21/05/2026
All’inizio del Cinquecento, a Venezia, Aldo Manuzio iniziò a stampare piccoli libri in formato ottavo: volumi più maneggevoli, pensati per essere tenuti in mano, portati con sé e letti anche fuori dallo studio.
Non erano ancora “tascabili” come li intendiamo oggi, ma ne anticipavano l’idea: rendere il libro meno monumentale, più vicino al lettore, più adatto al movimento.
Per far entrare più testo in meno spazio, Manuzio si affidò anche al lavoro di Francesco Griffo, che sviluppò un carattere inclinato e compatto, il corsivo. Oggi lo usiamo per dare enfasi, ma una delle sue origini è molto pratica: occupare meno spazio sulla pagina.
Secoli dopo, nel 1935, Penguin Books trasformò il tascabile in un fenomeno di massa: libri di qualità, economici, riconoscibili, pensati per arrivare a molti più lettori.