Mimmo Di Mercurio

Mimmo Di Mercurio “Da anni mi occupo di formazione e consulenza per aziende. Come business coach lavoro con team e singole persone.

Utilizzo il metodo ERGON per sviluppare consapevolezza, qualità dell’azione e risultati sostenibili.” Servizi formazione e consulenza per le aziende e per i singoli.

Ci sono persone che ti provocano lentamente.www.metodoergon.it Una battuta, una svalutazione, un confine superato. Tu so...
13/09/2026

Ci sono persone che ti provocano lentamente.
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Una battuta, una svalutazione, un confine superato. Tu sopporti per evitare il conflitto, finché un giorno reagisci.

A quel punto mostrano soltanto la tua reazione e nascondono tutto ciò che l’ha preceduta.

Ma essere buoni non significa dover accettare ogni cosa. E rispettarsi non significa diventare aggressivi.

Nel nuovo articolo parlo di confini, aspettative negative e del pericolo di giudicare una persona osservando soltanto l’ultimo fotogramma della sua storia.

Leggilo nella mia newsletter e dimmi: quante volte la tua calma è stata scambiata per debolezza?Iscriviti su LinkedIn https://lnkd.in/d646Qyp6



All’inizio ti ringraziano.Poi si abituano.Infine, quando provi a dire di no, qualcuno dimentica tutto ciò che hai fatto ...
30/08/2026

All’inizio ti ringraziano.

Poi si abituano.

Infine, quando provi a dire di no, qualcuno dimentica tutto ciò che hai fatto e vede soltanto quello che non stai facendo oggi.

Essere generosi è un valore. Ma quando aiutiamo continuamente senza stabilire limiti, rischiamo di trasformare un gesto d’amore in un’aspettativa e la nostra presenza in una funzione.

La domanda più difficile è questa:

**Sto aiutando l’altro a crescere o gli sto insegnando che sarò sempre io a portare il suo peso?**

Nel nuovo articolo della mia newsletter rifletto sul confine sottile tra generosità e sacrificio, tra sostegno e sostituzione, tra sentirsi amati e sentirsi soltanto necessari.

Perché dire “no”, qualche volta, non significa amare di meno.

Significa smettere di scomparire.

Leggi l’articolo completo e, se ti riconosci in queste parole, raccontami la tua esperienza nei commenti.

«Sono fatto così». Quante possibilità di cambiare chiudiamo con questa frase?Rispondiamo male perché siamo stanchi. Rima...
28/08/2026

«Sono fatto così». Quante possibilità di cambiare chiudiamo con questa frase?
Rispondiamo male perché siamo stanchi. Rimandiamo una telefonata perché abbiamo troppo da fare. Rinunciamo a provarci perché «ormai è tardi».
Sono spiegazioni comprensibili. Ma quando diventano un modo per lasciare tutto com’è?
Nella nuova uscita della mia newsletter esploro la dissonanza cognitiva attraverso situazioni quotidiane e piccoli gesti concreti.Iscriviti su LinkedIn https://lnkd.in/d646Qyp6
👉 Leggi l’articolo e chiediti: quale gesto potrei fare oggi, invece di giustificare ancora il suo rinvio?

Una persona ti sta raccontando qualcosa di importante.www.metodoergon.itTu annuisci, ma intanto guardi una notifica.Non ...
14/08/2026

Una persona ti sta raccontando qualcosa di importante.
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Tu annuisci, ma intanto guardi una notifica.
Non la interrompi. Non dici nulla di offensivo. Eppure la sua voce rallenta, il racconto diventa più breve e infine conclude:
«Non importa.»
Ma probabilmente importava moltissimo.
Ci sentiamo spesso soli, invisibili e poco compresi. Desideriamo essere ascoltati, ma sappiamo offrire agli altri la stessa qualità di presenza che chiediamo?
Nel nuovo articolo rifletto sull’attenzione come forma d’amore, sulla comprensione empatica e sulle conseguenze che la mancanza di ascolto produce anche nelle organizzazioni.
Perché un collaboratore che smette di parlare non sempre è d’accordo.
A volte ha soltanto imparato che parlare non serve.
Leggi l’articolo e raccontami nei commenti:Iscriviti su LinkedIn https://lnkd.in/d646Qyp6
che cosa ti fa sentire veramente ascoltato?

