Pagina di prova per dirette strepitose

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11/06/2021

Se è vero che Venezia celebra i 1600 anni dalla sua leggendaria fondazione, è altrettanto vero che Zelarino celebra il millennio del suo legame con la famiglia Foscari.
Ma gli anniversari non finiscono qui, perché 690 anni fa, esattamente il 21 giugno 1331, a Brescia, Giovanni re di Boemia, figlio del defunto imperatore Enrico VII del Lussemburgo, erigeva in feudo onorevole le proprietà del cavaliere Nicolò Foscari, nominandolo conte di Zelarino e di Noventa Padovana.
Una famiglia antica e nobile dunque quella dei Foscari, anche se non appartenente al novero delle case apostoliche né delle evangeliche, alle quali si attribuiva la fondazione di Venezia.
Una famiglia che diede alla Serenissima un solo doge, Francesco Foscari (1373-1457). Eppure fu un personaggio straordinario, dotato di una smisurata ambizione politica, che gli permise di scalare in pochi anni i vertici dello stato: non aveva che 42 anni quando fu eletto nel 1416 Procuratore di San Marco; non aveva ancora compiuto 50 anni quando fu eletto, tra lo stupore generale, doge di Venezia nel 1423.
Egli fu anche il doge più “longevo” di tutta la storia della Repubblica: governò lo stato marciano per ben 34 anni.
Le tracce rimaste oggi della presenza plurisecolare dei Foscari a Zelarino sono un mulino sul fiume Marzenego, un’ osteria, due palazzi lungo la strada Castellana, e un altare dedicato a San Giuseppe all’interno della chiesa parrocchiale.

Per approfondire:
Giuseppe Gullino, La saga dei Foscari. Storia di un enigma, Cierre Edizioni, Sommacampagna , Verona 2005; Giorgio Zoccoletto, La contea dei Foscari a Zelarino, Centro Studi Storici di Mestre, Venezia 1999

Lo sapevate che a Zelarino, presso villa Malipiero-Barbarich, esiste un piccolo frammento del Palazzo Ducale di Venezia?...
16/04/2021

Lo sapevate che a Zelarino, presso villa Malipiero-Barbarich, esiste un piccolo frammento del Palazzo Ducale di Venezia? Sul soffitto del salone a T del piano nobile della villa esiste una “copia” del famoso dipinto eseguito da Paolo Veronese, intorno al 1553, per la sala delle Udienze del Consiglio dei Dieci. Il dipinto del Veronese ha per tema “Giove che scaccia i vizi”. La cosa singolare è che la tela del Veronese fu asportata durante le requisizioni napoleoniche del 1797, ed oggi si trova esposta a Parigi al museo del Louvre, mentre a Palazzo Ducale è stata sostituita da una “copia” ottocentesca. Il dipinto di Zelarino fu eseguito da uno sconosciuto frescante più o meno 40 anni dopo l’originale del Veronese.

Per saperne di più, vedi:

Uno scrigno di pietra dipinto : storia, arte, architettura, restauro di villa Marcheselli-Malipiero-Barbarich a Zelarino - Venezia, ora Hotel Villa Barbarich / a cura di Francesco Amendolagine, Stefano Noale ; fotografie di Pino Guidolotti, Gaetano Mazzeo, Padova : Linea, 2017

La storia di Zelarino è strettamente intrecciata alla storia della parrocchia di Santa Maria Immacolata e San Vigilio. P...
16/04/2021

