Il piacere del sapere

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bri e autori, riflessioni sui grandi temi della letteratura fantastica e scientifica, insieme a notizie di attualità selezionate per stimolare il pensiero critico e la curiosità. Inoltre condividerò con tutti voi visitatori i miei racconti e le mie opere narrative, per creare un angolo di lettura. Il Piacere del Sapere nasce dal desiderio di condividere storie, idee e visioni, creando un punto di incontro per lettori, appassionati e chiunque creda che l'immaginazione e l'informazione siano due strumenti fondamentali per comprendere il mondo — reale o fantastico che sia.

16/06/2026

Genesi - L’alba degli eroi

Il terzo capitolo della saga di Lydia Hawke. Per chi ama la fantascienza:
16/06/2026

Il terzo capitolo della saga di Lydia Hawke. Per chi ama la fantascienza:

Genesi - L’alba degli eroi

Il vecchio e i gatti ( una storia vera)Il vecchio da 22 anni dà da mangiare a 200 gatti randagi ogni mattina. Quando è c...
14/06/2026

Il vecchio e i gatti ( una storia vera)

Il vecchio da 22 anni dà da mangiare a 200 gatti randagi ogni mattina. Quando è crollato sul sentiero, hanno formato un cerchio intorno a lui e non si sono fatti avvicinare per 3 ore fino all'arrivo dell'ambulanza 🐱💔

In un villaggio costiero, un uomo stava dando da mangiare ai gatti.

Ogni mattina. Da ventidue anni 🐾

È iniziato nel 2001, l'anno in cui sua moglie è morta. Le piacevano i gatti. Loro non avevano figli. Stava lasciando degli avanzi per alcuni gatti randagi dietro casa loro. Tre, forse quattro.

Dopo la sua morte, continuò.

Non per tre gatti. Non per quattro.

Nel corso degli anni sono cresciuti in decine, poi oltre un centinaio, poi circa duecento gatti che vivono in siepi, muri di pietra e edifici abbandonati intorno al paese 🌿🐱

Ogni mattina alle 5:45 percorreva lo stesso sentiero con due secchi. Ha lasciato del cibo in undici stazioni. Ogni singolo giorno. Sempre. Non manca mai una sola mattina ☔❄️

Nessuno lo stava aiutando.

Ha pagato tutto con la pensione. Viveva semplicemente, senza quasi nulla per lui. I gatti camminavano prima di lui, ogni giorno 🐾💛

Lui non ha dato loro nessun nome. Ma lui li conosceva tutti. Scriveva le ferite, i loro arrivi, le loro sparizioni in un taccuino usato

Un giorno, nel corso degli anni ha portato oltre 300 gatti malati da un veterinario, senza mai chiedere nulla in cambio.

Il veterinario ha detto: "Non ha mai detto "il mio gatto. "". Ha detto "gatto di collina" 🐱

Il 14 ottobre 2023, a 86 anni, è crollato sul sentiero. Ictus. Non poteva più muoversi. Non poteva più chiedere aiuto.

Ma i gatti hanno visto 🐾

Uno dopo l'altro sono arrivati e poi a decine. E poi più di cento.

Hanno formato un cerchio intorno a lui ❄️🐱

Un cerchio stretto. Immobile. Alcuni si metterebbero contro di lui per riscaldarlo. Altri rimasero in guardia.

Quando qualcuno ha cercato di avvicinarsi, i gatti hanno bloccato il passaggio. Senza aggressività. Solo... Non si muovevano. Come una barriera vivente 💔

Lo hanno protetto per tre ore fino all'arrivo dei soccorsi.

I soccorsi hanno confermato che hanno dovuto muoversi lentamente per attraversare il cerchio.

E anche dopo l'intervento, i gatti hanno seguito la guardia a distanza prima di fermarsi e sedersi a guardare 🐾

È sopravvissuto, ma non poteva più percorrere il sentiero.

La prima volta in 22 anni, la mattina dopo era vuota.

Ma la gente del villaggio ha iniziato a prendere il sopravvento.

Uno per uno. Organizzato non ufficialmente. Semplicemente volontari che si sono impossessati di secchi, stazioni, sentiero 🐱🤝

Il vecchio è stato informato.

