01/03/2026
Il caìgo è tornato.
Non succedeva da qualche anno con questa intensità. Stamattina mi sono svegliato e Venezia non c’era più. O meglio: c’era, ma a modo suo. Nascosta, sussurrata, restituita a chi la conosce a memoria e sa ritrovarla anche senza vederla.
Il caìgo non è nebbia. La nebbia è un fenomeno meteorologico. Il caìgo è un’altra cosa: è Venezia che si prende una pausa dal mondo. I palazzi diventano ombre, i canali perdono i confini, le voci arrivano da chissà dove. Tutto si fa ovattato, lento, sospeso. Come un ricordo che non sai se è tuo o di qualcun altro.
Noi veneziani lo sappiamo e lo sentiamo: quando c’è il caìgo, la città è solo nostra. I passi sulle fondamenta suonano diversi. Le bricole spariscono a metà. San Simeone Piccolo diventa un fantasma di cupola e colonne. E il gondoliere rema nel nulla, come ha sempre fatto.
Chi vive qui aspetta queste mattine. Non le teme, le desidera.
Venezia non è mai così bella come quando decide di scomparire.