Pillole di Sicilia

Pillole di Sicilia Questa pagina nasce dall'impossibilità di trovare un editore per i miei romanzi. Sono l'editore di me stesso e con Facebook vorrei presentare i miei lavori

Si tratta di una vetrina virtuale per le storie nate dalla mia fantasia, dai ricordi personali e dalle emozioni vissute nella mia terra d'origine che, per me è e rimarrà sempre la terra più bella del mondo.

02/06/2019
30/05/2019

28/03/2019

A TUTTI I MIEI AMICI voglio comunicare che il giorno 17 maggio sarò a Noto dove mi tratterrò fino al 21. Il mio cellulare è:3280154788

Nel prossimo maggio sarò a Noto dove mi tratterrò 4 giorni dal 17 al 21 e spero di riuscire a realizzare l'esposizione f...
12/03/2019

Nel prossimo maggio sarò a Noto dove mi tratterrò 4 giorni dal 17 al 21 e spero di riuscire a realizzare l'esposizione fotografica del mio reportage realizzato in tre anni dal 2016 al 2018. Ho scritto tempo fa al Sindaco di Noto, dott Bonfanti ma non ho mai ricevuto una risposta .Dovrò fare a meno dell'aiuto dell'autorità comunale ma spero di riuscire lo stesso a realizzare il mio desiderio

07/03/2019

Lettera aperta al proprietario di La 7
Egregio Sig. Cairo,
mi permetta di ricordare alcuni principi che sembra Lei abbia dimenticato almeno a vedere come gestisce la sua emittente televisiva. Facciamo tutti parte, e siamo più di sessanta milioni di cittadini,.di una nazione che non appartiene al terzo mondo ma viene ritenuta una nazione fra le più civili ed evolute dell’intero pianeta. I principi sui quali la invito a riflettere si possono riassumere in una sola richiesta: la moralità. Non mi sembra morale,ad esempio,lo sfruttamento delle risorse derivanti dalla pubblicità fatto senza alcun ritegno e senza vergogna per la distruzione delle residue intelligenze ancora presenti nel territorio della nostra martoriata pen*sola. Da perfetto seguace del precedente gestore di una altra rete televisiva, anche Lei sembra ora averlo superato perché, evidentemente, ha a disposizione nuovi e più efficaci metodi di marketing. Come spiegare altrimenti la ossessiva messa in onda di spot televisivi destinati ad una parte e solo a quella di persone: cittadini di mezza età e fino alla vecchiaia? Mi spiego il fatto con la circostanza. ed i suoi esperti l’avranno certamente rilevato. che solo in quella fascia di età esisteva ancora qualche possibilità di spesa. Quindi è inutile dirigere l’attenzione alle fasce di età più giovani le quali, essendo in gran parte senza lavoro non hanno un solo euro da spendere. Lo vediamo ogni giorno come, sulla A7 gli spot pubblicizzano solo oggetti o strumenti per dormire meglio, poltrone miracolose, montascale e attrezzature similari. Provo comprensione per i vari conduttori televisivi costretti a rendersi complici di tale aggressione mediatica che sono sicuro non condividono ma che devono per forza favorire, pena il licenziamento. Quando saremo tutti senza risorse e, a vedere come va la nostra economia,non passerà ancora molto tempo, dove troverà, sig. Cairo,delle imprese ancora disposte ad investire in propaganda televisiva ? prima di arrivare a tal punto mi auguro che la politica affronti il problema e licenzi una legge per regolare le trasmissioni televisive in maniera che non sia più possibile lanciare messaggi chiaramente falsi. In uno stato di diritto credo di potere pretendere allo stesso modo delle garanzie esistenti per gli alimenti una certificazione altrettanto valida per gli spot televisivi-