La storia di Zelarino è strettamente intrecciata alla storia della parrocchia di Santa Maria Immacolata e San Vigilio. Per la verità, fin dal periodo medievale, la chiesa di Zelarino fu sempre e solamente intitolata a San Vigilio vescovo di Trento, il quale subì il martirio – secondo la tradizione agiografica – il 26 giugno del 405 d.C., mentre svolgeva la sua missione evangelizzatrice presso le popolazioni pagane della Val Rendena. Il culto di San Vigilio si diffuse poi rapidamente, oltre che in Trentino, anche nelle diocesi vicine di Bressanone, Brescia, Bergamo, Verona, fino ad arrivare anche in quella di Treviso. Come sia giunto a Zelarino il titolo di San Vigilio non è ancora chiaro. Una delle ipotesi in campo è che il titolo sia di ascendenza germanica, da collegarsi con la facilità delle comunicazioni lungo l’asse costituito dalla strada Valsugana-Castellana, anticamente chiamata «Via Imperialis», che collegava Trento a Venezia. Forse il culto del santo patrono di Trento fu introdotto a Zelarino dai Frati Alemanni o Cavalieri Teutonici, un ordine religioso-cavalleresco fondato nel 1190 a S. Giovanni d’Acri, in Palestina, con lo scopo di proteggere i pellegrini cristiani diretti in Terrasanta. I Cavalieri Teutonici possedevano a Venezia, fin dal 1256, un monastero ed una chiesa sotto l’invocazione della SS.ma Trinità (sul luogo dove ora sorge la Basilica della Salute e l’attiguo seminario patriarcale, presso la punta della Dogana). Fu solo con l’arrivo a Zelarino, nel 1855, del nuovo parroco Giulio Cesare Parolari che la chiesa di Zelarino cambiò intitolazione. Da subito il Parolari si fece promotore di radicali interventi edilizi che trasformarono l’aspetto architettonico del centro del paese, dandogli l’impronta che conserva tuttora. Campanile, canonica, chiesa parrocchiale, sagrato, cimitero: tutte queste strutture furono interessate da lavori di restauro, di ingrandimento o addirittura di ricostruzione. L’opera sua più nota resta l’ingrandimento e l’abbellimento della chiesa parrocchiale. A partire dal 1862 si pose mano ai lavori: la navata venne allungata di circa sei metri verso la canonica; vennero ricostruiti in stile neoclassico, su progetto del noto architetto feltrino Giuseppe Segusini, il coro, la sagrestia, il presbiterio e la cantoria. Poi si procedette alla sistemazione interna degli altari. Dai sette altari della chiesa settecentesca, si ritornò ai cinque altari della chiesa del 1600. Le nuove pale d’altare dedicate alla Madonna e ai santi Vigilio, Sebastiano e Valentino furono commissionate al pittore veneziano Pietro Nordio. La chiesa, così rinnovata, venne consacrata il 22 ottobre 1865 dal Vescovo di Treviso, mons. Federico Maria Zinelli, vecchio compagno di studi del Parolari e poi suo collega per alcuni anni come insegnante nel seminario patriarcale di Venezia. Fu in questa occasione, data la vicinanza temporale con la solenne proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria (avvenuta a Roma, in data 8 dicembre 1854, da parte del papa Pio IX), che al primitivo titolo di San Vigilio fu premesso quello di Santa Maria Immacolata.

Per saperne di più, vedi:

Valerio Rossato, Inter filios pater. Don Giulio Cesare Parolari e la parrocchia di Zelarino nel bicentenario della nascita del grande arciprete, Zelarino 2009

Forse non tutti sanno che i più antichi edifici costruiti nel paese di Zelarino non sono le ville venete e nemmeno la ch...
16/04/2021

Forse non tutti sanno che i più antichi edifici costruiti nel paese di Zelarino non sono le ville venete e nemmeno la chiesa di San Vigilio (la prima menzione della chiesa risale al 1297, ed essa nacque come ca****la campestre dipendente dalla Pieve matrice di San Lorenzo di Mestre), bensì i due mulini esistenti lungo il corso del fiume Marzenego. Oggi essi sono conosciuti con i nomi rispettivamente di mulino Ronchin e Fabris. Fermiamo la nostra attenzione sul primo di questi due mulini. Esso si trova in quello che un tempo era il colmello di Zelo, ed è già documentato nel 1176 come proprietà di Otolino da Mestre. E’ rimasto attivo fino al 1966, poi è stato utilizzato come deposito del vicino laboratorio artigianale. Nel corso dei secoli ha subito vari passaggi di proprietà, ed in alcuni periodi ha condiviso la sorte della villa Malipiero-Barbarich, che sorge a pochi metri di distanza. Tra i proprietari del mulino spiccano i nomi di due famiglie: i nobili Marcheselli da Rimini e i Pezzana. Quella dei Pezzana era una famiglia di librai e tipografi di origine piemontese, che si trasferì a Venezia fin dagli inizi del Seicento e che, dopo aver rilevato nel 1657 la gloriosa casa editrice Giunti, sarebbe divenuta ai primi del Settecento la seconda casa editrice veneziana, per valore commerciale e per giro di affari, dopo quella dei Baglioni. L’importanza nella storia della società veneziana della famiglia Pezzana è testimoniata dal fatto che ancor oggi esiste presso campo San Polo una calle così denominata.

Per approfondire l’argomento, vedi:

AA.VV., Il Marzenego. Vivere il fiume e il suo territorio, Venezia 1985; G. Tassini, Curiosità veneziane, ristampa della IX edizione, Filippi editore, Venezia 1990

Memorabile questo 2021 non solo per Venezia, ma anche per Zelarino. Se è vero che Venezia celebra i 1600 anni dalla sua ...
16/04/2021

Memorabile questo 2021 non solo per Venezia, ma anche per Zelarino. Se è vero che Venezia celebra i 1600 anni dalla sua leggendaria fondazione, è altrettanto vero che Zelarino celebra il millennio del suo legame con la famiglia Foscari. Riportiamo le parole del professor Giuseppe Gullino, storico veneziano: “ I primi documenti che la [= famiglia Foscari] riguardano risalgono infatti circa al Mille e suggeriscono origini agresti; venivano infatti da Zelarino, nel basso Trevigiano, oggi periferia di Mestre. E alla terraferma rimasero sempre legati, anche dopo essersi trasferiti tra le acque salse”. Ma gli anniversari non finiscono qui, perché 690 anni fa, esattamente il 21 giugno 1331, a Brescia, Giovanni re di Boemia, figlio del defunto imperatore Enrico VII del Lussemburgo, sceso in Italia come vicario imperiale con un suo esercito, erigeva in feudo onorevole le proprietà del cavaliere Nicolò Foscari, nominandolo conte di Zelarino e di Noventa Padovana. Probabilmente questa investitura feudale da parte del re di Boemia è stata inventata di sana pianta dai Foscari, ciò non toglie che questi beni di Zelarino rimasero fino al 1800 in proprietà della famiglia e che il titolo comitale essi l’avrebbero portato sempre con orgoglio, come dimostra lo stemma araldico (una celata da combattimento) che ancor oggi figura nella facciata di Ca’ Foscari sul Canal Grande.