Stava ascoltando.

Poi ha semplicemente detto:

"Stazione quattro... La ciotola è rotta. Sta scappando. Deve essere sostituito. »

Niente paroloni. Solo il lavoro da fare.

Perché per lui non era una storia. Era una responsabilità.

Ha detto:

"Noi non ci fermiamo. « »

🐾💛

L’ ULTIMA TRASMISSIONEmessaggio arrivò alle 03:17, ora del ciclo standard. Mara Voss stavadormendo nella sua cuccetta qu...
06/06/2026

L’ ULTIMA TRASMISSIONE

messaggio arrivò alle 03:17, ora del ciclo standard. Mara Voss stava
dormendo nella sua cuccetta quando il terminale mandò il segnale
acustico — tre impulsi brevi, uno lungo. Codice Omega.
Si alzò di scatto, il
cuore che batteva già fuori ritmo prima ancora che i piedi toccassero il
pavimento di metallo freddo.
Codice Omega significava una sola cosa: comunicazione ad alta priorità da
una sorgente non classificata. In dodici anni di servizio sulla Stazione Kepler-9, Mara non aveva mai visto un Codice Omega. Li aveva studiati nei manuali durante l'addestramento, come si studiano i protocolli per i meteoriti di classe
Extinction — cose per cui ci si prepara sapendo che non accadranno mai.
Sullo schermo principale, avvolte nell'interferenza di un campo gravitazionale
di proporzioni enormi, c'erano le coordinate di sua figlia.
Mille anni luce di distanza.

Giulia era partita con la sonda-laboratorio Abisso tre anni prima, in direzione
della nebulosa NGC 604 — uno degli ambienti di formazione stellare più
attivi della Via Lattea. Era biologa astrofisica, specializzata in chimica prebiotica. La missione prevedeva cinque anni di viaggio in stato di ibernazione, poi due anni di ricerche, poi altri cinque per tornare. Nessuno si
aspettava comunicazioni prima dell'anno 2195. La fisica non lo permetteva
— il ritardo di propagazione del segnale era matematicamente invalicabile.
Eppure.
▶ T R A S M I S S I O N E I N E N T R A T A
«Mamma. Stai dormendo, lo so. Scusa se ti sveglio così. Ho trovato qualcosa.
Non siamo soli — ma non è quello che pensavamo. Non è quello che pensava
nessuno. È molto più antico di qualsiasi cosa avessimo immaginato. E ci sta
guardando da sempre. Non so quanto tempo ho. Ti voglio bene.»
Poi il silenzio. Lo statico freddo del cosmo che riempiva gli altoparlanti.

I I — L ' A N A L I S I
Mara rimase immobile davanti allo schermo per quasi un'ora, a fissare la
forma d'onda del segnale come se potesse estrarne qualcosa di più. Poi si
mosse, perché era una scienziata prima ancora di essere una madre, e i due
ruoli in quel momento parlavano la stessa lingua.
Il segnale era reale. Non era rumore di fondo, non era un'eco anomala, non era
un artefatto strumentale. La firma spettrale corrispondeva esattamente al
trasmettitore bionico impiantato nel polso sinistro di Giulia all'atto
dell'arruolamento — una tecnologia di identificazione personale unica, non
replicabile. Era sua figlia.
Ma la fisica continuava a non tornare. Per ricevere quel messaggio in tempo
reale, Giulia avrebbe dovuto trovarsi a non più di poche ore-luce dalla
stazione. Invece le coordinate incorporate nel segnale indicavano una
posizione a 1.247 anni luce nel quadrante sud-est, ben oltre NGC 604, in una
zona di spazio che sulle mappe dell'Agenzia era contrassegnata
semplicemente con la dicitura: Vuoto Extragalattico — Dati insufficienti.
Mara passò le ore successive a incrociare i dati con il Centro di Controllo
Missioni sulla Terra. Il collegamento richiedeva 4,2 anni di ritardo — aveva
già inviato il file del segnale prima ancora di svegliarsi del tutto, per riflesso
condizionato. Sapeva che non avrebbe ricevuto risposta per anni. Era sola, come sempre.
Come sempre, lavorò da sola.

