07/03/2023
Prima ancora che Hollywood contribuisse a diffondere attraverso il cinema il personaggio della femme fatale, intesa come una donna cinica dal fascino irresistibile, il poeta greco Eschilo aveva raccontato in una tragedia la storia di Clitennestra e di Agamennone. Una storia dalle tinte oscure, dove sentimenti come l’amore e la gelosia si fondono alla rabbia e il desiderio.
Nella mitologia greca, Clitennestra e Agamennone erano i sovrani di Micene, ma Eschilo decise di cambiare il nome della città della tragedia in Argo. Inoltre, Agamennone era anche uno degli eroi della guerra di T***a. Proprio alla vigilia del conflitto, il re era stato costretto a sacrificare la figlia Ifigenia al volere della dea Artemide, che impediva la partenza delle sue imbarcazioni dal porto della città. Infatti, Agamennone aveva offeso la dea vantandosi, nel corso di una battuta di caccia, di averla superata in bravura. Era stato questo dolore a porre le basi dell’odio che la moglie Clitennestra provava nei suoi confronti.
Una volta terminata la guerra, Agamennone fece ritorno in patria per celebrare la sua vittoria. Insieme a lui, c’era anche una giovane schiava troiana: era Cassandra, la figlia del vecchio re Priamo dotata del potere di conoscere il passato, il presente e il futuro di qulasiasi persona. Agamennone fu accolto dalla moglie Clitennestra che, per l’occasione elaborò una vendetta feroce: fece stendere all’ingresso della reggia un enorme tappeto color porpora. Il colore scelto rimandava, forse, all’omicidio che poi si sarebbe consumato nel palazzo reale.
D’accordo con il suo amante Egisto, Clitennestra pugnalò il marito e uccise Cassandra. Insieme al suo amante, cominciò a regnare sulla città senza provare alcun rimorso per il delitto commesso. Tuttavia, questo è solo il primo capitolo di una lunga saga che prende il nome di “Orestea”, in omaggio ad un altro protagonista della storia: Oreste, il figlio di Agamennone e Clitennestra, al quale toccherà nei capitoli successivi vendicare l’omicidio del padre. Però, questa è un’altra storia.