31/12/2020
“𝗜𝗱𝗲𝗮 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗳𝗶𝘀𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗼𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗿𝗶𝗰𝗰𝗶𝗼, 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗼 𝗮𝘀𝗽𝗶𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘃𝗮𝗴𝗮𝗻𝘁𝗲” 👇
Questo sentenzia la prestigiosa Treccani sotto il termine “Fisima”.
Non è stato facile mettere d’accordo tutti e tre…
Ricordiamo di averci riflettuto pomeriggi interi, fatto dei giri lunghissimi e, sicuri di aver finalmente trovato il nome perfetto, scoprivamo che qualcun altro ci aveva già pensato prima di noi.
Essere pronti al cambiamento costante, non innamorarsi delle proprie idee, riuscire a tener dritto il timone durante la tempesta, son tutte cose che avremmo presto imparato.
Solo che, prima d’imbrattare coi nostri nomi l’atto del notaio, queste restavano per lo più frasi fatte, lette sui libri che tanto ci avevano ispirato.
7 Agosto 2020, nasce Fisima SRLs con l’intento di supportare le imprese locali nell’ormai ineluttabile processo di trasformazione digitale.
Ci presero tutti per pazzi quando decidemmo di lasciare i nostri precedenti lavori per inseguire un sogno comune.
Forse perché, più che nella realtà, son storie che si sentono al telegiornale o in qualche film motivazionale queste. Uno di quei film che non può finire nemmeno troppo bene se metti di mezzo una terra come la Calabria e una pandemia di corona virus…
Più e più volte infatti, ci siamo lasciati prendere dallo sconforto.
Pensato che fosse davvero solo una nostra fisima, quella di voler “cambiare le cose”.
Iniziare a farlo cominciando a portare le imprese online, ciò per il quale avevamo studiato, del tutto fuori luogo. Fuori regione più che altro.
Forse era il caso di prestare ascolto a chi ci voleva bene e che, dopo averci visto crescere, era preoccupato per il nostro futuro.
Forse era il caso di tornare a Roma, a Milano, ma anche non troppo lontano da casa per chi invece la sorte aveva deciso diversamente, e riprendersi quel tanto agognato “posto fisso”.
Qui non c’è niente, dicevano…
Non sappiamo se per sadismo, stupidità o per quell’innocente ingenuità dettata dall’inesperienza, ma a noi quel “niente” sapeva proprio di sfida.
Così, prima di compiere il grande passo in quel caldo pomeriggio d’agosto, non era nemmeno finito il primo lockdown che già a maggio avevamo contattato commercialista, aperto partita iva e trovato almeno due clienti a cui fatturare.
L’incontro virtuale fra persone giuste con tanta voglia di fare era stato fatale in quei mesi.
Tolto il dolce velo dell’immobilismo, ormai senza più scuse per non agire, stavamo facendo lo sforzo di guardare oltre quella cortina di nebbia davanti alla quale si fermano tutti.
E noi, quel “niente”, lo vedevamo già pieno di opportunità.
In effetti, esistono solo due modi di vedere le cose quaggiù: uno è quello di scappare, e siamo anche stati fra i primi a farlo, per poi renderci conto che, forse, avevamo lasciato qualcosa indietro; l’altro è rappresentato proprio da questa nuova consapevolezza, ciò che non avevamo mai preso in considerazione fino a quel momento…
Non puoi davvero cambiare le cose, però puoi cambiare il tuo punto di vista su di esse: queste, come per magia, prenderanno un’altra forma e inizieranno a profumare di casa, di sogni, di speranza.
Siti web, branding, digital marketing son stati, letteralmente, il nostro pane quotidiano in questi ultimi 9 mesi.
Per la prima volta nel corso della storia, i saggi del villaggio non son più gli anziani con tanta esperienza alle spalle, ma forse proprio coloro che esperienza ne hanno meno di tutti e che, al tempo stesso, ben padroneggiano le ultime diavolerie che fanno smuovere il mondo.
Non tanto perché ci siam nati, coi telefoni in mano, quanto perché, invece di usarli per continuare a scrollare inutilmente la home di Instagram, abbiamo passato nottate intere a comprendere il motivo per il quale stessimo accarezzando quello schermo con tanta foga.
Spiegare cosa facciamo ai nostri genitori non è stato così semplice, per i nostri clienti siam sempre stati “gli informatici”, guadagnare la loro fiducia? Tutt’altro che una passeggiata.
In fondo, eravamo solo una manciata di ragazzini con una bella storia da raccontare e il fuoco che ardeva negli occhi.
Per qualcuno bastò anche solamente questo, per altri ci vollero intere nottate passate su Skype, mail, messaggi, presentazioni interminabili e inchiostri delle stampanti terminati.
Alla fine però, da semplici consulenti esterni che dovevamo essere, gli imprenditori con i quali collaboriamo ci hanno accolto all’interno dei loro imperi come veri a propri alleati nell’impresa.
Questo è sicuramente qualcosa che ci ha tanto gratificato: non eravamo più solo una ruota dell’ingranaggio, ma coloro che oliavano con una miscela innovativa tutti i pezzi ottimizzando il funzionamento dell’intera macchina.