I I I — Q U E L L O C H E L ' A B I S S O A V E V A T R O V A T O
Nel segnale, nascosti nella modulazione di frequenza come messaggi in
codice dentro una melodia, c'erano i dati. Giulia era una scienziata: anche
nella paura, anche nell'urgenza, aveva pensato a documentare tutto. Ci volle a
Mara quasi un giorno intero per decomprimerli e interpretarli.
Quello che emerse sullo schermo la lasciò senza fiato.
La sonda Abisso aveva individuato, nella regione del Vuoto, una struttura. Non
una stella. Non una nebulosa. Non un pianeta. Una struttura. Geometrica,
simmetrica, estesa per quasi due anni luce in ogni direzione, costruita con una
materia che i sensori della sonda non sapevano classificare — né ordinaria, né
esotica secondo i parametri conosciuti. Qualcosa di completamente altro.
I dati spettrali suggerivano un'età di circa 900 milioni di anni. La struttura era
lì da prima che la vita complessa comparisse sulla Terra. Da prima dei
dinosauri. Da prima dei primi organismi pluricellulari. Forse da prima che il
pianeta Terra avesse ancora un oceano liquido.
E stava emettendo segnali. Deboli, periodici, strutturati — segnali che la
Abisso aveva iniziato a ricevere prima ancora di avvicinarsi abbastanza da
vedere la struttura a occhio elettronico. Segnali che, scriveva Giulia nelle sue
note, «sembrano contenere una mappatura completa della Via Lattea, aggiornata.
Come se qualcuno avesse tenuto un registro di ogni stella, ogni pianeta, ogni sistema.
Come se avessero monitorato tutto. Per sempre.»
▶ T R A S M I S S I O N E I N E N T R A T A
«Mamma, la cosa che mi spaventa di più non è la struttura. È che nella
mappatura c'è anche la Terra. C'è anche Kepler-9. Ci siamo noi, con coordinate
precise, con date, con — non so come dirlo — con annotazioni. Come schede in
un catalogo. Qualcuno sa che esistiamo. Lo sa da molto tempo.»

I V — L A R I S P O S T A
Quella notte — se "notte" aveva ancora un senso in un ciclo artificiale di 24
ore — Mara si sedette alla postazione principale e guardò le stelle attraverso il
grande oblò della stazione. Le conosceva tutte. Aveva passato dodici anni a
catalogarle, misurarle, studiarle. Le sentiva sue, quasi.
Adesso le guardava in modo diverso.
Si chiese quante di quelle luci fossero annotate in quella mappa. Si chiese se ci
fosse qualcosa là fuori che, in questo preciso momento, stesse ricevendo dati
sulla sua posizione, sul suo respiro, sulla temperatura del caffè che stringeva
tra le mani. Si chiese se il senso di essere osservata che aveva avuto tante volte
nella vita — quella sensazione irrazionale e fugace che tutti conoscono —
fosse in realtà qualcosa di molto più concreto di quanto avesse mai pensato.
Poi fece quello che aveva imparato a fare da sua figlia: smise di avere paura e
iniziò a pensare.
Se quella cosa — quella struttura, quell'entità, quell'intelligenza antica come
il mondo — avesse voluto fare del male, avrebbe avuto novecento milioni di
anni per farlo. Invece aveva aspettato. Aveva guardato. Aveva registrato. Come
un astronomo che studia una stella lontana senza interferire con la sua vita.
Come una madre che guarda crescere un figlio da lontano, senza svegliarlo.
Mara aprì il canale di trasmissione e iniziò a parlare. Non verso la Terra —
troppo lontana, troppo lenta. Verso le coordinate che Giulia le aveva mandato.
Verso quel punto del Vuoto dove qualcosa di antico e immenso teneva i suoi
occhi su tutto ciò che aveva nome nell'universo.
Non sapeva se la sua voce sarebbe arrivata. Non sapeva se sarebbe stata
capita. Non sapeva nemmeno cosa dire.
Disse la prima cosa che le venne in mente.