Ci hanno insegnato che la comunicazione dipende dalle parole.www.metodoergon.itMa se non fosse così?Pensa all'ultima vol...
01/08/2026

Ci hanno insegnato che la comunicazione dipende dalle parole.
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Ma se non fosse così?
Pensa all'ultima volta che sei entrato in una stanza.
Prima ancora di parlare, qualcuno aveva già iniziato a leggere il tuo volto, il tono della tua voce, la tua postura, il tuo modo di muoverti.
E tu avevi già fatto lo stesso con lui.
La neuroscienza ci mostra che il nostro cervello è molto più relazionale di quanto immaginiamo.
Prima ancora di capire quello che una persona dice, percepiamo come quella persona sta.
È per questo che possiamo parlare di fiducia e trasmettere controllo.
Possiamo chiedere calma mentre comunichiamo agitazione.
Possiamo dire "ti ascolto", mentre il nostro corpo racconta tutt'altra storia.
La vera domanda, allora, non è:
"Sto comunicando bene?"
Ma:
"Che cosa stanno percependo gli altri di me, ancora prima delle mie parole?"
Nel nuovo articolo della mia newsletter esploro il legame tra neuroni specchio, empatia, leadership e Metodo ERGON.
Perché la qualità delle nostre relazioni non dipende soltanto da ciò che diciamo.
Dipende soprattutto da come scegliamo di essere presenti.
📖 Se l'argomento ti incuriosisce, ti invito a leggere l'articolo completo e a seguire la mia newsletter.Iscriviti su LinkedIn https://lnkd.in/d646Qyp6
Mi piacerebbe conoscere anche la tua esperienza.
Ti è mai capitato di fidarti o diffidare di una persona prima ancora che iniziasse a parlare?

E se una delle idee sulle quali hai costruito la tua vita fosse sbagliata?www.metodoergon.itGustave Flaubert scrisse una...
28/07/2026

E se una delle idee sulle quali hai costruito la tua vita fosse sbagliata?
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Gustave Flaubert scrisse una frase tanto breve quanto inquietante:
«E avendo più idee, ebbero più sofferenze.»
Perché conoscere dovrebbe farci soffrire?
Forse perché una nuova idea non aggiunge semplicemente qualcosa a ciò che sappiamo.
A volte distrugge una certezza.
Ci obbliga a riconoscere che una persona non era come pensavamo.
Che una decisione era sbagliata.
Che qualcuno che abbiamo combattuto aveva almeno in parte ragione.
O, ancora più difficile, che quella che chiamavamo “realtà” era soltanto la nostra interpretazione.
Nella nuova newsletter parto da Flaubert per esplorare un territorio che riguarda tutti noi: perché difendiamo così tenacemente le nostre convinzioni e perché dire “forse mi sbagliavo” può essere uno degli atti più difficili — e più importanti — della nostra crescita.
C'è una domanda che attraversa tutto l'articolo:Iscriviti su LinkedIn https://lnkd.in/d646Qyp6
Quale prova sarebbe abbastanza forte da farti cambiare idea?

E se il problema non fosse sempre ciò che ti accade, ma ciò su cui continui a concentrare lo sguardo?www.metodoergon.itF...
26/07/2026

E se il problema non fosse sempre ciò che ti accade, ma ciò su cui continui a concentrare lo sguardo?
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Fai un piccolo esperimento.
Guardati intorno e cerca tutti gli oggetti grigi che riesci a vedere.
Adesso chiudi gli occhi.
Quanti oggetti rossi ricordi?
Probabilmente pochi.
Eppure erano lì.
Semplicemente, non li stavi cercando.
E se nella vita facessimo la stessa cosa?
A volte cerchiamo così a lungo le prove di non essere abbastanza, di non essere apprezzati, di non farcela, che finiamo per vedere soprattutto ciò che conferma quelle convinzioni.
Una critica pesa più di dieci apprezzamenti.
Chi se ne va occupa più spazio di chi rimane.
Un fallimento rischia di farci dimenticare tutto ciò che abbiamo costruito.
E lentamente smettiamo di pensare:
“Questa è una mia convinzione.”
E cominciamo a dire:
“Questa è la realtà.”
Ma siamo sicuri che sia tutta la realtà?
Nel nuovo articolo della mia newsletter parto proprio da questa domanda.
Non per parlare di “pensiero positivo”.
Ma di qualcosa che, nel coaching, considero molto più importante:
imparare a non confondere una parte della nostra esperienza con tutta la nostra vita.
Ti lascio con una domanda:
Cosa stai guardando così intensamente da non riuscire più a vedere il resto?
Se temi che la risposta possa riguardarti più di quanto immagini, ti invito a leggere il nuovo articolo e a iscriverti alla mia newsletter.
Ogni settimana condivido riflessioni su crescita personale, consapevolezza e quei meccanismi interiori che, spesso senza accorgercene, influenzano il modo in cui viviamo, scegliamo e guardiamo noi stessi.
Iscriviti alla newsletter.Iscriviti su LinkedIn https://lnkd.in/d646Qyp6
A volte il cambiamento non comincia quando cambia la vita.
Comincia quando cambia ciò che riusciamo a vedere.

