Una passione quasi viscerale per il vintage, per il vissuto dagli altri in altre stanze, in altri tempi. Il modello può essere nuovo, ma realizzato con una vecchia stoffa preziosa. Costringe gli anni '50, '60 o '70 a seguire strade contemporanee e la moda di domani a guardarsi alle spalle. Elisabetta ha creato un microcosmo dove si ritrovano, in sussurrate chiacchiere, le donne unite da un'unica p
assione: la moda. La cosa fondamentale quando si sceglie un vestito non è forse sentirsi meglio? Sentirsi in un posto che sembri fatto apposta per noi, in un luogo che ci somigli? Il nome delle sue clienti. I suoi abiti stanno bene a tutte senza costare troppo. Ed eccomi qua. Mi piace che la bellezza sia soprattutto dentro: nelle fodere, nei risvolti; la bellezza, del resto, è sempre 'dentro'. Quando un vestito è bello, è bello sempre. E non necessariamente cambio modello ogni sei mesi, spesso invece apporto solo piccole modifiche con un tessuto che abbia una pesantezza o colore diversi. Mischio le creazioni e le stoffe del passato, le separo e le unisco costringendole a diventare abiti, giacche, coprispalla, quando invece erano nati per essere tende militari, sari, kimoni. In questo modo riporto a nuova vita anche gli oggetti apparentemente dimenticati, accantonati, resi però ancora più preziosi dal passare degli anni. Un modo per fermare il tempo, per far sì che l'età di un oggetto non finisca per essere un semplice numero. E' questa la mia filosofia: essere ecofriendly senza farsi travolgere dalla bulimia consumistica che ingoia tutto senza arrivare a capirne il sapore. Mai una sfilata, mai una pubblicità. Via da lí, via da tutto questo. Vado da sola, ostinata e controcorrente. E' così che il mio 'no logo' è diventato un marchio: informale ma assolutamente riconoscibile, impossibile da confondere con i soliti capi di abbigliamento low cost.