03/10/2018

La politica nel terzo millennio
La politica dei nostri giorni non presenta differenze notevoli rispetto alle politiche dei secoli passati ma piccole differenze dovute alle diversità delle popolazioni alle quali erano destinate e alle tecnologie sempre più progredite nel tempo. Si tratta infine di governare l’ordinata vita civile del presente e programmare il futuro delle popolazioni. In senso più lato si può paragonare alla funzione del “Pater familias” della tradizione romana che assicurava a tutti i componenti della famiglia il necessario per vivere cioè i mezzi di sostentamento materiale,la protezione dagli eventuali nemici,l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Fin dal tempo dei faraoni, siamo nel 4*millennio a.c., provvedeva a queste incombenze direttamente il faraone che racchiudeva nella sua persona il potere politico e quello religioso ed era il primo rappresentante delle teocrazie che ancora sopravvivono ai nostri giorni in qualche stato dell’oriente e dell’Africa. La teocrazia rimane anche ai nostri giorni l’unico sistema politico in grado di assicurare la pace sociale in contesti dove ci sono grandi differenze di censo tra le classi sociali, anche, se occorre, con la forza. Quando la forza nei governanti viene meno subentra la violenza delle classi più diseredate che provvede autonomamente al livellamento verso l’alto con le rivoluzioni armate. Queste brevi considerazioni ci rivelano un principio che occorre tenere ben presente da chiunque si appresti ad entrare nell’agone politico: non può esistere la ricchezza in una società se non c’è anche la povertà come anche a livello mondiale le grandi nazioni capitalistiche si sono affermate per la contemporanea presenza di nazioni più povere da sfruttare e che sono sempre state sfruttate ne corso dei secoli. Anche nella nostra Italia il relativo benessere diffuso del Nord è stato possibile grazie alla povertà del Sud. Quando non si trova più nelle vicinanze una popolazione da sfruttare la si cerca più lontano. Un politico moderno deve capire questi concetti e farli capire a chi lo segue e di conseguenza non si deve stupire quando una fabbrica delocalizza la sua produzione in Romania ma deve prevedere l’avvenimento e il da farsi anziché fare discorsi che infiammano gli animi ma non portano alcun beneficio alla collettività.

04/09/2018

Per chi volesse ricevere gratis qualcuno dei miei romanzi in forma digitale (file word) indirizzare un messaggio a: [email protected]

31/08/2018

A tutti quelli che lo vorranno invierò in forma digitale uno dei miei romanzi a scelta. Inviare la richiesta a: [email protected]

31/08/2018

A tutti quelli che mi chiederanno uno dei miei romanzi in forma digitale invierò il file in formato docx.
Inviare la richiesta a fulvio.maiello@alice,it

24/08/2018

Per chi volesse leggere i miei romanzi posso inviarli in forma digitale gratis dietro una richiesta via email a [email protected]

21/10/2017

LA STORIA DI UN UOMO VERO

Finalmente nel mese d’Agosto del 1997 sono riuscito ad andare in Venezuela. E’ stato un viaggio meraviglioso, ma la cosa più importante è, che ho potuto soddisfare un bisogno che sentivo da tempo premere con forza nel profondo dell’animo.Mio padre e mio fratello se n’erano andati per sempre ed io non ero mai stato presente e sentivo che era necessario anche il mio saluto per la pace delle loro e della mia anima.
Il cimitero di Caracas è completamente diverso dai cimiteri italiani. Non esistono costruzioni più o meno barocche né lapidi con lunghe iscrizioni e statue d’angeli o santi in atteggiamenti di preghiera o di sofferenza.
Un gran prato verde circondato dagli alberi come una grande radura naturale nel bosco e per terra delle semplici targhette di bronzo con il nome e le date di nascita e di morte.
La grande differenza è che nella tradizione europea il cimitero è la città dei defunti con le vie e le piazze e le abitazioni, monumentali ed ornate di marmi pregiati quelle dei ricchi e semplici con piccole lapidi e senza sculture quelle dei poveri, mentre in quella americana è la riproduzione dei pascoli del cielo dove la fede cristiana, ma non solo quella, colloca il regno delle anime che attendono la resurrezione.
L’istinto, ma anche la ragione suggeriscono che è più giusta e più cristiana la soluzione americana.
Guardavo i fili d’erba e l’azzurro del cielo e c’era tanta pace nel silenzio.
E’ stato allora naturale parlare con i miei cari, due piccole targhette accostate a farsi compagnia, e anche se non mi hanno risposto sono sicuro che mi hanno sentito.
Ho visto poi delle fotografie di mio padre e di mio fratello scattate poco tempo prima del decesso e mi ha colpito qualcosa che li rendeva somiglianti a dispetto della grande e apparente differenza.
Mio padre era ritratto seduto su una sedia ma direi più che seduto afflosciato come un sacco senza contenuto, gli occhi perduti a fissare nel vuoto.
Mio fratello era invece l’immagine della vigoria fisica e della felicità.
Dall’osservazione di tali immagini è scaturito l’impulso di tracciare, sia pure in maniera approssimativa, a causa dei ricordi molto lontani nel tempo e confusi, un profilo di ciò che fu e fece Mario Maiello nella sua vita.
E’ la storia di un uomo semplice e complicato nello stesso tempo, capace di grandi affetti e d’incredibili eccessi ed errori, ed è destinata, principalmente, a tutti i suoi nipoti che potranno da soli vedere le analogie esistenti tra padre e figli.
Mi sforzerò d’essere obiettivo, ma credo che mi potrà essere perdonato qualche accenno di partigianeria, per un uomo che ho sempre ammirato e del quale sono fiero d’essere figlio.