Quanta energia consumiamo nel tentativo di controllare ciò che gli altri pensano di noi?www.metodoergon.itCi spieghiamo,...
22/07/2026

Quanta energia consumiamo nel tentativo di controllare ciò che gli altri pensano di noi?
www.metodoergon.it
Ci spieghiamo, ci difendiamo, modifichiamo il nostro modo di essere. A volte arriviamo persino a rinunciare a una parte di noi, soltanto per non apparire strani, inadeguati o diversi.
Ma la normalità non è una verità universale.
È spesso il risultato della cultura, delle abitudini e dello sguardo di chi osserva.
Nel nuovo articolo della mia newsletter rifletto sul rapporto tra diversità, critica e bisogno di approvazione. E su una libertà difficile ma necessaria: imparare ad ascoltare ciò che può farci crescere, senza permettere a ogni giudizio di stabilire chi siamo.
Lascia che parlino. Tu continua a vivere in coerenza con ciò che riconosci come autentico.
Leggi l’articolo completo e seguimi per le prossime riflessioni dedicate alla crescita personale e alla consapevolezza.Iscriviti su LinkedIn https://lnkd.in/d646Qyp6

Quante volte pensiamo di vedere la realtà, mentre stiamo solo cercando conferme a ciò che già crediamo?www.metodoergon.i...
06/07/2026

Quante volte pensiamo di vedere la realtà, mentre stiamo solo cercando conferme a ciò che già crediamo?
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Il bias di conferma ci porta a selezionare segnali, interpretare eventi e ricordare dettagli coerenti con le nostre convinzioni.
E nelle relazioni questo può cambiare tutto.
Ne parlo nel nuovo articolo della mia newsletter LinkedIn.Iscriviti su LinkedIn https://lnkd.in/d646Qyp6

Hai mai avuto la sensazione che la tua vita fosse bloccata?www.metodoergon.itNon perché mancassero le opportunità.Ma per...
29/06/2026

Hai mai avuto la sensazione che la tua vita fosse bloccata?
www.metodoergon.it
Non perché mancassero le opportunità.
Ma perché, dopo tante delusioni, hai iniziato a credere che nulla dipendesse più da te.
Esiste un esperimento psicologico molto famoso.
Due topi ricevono le stesse scosse elettriche.
Uno dei due, però, ha un piccolo pulsante rosso che gli permette di interromperle.
L'altro può solo aspettare.
Il risultato è sorprendente e racconta una verità che riguarda tutti noi.
La differenza non sta nelle difficoltà che affrontiamo.
Sta nella percezione di avere ancora il potere di fare qualcosa.
Quante volte, nella vita, abbiamo smesso di cercare il nostro "bottone rosso"?
Nel nuovo articolo della mia newsletter LinkedIn approfondisco questo tema attraverso psicologia, neuroscienze e crescita personale, mostrando come recuperare energia, lucidità e responsabilità anche nei momenti più difficili.
Se vuoi leggere l'articolo completo e ricevere ogni settimana riflessioni che uniscono ricerca scientifica e crescita personale, ti invito a iscriverti alla mia newsletter.Iscriviti su LinkedIn https://lnkd.in/d646Qyp6
Il tuo prossimo cambiamento potrebbe iniziare da una sola domanda:
Qual è il bottone rosso che hai smesso di cercare?

Indirizzo

Terrasini Favarotta

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