▶ T R A S M I S S I O N E I N E N T R A T A
«Siamo qui. Lo sapete già. Ma volevamo dirlo anche noi.»
Poi aspettò. Fuori dall'oblò, le stelle continuavano a bruciare, indifferenti
come sempre — o forse, finalmente, non più indifferenti del tutto.
Da qualche parte nel buio profondo, a novecento milioni di anni di distanza
nel tempo e a mille anni luce nello spazio, qualcosa registrò la trasmissione.
E per la prima volta in tutta la sua storia infinita, aggiunse una nota nuova
alla scheda.

02/06/2026

Il silenzio delle stelle è ingannevole. Nello spazio profondo, là dove la luce impiega secoli per raggiungere la coscienza degli uomini, Lydia Hawke si ritrova al comando della Nemesi, la nave ammiraglia della flotta astrale terrestre. Un onore conquistato a caro prezzo, ma anche una responsabilità che pesa come il vuoto cosmico che la circonda.

Il viaggio riprende da dove tutto era stato interrotto: Vespera, il pianeta antico e pieno di enigmi, ha lasciato ferite ancora aperte e domande che esigono risposte. Le visioni, le scoperte, i segnali… nulla è stato casuale. Qualcosa, o qualcuno, si muove nell’ombra, orchestrando eventi al di là della comprensione umana.

Man mano che Lydia attraversa settori inesplorati della galassia, si trova sempre più invischiata in un intreccio di cospirazioni e giochi di potere che affondano le radici ben oltre i confini della politica interstellare. Ogni nuovo sistema raggiunto, ogni stazione orbitale, ogni trasmissione criptata, svela un tassello di una verità pericolosa. Una verità che riguarda la fragile alleanza tra le colonie terrestri e le potenze emergenti.

Ma il pericolo non è solo esterno. Lydia è costretta ad affrontare un’amara constatazione: non può fidarsi di nessuno. I confini tra alleati e nemici si fanno sempre più sottili, le intenzioni più opache. I traditori camminano tra i ponti delle navi della flotta spaziale e indossano volti familiari. Ogni decisione può essere l’ultima. Ogni passo può far detonare una guerra che nessuno è pronto ad affrontare.

Nel mezzo di questo fragile equilibrio, una nuova minaccia si profila. Oscura, silenziosa, personale. Lydia non sa ancora dargli un nome, ma sa che la sua origine non è remota. Riguarda lei, il suo passato, e forse qualcosa di ancora più profondo: il destino stesso dell’umanità.

Eppure, non è sola. Al suo fianco torna Mira Patel, l’archeologa spaziale dalla mente acuta e dallo sguardo che legge i segreti delle stelle. Mira conosce leggende dimenticate, simboli perduti, e antiche civiltà il cui sapere potrebbe cambiare per sempre la comprensione dell’universo. Insieme, dovranno affrontare nuove verità, mondi ostili, e creature forgiate in ere in cui l’uomo non era ancora che un sussurro nel cosmo.

Nuovi compagni si uniranno alla loro traversata: scienziati, guerrieri, dissidenti.

31/05/2026

Il rumore di fondo


Il fumo denso del caffè sintetico saliva in spire lente, illuminato solo dal riverbero verde dei vecchi monitor a tubo catodico. In quel seminterrato dimenticato da Dio, schermato da tre metri di piombo e cemento, il silenzio era un lusso che pochi potevano permettersi.

Enea guardò i volti dei quattro ragazzi seduti intorno al tavolo. Erano giovani, nati quando il Flusso era già lo standard. Per loro, il mondo era sempre stato una linea retta tracciata dall’Algoritmo Centrale.

Al centro della stanza sedeva Silas. I suoi vestiti erano logori, lo sguardo spento di chi ha visto il meccanismo dall'interno e ne è rimasto schiacciato. Silas era un disertore del Ministero della Sintonia. Un rifugiato del Sistema.

«Spiegaci come fanno,» sussurrò Maya, una delle ragazze, tormentandosi le dita. «Come fa la gente a bere ogni singola parola del Mainstream senza farsi mezza domanda? Mio padre mi guarda come se fossi un mostro solo perché ho dubitato del report sulla scarsità d'acqua.»

