla per ricambiare il favore, ben sapendo che appena ne avrai la possibilità, sarai felice di farlo, tanto a te non costa nulla). Una persona vale tanto per quanto riesce a dare agli altri, non per quanto possiede o riesce ad avere. Io ho molto da dare (a chi fa qualcosa per meritarselo); chi non ricambia il favore, con me ha chiuso; riceve solo le informazioni pubbliche, ma nessun favore (baratto). L’interesse verso la persona si vede dal fatto che pubblico qualcosa su Facebook che credo possa essere utile agli altri, ovvero aiuto, do consigli personali su come risparmiare, per il piacere, l’orgoglio di poter dire “ho fatto del bene a qualcuno”. Essere altruisti (mettere a disposizione degli altri il proprio talento, domandarsi “cosa posso fare io per l’altro”), conviene rispetto che essere egoisti, individualisti (pensare di tenerselo solo per sé). Nella mia esperienza di mercatino dell’usato, quando si parlava di prezzo di vendita, si finiva per contrattare al ribasso, al punto da dire “guarda te le regalo, a me non serve, non m’importa”, mentre quando si discuteva di cosa posso offrirti per ricambiarti il favore, ottenevo qualcosa almeno pari al valore del bene ceduto. Tra le persone giuridiche (società), dovendo fare affari, essendo il fine ultimo il denaro, non può crearsi un clima di fiducia, vantaggio reciproco, ma soltanto un modo per fregare l’uno l’altro. La fiducia si da e va conquistata a gradi, un po’ per volta. Oggi l’amicizia tra persone adulte nasce per interessi, hobby comuni, simpatia, ma se alla base delle persone non ci stanno valori veri, comuni, non cresce ed alla prima difficoltà muore, finisce. La regola è quella che se io ti faccio un favore, tu sei grato, felice di ricambiarlo; ti senti in dovere morale (“come posso ringraziarti”); se non senti ciò, vuol dire che non ti interessa creare un rapporto di fiducia, amicizia ma pensi solo al risparmio a breve termine, senza renderti conto che, così facendo ci rimetti anche economicamente nel lungo periodo. Una persona evolve tanto quanto pensa agli altri (non chiederti cosa possono fare gli altri per te ma viceversa). Nella scala evolutiva, alla base c’è il pensare solo a se stessi, poi la propria famiglia (ristretta), poi gli amici e parenti (più intimi), infine qualsiasi altra persona. A chi dice di essere mio amico per avere un omaggio, chiedo “per te cosa è l’amicizia”. Se non sa cosa rispondere, o non mi convince lascio perdere. L’amicizia è pensare al plurale (noi), cosa posso fare io per rendere l’altro felice. L’amicizia è una cosa preziosa, non si da facilmente a tutti. Altrimenti non ha valore. Ama il prossimo tuo come te stesso (non più di te, vince lui e perdi te). Quando tra due persone nasce un’amicizia vera, dal profondo del cuore a quel punto sparisce ogni memoria, resoconto di credito/debito. Chi trova un amico trova un tesoro. A me è capitato di offrire ad un ragazzo siciliano, appena conosciuto tramite un amico di lunga data, dei biglietti omaggio per delle fiere, e lui disoccupato mi ha ricambiato subito con quel poco che aveva (a lui non costato nulla, ma che ha permesso a me di risparmiare ed essere un po’ più felice), ovvero una copia del film “sole a catinelle” di Checco Zalone. Continuando a frequentarci e condividere tutti i miei talenti/omaggi, è nata un’amicizia fraterna, al punto che mi ha invitato a casa sua in Sicilia per una vacanza. Un altro collega al quale ho fatto avere omaggi per fiere e parchi divertimento, mi ha ricambiato con centinaia di giochi wii per mio figlio (non costati a lui nulla, ma che se io li avessi dovuti acquistare, avrei speso una fortuna). Henry Ford affermava che “mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”. Ciò che ci unisce è più importante di quello che ci divide, solo che costa maggiore fatica scoprirlo, perché la superficialità delle differenze non richiede troppo sforzo per essere notata. Una società è tanto più coesa, quanto più i membri di essa si scambiano favori, aiuti reciproci, ci si interessa l’uno dell’altro. Oggi impera l’individualismo, faccio tutto da solo, l’uomo che non deve chiedere mai aiuto. Provate a domandarvi con i vostri “amici” che favori vi siete fatti a vicenda. Questi valori non si perseguono finche’ siamo giovani ed in forma, ma ti domandi il senso della vita e dei rapporti umani quando sei vecchio o malato, e dici cosa ho fatto io al riguardo. La comunità è il luogo in cui ci si scambia doni (aiuti, favori) reciproci. IL dono nell’antichità era rivolto agli dei, sperando nel buon raccolto, non era fatto per ca**tà fine a se stessa; oggi chi fa un dono ad un’altra persona, lo fa con la speranza di riceverne un altro (o comunque di veder ricambiato il favore, o anche “solo” di trovare un vero amico di cuore). Si respira un senso crescente di solitudine che emana da una società sempre più evitante. Se mancano legami empatici si è soli, fisicamente o con altre persone, a cui non racconteremmo ansie e preoccupazioni. Sapere che siamo nei pensieri di chi ci vuole bene e può capirci (aiutarci a risparmiare) è necessario e sufficiente a non soffrire di una solitudine patologica. Siamo soli, anche se comunichiamo di più ed abbiamo centinaia di amicizie digitali. IL mezzo virtuale non soddisfa il nostro bisogno di rapporti profondi ed intimi. Persone che vivono in posti lontani, ma si sentono per telefono e sanno che ci sono l’uno per l’altro, a prescindere dalla distanza. La società soffre di un individualismo assoluto percui l’altro è un competitore che può ferirsi o ostacolare la nostra corsa al successo. Dobbiamo arginarlo per affermare la nostra individualità. Da grandi desideriamo amore, ma rifuggiamo il contatto, l’intimità. Temiamo la teoria freudiana dei vasi comunicanti per cui quanto più cresce