Una famiglia antica e nobile dunque quella dei Foscari, anche se non appartenente al novero delle case apostoliche né delle evangeliche, alle quali si attribuiva la fondazione di Venezia. Un casato costituito sempre da pochi esponenti abili a sedere in Maggior Consiglio, diviso in due rami, quello di San Pantalon e quello di San Simeon Piccolo. Insomma, una famiglia esigua; niente a che vedere con famiglie come i Morosini, i Contarini, i Corner ed altre ancora, che si dividevano in tanti rami ed avevano decine di esponenti in grado di farsi valere negli organi politici, amministrativi o finanziari della Repubblica. Una famiglia che diede alla Serenissima un solo doge, Francesco Foscari (1373-1457). Eppure fu un personaggio straordinario, dotato di una smisurata ambizione politica, che gli permise di scalare in pochi anni i vertici dello stato: non aveva che 42 anni quando fu eletto nel 1416 Procuratore di San Marco; non aveva ancora compiuto 50 anni quando fu eletto, tra lo stupore generale, doge di Venezia nel 1423. Ancor oggi, tra gli studiosi di Venezia, si discute animatamente su chi sia stato il più grande doge che la Repubblica di San Marco abbia mai avuto. Sono stati fatti diversi nomi, tra cui anche quello di Francesco Foscari. Una cosa è certa: Francesco Foscari fu il doge più “longevo” di tutta la storia della Repubblica; mai nessuno prima di lui e neppure dopo di lui governò lo stato marciano per ben 34 anni.

Dei due rami della famiglia Foscari nominati sopra, uno è ancora oggi vivo e vegeto, mentre l’altro è ormai estinto da quasi due secoli. Quello ancora esistente è il ramo di San Pantalon, il più prestigioso, quello ducale per intenderci. Tra i suoi membri spicca la figura dell’architetto Antonio Foscari Widmann Rezzonico, proprietario della famosa villa palladiana costruita lungo la Riviera del Brenta, vale a dire Villa Foscari alla Malcontenta. Il ramo di San Simeon Piccolo, discendente in linea diretta dal fratello minore del doge Francesco, vale a dire dal Procuratore Marco Foscari, si è estinto quanto ai maschi nel 1810 con la morte di Alvise V detto Paolo Foscari, ultimo Primicerio di San Marco, mentre l’ultima donna di questo ramo di casa Foscari, la contessa Marta, andata sposa nel 1808 al conte Bartolomeo 1° Vincenzo Gradenigo, morì nel 1858. Il figlio della contessa Marta, il conte Bartolomeo 1° Girolamo Gradenigo (1808-1883) fu il primo sindaco del Comune di Zelarino dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia nel 1866, ed è sepolto a Zelarino davanti l’ingresso della chiesa parrocchiale di S. Maria Immacolata e S.Vigilio V.M., assieme alla sua seconda moglie, la contessa Ortensia De Mezzan (1820-1876).

Quali tracce sono rimaste oggi della presenza plurisecolare dei Foscari a Zelarino? Se escludiamo le testimonianze ricavabili dalle fonti storiche e archivistiche e limitiamo la nostra indagine alle evidenze architettoniche e artistiche, possiamo rispondere così: un mulino sul fiume Marzenego, una osteria; due palazzi lungo la strada Castellana ( uno dei quali, chiamiamolo Foscari-Gradenigo per distinguerlo dall’altro, dotato di una pregevole barchessa); un altare dedicato a San Giuseppe all’interno della chiesa parrocchiale. Ad onor del vero va precisato che, se si esclude l’altare in chiesa, nessuno degli altri edifici nominati sopra ha conservato le funzioni originarie: il mulino non esiste più (inteso, ovviamente, come attività molitoria), l’osteria è diventata un ristorante-pizzeria

con annesso hotel, i due palazzi sono adibiti ad abitazioni private, negozi, una filiale di una banca, mentre la barchessa è diventata la sede della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (meglio conosciuta come la sede dei Mormoni).

Per saperne di più, vedi:

Giuseppe Gullino, La saga dei Foscari. Storia di un enigma, Cierre Edizioni, Sommacampagna , Verona 2005; Giorgio Zoccoletto, La contea dei Foscari a Zelarino, Centro Studi Storici di Mestre, Venezia 1999

25/10/2019

test Giorgio Poi

https://youtu.be/94_F5p7Wg_g
28/05/2019

https://youtu.be/94_F5p7Wg_g

Mercoledì 22 maggio 2019, in occasione dell'incontro in Biblioteca Vez per la presentazione del suo nuovo libro su Pinocchio, il capolavoro di Collodi, abbia...

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