01/02/2025
𝗟𝗮 “𝗩𝗲𝘀𝗽𝗮” 𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗮𝗴𝗶𝗼𝗻 𝗱𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼
Il titolo di questo post potrebbe riecheggiare le bellissime favole di Esòpo (VI sec. a.C.); purtroppo non c'è nulla di fiabesco in quello che seguirà. La speranza è che se ne possa trarre comunque una morale.
Sovente Ingegno Grafico lascia la “comfort zone” del mondo dei libri per fare capolino nella quotidianità politica italiana. Lo scopo è quello di dare un piccolo contributo al dibattito e sollecitare uomini e donne “di buona volontà” ad esercitare quella azione propria del genere umano che è il pensiero, memori di ciò che affermava un vecchio professore di Filosofia, il quale amava ripetere: «Nel mondo di oggi quelli che ragionano sono pochi, quelli che ragionano bene... pochissimi».
Ma entriamo “in medias res”. Nell'ambito della vicenda del generale libico Almasri, ci è capitato di visionare il video in cui il noto “giornalista” Bruno Vespa, al termine della trasmissione che conduce subito dopo il TG1 della sera, guardando dritto in camera, con occhi torvi, pronuncia (quasi urla) le seguenti parole: «[...] in tutti gli Stati si fanno delle cose sporchissime, anche trattando con i torturatori, per la sicurezza nazionale».
Una prima banale considerazione è questa: perché il Presidente del Consiglio deve stipendiare con soldi pubblici un suo portavoce, visto che già il dottor Vespa adempie a tale compito con militaresca dedizione e incondizionato zelo, retribuito peraltro assai lautamente dalla RAI e quindi sempre con soldi pubblici?
La seconda considerazione è invece ben più gravida di significato. Secondo il dottor Vespa, la chiamata in correità (“così fan tutti”) dovrebbe alleggerire la pesante responsabilità del Governo italiano, quella cioè di aver rimpatriato in Libia, a spese dello Stato, un criminale ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità: torture, sevizie, omicidi, stupri, anche di bambini in tenera età. Atrocità inenarrabili, testimoniate dai sopravvissuti e da coloro che sono riusciti a fuggire dalle carceri libiche. Vicende raccontate da giornalisti di ben altra levatura come, tra i tanti, Nello Scavo e Francesca Mannocchi.
Insomma, per la cosiddetta “sicurezza nazionale” potrebbero anche essere contemplati stupri, omicidi, torture, sevizie, a patto che ad essere stuprati, uccisi, torturati, seviziati siano... gli altri. Francisco Goya titolò una sua famosa opera “Il sonno della ragione genera mostri”. Per questo mi permetto di suggerire a tutti la lettura degli scritti di una grande pensatrice politica del secolo scorso, Hannah Arendt (1906-1975) che ha trattato molto bene le implicazioni e le conseguenze del mancato esercizio del pensiero e della ragione. Suggerisco, tra i tanti, due titoli: “La banalità del male” e “Vita activa. La condizione umana”.
Il nostro pensiero vada alle donne, agli uomini e ai bambini rinchiusi nelle carceri libiche con l'unica colpa di essere migranti, di fuggire da miseria e guerra e che, per l'ignavia e la codardia di alcuni, saranno ancora sottoposti a sevizie e torture. Perdonateci... se potete.