Ben presto però, scoprimmo che nemmeno lavorando 14 ore al giorno potevamo mantenere la parola data, col rischio di deludere le aspettative che avevamo tanto innalzato.
Oltre al lavoro esiste infatti una vita privata, ed uno degli errori che si fa spesso agli inizi, presi dalla troppa adrenalina nel sangue, è quello di ricordarselo solo a tarda notte, quando per non deludere le aspettative di qualcuno si son già deluse quelle di qualcun altro…
Forse questo è stato il motivo della maggior parte delle nostre litigate, perché si, non si può dire sia stato tutto rose e fiori. Quello che ancora non sapevamo è che ciò faceva parte dello splendido viaggio imprenditoriale che avevamo deciso d’intraprendere insieme e che ci avrebbe fatto crescere tantissimo in pochissimo tempo.
Amici, ragazze, famiglie dire che ci hanno supportato nella posa della prima pietra è dire poco, forse loro, più di chiunque altro, dobbiamo ringraziare. Sia per esserci sempre stati nel momento del bisogno, ma anche e soprattutto per aver riposto massima fiducia in noi, anche quando loro stessi non vedevano nulla.
È difficile comunicare qualcosa che non esiste, ma che tu vedi già fin troppo chiaro.
È difficile, ma è anche l’unica cosa che ti spinge ad andare avanti quando tutti gli altri ti scambiano per pazzo, solo uno dei tanti con una fisima in testa.
È lì che, se hai il coraggio di andare fino in fondo e attraversare di notte la foresta, puoi finalmente mostrare a tutti gli altri l’alba che si ergeva dietro le fronde degli alberi.
Tutto molto poetico, è vero, però manca ancora l’ultimo pezzo del puzzle…
Perché usciamo allo scoperto solo ora, se è da mesi e mesi che ci lavoriamo su?
Qualcuno a cui dobbiamo tanto, per prenderci un po’ in giro ed incentivarci a muovere il c**o più di quanto lo stessimo già facendo, diceva che eravamo l’unica “agenzia di comunicazione” che non comunicava.
Effettivamente, presi dagli impegni dell’ultimo minuto, stavamo perdendo di vista un po’ quello che noi stessi andavamo in giro predicando.
Solo allora, spalla a spalla con chi aveva molta più esperienza di noi, ci stavamo rendendo conto delle oggettive difficoltà che una piccola o media impresa affronta ogni giorno.
Fra la paura che i soldi non bastino per pagare l’affitto, la benzina o ancora peggio chi stava collaborando con noi, le consegne e le scadenze imminenti, e quelle poche ore di luce che rimangono da passare coi propri affetti, trovare un equilibrio, e anche il tempo per raccontarlo, diventa davvero difficile.
Così, per mesi, abbiamo continuato a tenerci tutto dentro…
A condividere rabbia e delusioni fra di noi, a notte fonda, sotto una luna bellissima che rischiarava le tenebre quanto bastava per farci sentire al sicuro e, protetti da questa intimità, al suon di discorsi che esulavano dal lavoro, abbassare le maschere e riscoprirci tutti più umani.
Fra tutto il resto, cercavamo quello che doveva essere il modo migliore per uscire allo scoperto, il contenuto più impattante e, mentre i giorni passavano, scoprimmo che avevamo anche un’altra fisima in testa… quella della perfezione.
Se per coloro con i quali collaboravamo questo rappresentava la sicurezza di ricevere sempre un servizio con altissimi standard di qualità, da questa parte significava aspettare un giorno in più per urlare al mondo che anche noi esistevamo, perché ogni singola cosa doveva essere prima organizzata a puntino.
Chissà che ci aspettavamo…
A volte, la ricerca della perfezione non è altro che sintomo d’insicurezza. E noi non abbiamo paura d’ammetterlo che, in fondo in fondo, la paura di essere giudicati negativamente più volte ci ha bloccato.
Alla fine, tutto il materiale di backstage che ha caratterizzato le nostre giornate, momenti belli e momenti brutti, in una cartella su un desktop è infatti rimasto, e da lì non è riuscito a prender vita in quel contenuto perfetto che speravamo potesse raccontare, ancora meglio di queste parole, ciò che è stata la nostra storia.
Un po’ come han fatto tanti su Instagram però, montando un video sui ricordi dell’anno appena passato, anche noi abbiamo deciso di farvi entrare nelle nostre vite e di farlo senza filtri, in modo tale che possiate mo***re coi vostri occhi quello che noi non siamo stati in grado di fare al pc.
Forse anche perché, dopo averlo vissuto, trasformarlo in un film non gli avrebbe reso giustizia.
Speriamo che le immagini che vedrete possano parlare da sé.
Qui in fondo lasciamo il link di WeTransfer, disponibile per soli 7 giorni e, molto meglio di una storia su Instagram, non lascia traccia di chi guarda perché non richiede alcuna registrazione.
Buon anno da Fisima, ci vediamo dall’altra parte!
http://bit.ly/3pId4uj