Silas fece un sorriso amaro, tossendo leggermente.

«Perché per loro, Maya, la tua mente non è diversa da un'Intelligenza Artificiale di vecchia generazione. Siete solo nodi di calcolo. Vettori di dati.»

Silas si sporse in avanti, proiettando sul tavolo un piccolo ologramma crittografato. Mostrava un grafico dinamico, una rete di impulsi sinaptici che si accendevano all’unisono.

Il Protocollo di Validazione (Come funziona il Sistema)
«Il condizionamento non avviene con la forza,» spiegò Silas, indicando i nodi dell'ologramma. «Avviene tramite un processo di ottimizzazione statistica. Funziona esattamente così:

1) Il Lancio del Vettore: Il Mainstream genera una notizia. Non importa che sia vera o falsa; la verità è un concetto obsoleto. È solo un "input di test".

2) Il Test di Consenso: L'informazione viene iniettata nella rete neurale della popolazione. L'obiettivo dell'algoritmo è uno solo: trovare la traiettoria che genera il maggior numero di seguaci nel minor tempo possibile.

La Scrematura dei Bias: Durante il test, la mente di ogni cittadino viene analizzata. Chiunque mostri una reazione fuori standard — un dubbio, un'anomalia logica, un bias cognitivo non allineato — viene immediatamente tracciato.»

«E cosa succede a chi ha quei... bias?» chiese Enea, stringendo i pugni.

«Venite isolati,» rispose Silas seccamente. «Ma non vi rinchiudono in una prigione di massima sicurezza. È molto peggio. Vi escludono digitalmente e socialmente. Se non rientri nel "gregge", l'algoritmo ti etichetta come Rumore di Fondo. I tuoi post non vengono visti, il tuo conto bancario subisce rallentamenti "tecnici", i tuoi vicini ricevono micro-impulsi di fastidio quando sei nelle vicinanze. Diventi un fantasma.»

Silas spense l'ologramma. L'oscurità tornò a riempire la stanza.

«Il risultato? Un'informazione di sistema pura, autoreferenziale. Il Mainstream decide cosa è reale. Se domani l'algoritmo stabilisce che il cielo è rosso perché questo ottimizza la produttività e la felicità media del gregge, il 99% della popolazione vedrà il cielo rosso. E chi dirà che è azzurro verrà additato come un malato mentale, un elemento asociale da evitare.»

«È una gabbia perfetta,» mormorò Maya, con un brivido.

«No, non è perfetta,» disse Silas, e per la prima volta i suoi occhi brillarono di una luce feroce. «Le IA si possono riprogrammare, ma la biologia umana ha una variabile che loro chiamano errore, e che noi chiamiamo spirito. Se siamo qui, significa che il loro test non ha calcolato tutto. Noi siamo il bias che non possono correggere.»

L'Ultimo PresenteSul pianeta Kera non esisteva il concetto di mezzanotte, né quello di mezzogiorno. C’era solo la *Grand...
21/05/2026