L E O R I G I N I
I PRIMI ANNI DEL SECOLO

La cittadina di Noto, situata sulle colline degradanti verso il mare nella punta più meridionale della Sicilia orientale, è stata sempre e per lunga tradizione, luogo di studi e contemplazione.
E’ sicuramente un gioiello d’arte, per via dei suoi palazzi barocchi e delle sue chiese monumentali, ma non si può certamente affermare che sia luogo di commerci o d’attività comunque mercantili né d’imprenditoria agricola.
La gran maggioranza dei terreni agricoli è, nei primi anni del novecento, di proprietà di poche famiglie nobiliari che li coltivano con i servi agricoli in maniera che oggi sarebbe definita irrazionale.
E’ sconosciuta la coltivazione intensiva e si produce solo ciò che basta per mantenere gli agi di poche famiglie e la vita grama dei lavoranti. Ci sono parecchie piccole attività artigianali a carattere familiare ma tutto è organizzato al servizio della cosiddetta casta nobiliare.
Anche il clero è presente in maniera significativa.
Fin dalla meta dell’ottocento Noto è sede di cattedra vescovile e conta, su una popolazione di circa 20.000 abitanti ben 33 chiese monumentali più un paio di conventi e monasteri.
A parte gli addetti alle scuole, i pochi artigiani e le famiglie nobiliari con la gente al loro servizio, la stragrande maggioranza vive negli stenti e nell’assoluta mancanza d’ogni ausilio tipo medicinali o generi di conforto.
M’immagino però che a quel tempo, nonostante tutto, la vita a Noto debba essere stata dolce per via del clima e della tranquillità che allora come oggi induce alla meditazione non disturbata dai rumori della modernità e favorita dagli intensi profumi delle essenze mediterranee prime fra tutte zagara e gelsomino.
Il 12 Agosto del 1910 è dichiarata al Comune di Trento la nascita di un bambino del quale non si conoscono i genitori. E’ registrato con il cognome Maiello e il nome Mario, figlio d’ignoti.
Molte supposizioni più o meno fantasiose saranno fatte in seguito sulle circostanze della nascita e sull’identità dei genitori naturali ma poiché ritengo non importante tale curiosità mi astengo dal manifestare ipotesi prive d’ogni fondamento reale.
A quel bambino che si affaccia alla vita in maniera già sfortunata non manca però ciò che tutti i bambini hanno: un padre e una madre.
Già nei primi giorni di vita è richiesto in affidamento da una coppia di contadini di Pachino, centro agricolo posto a 20 chilometri di distanza da Noto.
rimaste intatte per moltissimo tempo e solo di recente migliorate e modificate con l’introduzione dei mezzi meccanici. Di quel tempo rimangono ricordi lontani come la lunghissima fila di carri sulle strade polverose alla sera, il rumore degli zoccoli delle bestie e gli odori d’erba tagliata di fresco e di frutta matura.
Sui campi poi, al momento di mangiare qualcosa, si tira fuori dalla bisaccia il pane di grano cotto nel forno a legna, su una panca si pone un pugno di sale grossolanamente macinato e su di esso s'insaporiscono pomodori e cipolle crude che si accompagnano al pane. E' il pasto più comune del contadino, sempre innaffiato da buone sorsate di vino scuro che si beve direttamente da piccoli recipienti di legno simili a botticelle in miniatura.
E’ certamente una vita durissima che tutti accettano in mancanza d’alternative; ma.Mario vuole di più. Capisce che gli orizzonti possibili non possono essere limitati come tanti a quel tempo credono. Egli è inquieto, ricco di fantasia e vitalità e sceglie di vivere e lavorare in paese dove ci sono anche le persone istruite, i giornali e molte possibilità di migliorare le proprie condizioni.
Viene avviato ad apprendere il mestiere di calzolaio.
Non ci sono molte notizie riguardo al periodo della sua fanciullezza e gioventù se non alcune deduzioni che è possibile ricavare dalle persone che lo hanno conosciuto in quel periodo.
Molti anni più avanti il suo primo datore di lavoro, tale Salvatore Valè, titolare di un negozio di scarpe e pelletterie nella piazza principale di Pachino, lo ricorderà con rispetto ed affetto come un suo figlio.
