10/06/2026
Ridurre l'offerta o far crescere la domanda? Il dilemma si pone, in questo contesto di grande difficoltà per il vino italiano.
Personalmente credo che il tema non possa essere affrontato con una soluzione unica valida per tutti. Il vino italiano è un mosaico di territori, denominazioni, modelli cooperativi e imprese private che vivono situazioni profondamente diverse.
Ridurre rese, bloccare nuovi impianti o addirittura parlare di estirpi può avere senso in alcuni contesti, ma rischia di diventare una risposta semplicistica se applicata in modo generalizzato.
La vera sfida è capire come creare nuovo valore: innovazione, nuovi mercati, nuovi consumatori, maggiore capacità di raccontare il vino e i territori, senza dimenticare che il vigneto non è solo produzione, ma anche presidio del paesaggio, della cultura e dell'economia rurale.
In questo momento così particolare per il settore, forse sarebbe opportuno aprire anche una riflessione sull'evoluzione dei disciplinari di produzione delle Dop e delle Igp. Molti disciplinari sono stati scritti in contesti di mercato, climatici e sociali profondamente diversi da quelli attuali. Adeguarli, senza perdere identità e tipicità, potrebbe rappresentare un'opportunità per rendere le denominazioni più capaci di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori, alle sfide del cambiamento climatico e agli scenari futuri del mercato.
Forse la domanda da porsi non è soltanto "quanto vino produrre", ma soprattutto "quale vino produrre e per chi".
Il confronto è aperto e riguarda tutta la filiera.
Tra chi vuole ridurre le rese e bloccare gli impianti e chi no, chi esclude a priori gli estirpi e chi è possibilista, il complesso... ➤ Leggi l'articolo