L'Ultimo Presente

Sul pianeta Kera non esisteva il concetto di mezzanotte, né quello di mezzogiorno. C’era solo la *Grande Sgualcitura*: il momento in carena in cui l'orizzonte degli eventi di Gargantua-N, il buco nero supermassiccio attorno a cui Kera orbitava, inghiottiva la luce della stella catturata che fungeva da sole artificiale.
Per gli abitanti di Kera, la gravità non era una forza invisibile, ma una vicina di casa fin troppo ingombrante.
Zael si sistemò gli occhiali a schermatura quantistica e guardò fuori dalla vetrata della cupola bioclimatica. Il cielo non era blu, né nero. Era un vortice ipnotico di oro, violetto e bianco incandescente: il disco di accrescimento del buco nero, una ciambella di materia surriscaldata che tracciava spirali di fuoco nello spazio. Era bellissimo. Ed era una condanna a morte dilazionata nel tempo.
«Sei ancora lì a guardare il passato?» domandò Lyra, entrando nella sala comandi con due tazze di idro-tè fumante.
«Tecnicamente, sto guardando il futuro di qualcun altro», rispose Zael con un sorriso amaro.
C'era un paradosso doloroso nel vivere su Kera. A causa dell'estrema dilatazione temporale causata dalla vicinanza a Gargantua-N, il tempo sul pianeta scorreva a un ritmo assurdamente lento rispetto al resto del cosmo. Un'ora trascorsa sulla superficie di Kera corrispondeva a circa dieci anni sul pianeta natale della loro specie, abbandonato secoli prima a causa di una guerra dimenticata.
I coloni originari si erano rifugiati lì pensandola come la fortezza perfetta: nessuno avrebbe potuto attaccarli in un pozzo gravitazionale così profondo. Ma la fortezza si era trasformata in una capsula del tempo. I figli dei coloni guardavano i segnali radio provenienti dal resto della galassia come si guarda lo schermo di un cinema: civiltà intere sorgevano, fiorivano e si estinguevano nello spazio di qualche mese kerano.
«Il radio-telescopio ha agganciato un nuovo segnale dalla Cintura di Orione», disse Lyra, porgendogli la tazza. Il suo tono era piatto, venato da quella strana malinconia che accumunava tutti i nati sotto il grande cerchio nero.
Zael aprì la traccia audio. All'inizio ci fu solo il solito statico, il "friggere" della radiazione di Hawking. Poi, una voce. Era pulita, digitalizzata, ma disperata.
*«...qui flotta di evacuazione di Nuova Terra. Chiediamo asilo. La nostra stella è diventata una nova. Sappiamo che siete lì. Vi preghiamo, rispondete...»*
Zael controllò i metadati del messaggio. Il computer di bordo impiegò pochi millisecondi a elaborare la correzione temporale.
«Quando è stato inviato?» chiese Lyra, anche se conosceva già la risposta.
«Quattrocento anni fa, tempo standard galattico», sussurrò Zael. «Per noi, sono passate circa quaranta ore. Probabilmente la loro flotta si è spenta o ha trovato un altro rifugio secoli fa. O forse sono diventati polvere.»
Lyra si voltò verso la vetrata. Lassù, la luce stellare veniva deformata dalla lente gravitazionale, piegandosi in archi perfetti attorno al nucleo di oscurità assoluta. Per loro, l'universo esterno si muoveva a una velocità frenetica, un film accelerato al massimo in cui le stelle nascevano ed morivano come scintille di un falò.
«A volte mi chiedo se i veri fantasmi non siamo noi», disse Lyra, appoggiando la fronte al vetro freddo. «Siamo bloccati in un eterno presente, mentre il resto del mondo corre verso la fine.»
Zael non rispose. Si limitò ad attivare il trasmettitore ad alta potenza del pianeta, puntando l'antenna verso la Cintura di Orione. Sapeva che era inutile. Sapeva che quando la loro risposta avesse risalito il profondo pozzo gravitazionale di Gargantua-N, deformandosi e stirandosi nello spazio-tempo, sarebbero passati altri secoli là fuori.
Ma registrò comunque la sua voce.
*«Qui Kera. Riceviamo il vostro messaggio. Le nostre porte sono aperte. Vi aspettiamo.»*
Sapeva che, per quando qualcuno avesse mai sentito quelle parole, la specie umana avrebbe potuto essere già estinta. Ma lì, sull'orlo del nulla, dove il tempo si rifiutava di passare, conservare la speranza era l'unico modo rimasto per dimostrare di essere ancora vivi.

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21/05/2026

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🚀 Quando l’umanità guarda nell’abisso… l’abisso risponde.https://amzn.eu/d/0daCPi2wNel cuore della galassia, tra imperi ...
20/05/2026

🚀 Quando l’umanità guarda nell’abisso… l’abisso risponde.

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Nel cuore della galassia, tra imperi in guerra, antiche civiltà dimenticate e tradimenti che possono distruggere interi mondi, una figura emerge dal caos: Lydia HawkIl piacere del sapere

Guerriera. Stratega. Simbolo di ribellione.
Ma anche l’unica in grado di fermare una minaccia capace di cambiare il destino dell’universo.

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