A quel tempo Mario è sicuramente un giovane robusto e di bell’aspetto al quale non manca la intelligenza anche se, purtroppo, l’istruzione è alquanto limitata.
Io credo che il periodo che va dal 1910, anno della sua nascita, al 1935, anno del suo matrimonio, sia da considerare come il più importante e significativo della sua vita con esperienze buone ed esperienze spiacevoli e negative com’è sempre normale che sia e a maggior ragione per quegli anni difficili per tutti.
All’età di 25 anni si è in ogni caso maturi, con o senza istruzione, e Mario non sfugge a questa regola.
Da qualche vecchia fotografia del tempo, che ricordo di aver visto, egli veste con una ricercatezza strana per un figlio di poveri contadini e i capelli nerissimi sono sempre lucidi e ben pettinati.
Non essendoci a quel tempo brillantine e pomate per capelli è molto probabile che usi semplice olio d’oliva.
Non è certamente un uomo comune e questo lo deduco dal fatto che nonno Morgana e sua moglie Rosa hanno una vera venerazione per Mario che, tra i quattro figli, è il più ascoltato e considerato come un essere superiore.
Queste ultime non sono semplici impressioni ma circostanze personalmente verificate da chi scrive all’età di circa venti anni.
Corrado Morgana e Rosa Nielfi, questi i nomi della coppia, accolgono
nella loro povera casa il piccolo come un loro vero figlio e debbo dire che, in seguito, anche per me sono stati in tutto come dei veri nonni.
Ricordo perfettamente la casa che ha visto crescere Mario.
Una costruzione a piano terra addossata alle altre del tutto simili sui due lati di una via di terra polverosa che permette a malapena il passaggio di un carro. Dalla porta d’ingresso sulla strada si accede direttamente ad un unico locale che serve per dormire, lavare e stirare, cucinare e mangiare tutti insieme. Sul retro una apertura senza porta ma con una tenda di panno immette in un altro locale più piccolo che serve da stalla per l’asino e fienile. In un angolo un grande orcio di terracotta con l’acqua per bere e lavarsi.
Infine un cortile dove si conservano gli attrezzi e il carretto con una uscita direttamente sulla strada.
Non esiste acqua corrente né luce elettrica né servizi igienici. I bisogni fisiologici si fanno all’aperto nel cortile e periodicamente, quando sono ben secchi, sono raccolti per usarli come concime.
Se si pensa che in quel tempo parecchie case sono già dotate di condutture dell’acqua, di vasche da bagno, water e luce elettrica si può agevolmente comprendere il grave handicap che Mario ebbe a soffrire già nei primissimi anni della sua esistenza.
Mi piace pensare che tali condizioni di vita anziché essere accettate come normali da Mario siano state la molla che, in seguito, lo avrebbero sempre portato alla ricerca di qualcosa di meglio.
Questo è un istinto dell’animo che, secondo chi scrive, è trasmesso ed è stato sicuramente trasmesso, assieme al patrimonio genetico, ai suoi figli.
Dopo l’arrivo del piccolo Mario altri tre maschi arrivano in quella casa ed è una benedizione perché, in quel tempo, i maschi in casa di un contadino sono braccia di lavoro per i campi da coltivare a mano con vanga e zappa senza alcun ausilio meccanico.
Mario però non corrisponde a tale aspettativa. Finisce le scuole elementari e anziché ai lavori nei campi preferisce la vita in paese. A quel tempo Al tempo dei raccolti o d’altri importanti lavori agricoli si dorme addirittura in campagna in piccole costruzioni di sassi e paglia.
Chi scrive ha visto personalmente l’ambiente e le abitudini di quel tempo
lavorare la campagna significa partire la mattina prima dell’alba con un carretto trainato da un asino, solo i più fortunati possiedono un mulo, lavorare tutto il giorno sotto il sole e fare ritorno a casa al tramonto.

Indirizzo

Trento
38123

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 19:00
Martedì 09:30 - 19:00
Mercoledì 09:30 - 19:00
Giovedì 09:30 - 19:00
Venerdì 09:30 - 19:00
Sabato 09:30 - 19:00
Domenica 09:30 - 19:00

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