12/06/2026
Quante volte un professionista di valore si è sentito “non abbastanza”, nonostante risultati concreti e riconoscimenti? Più spesso di quanto si immagini.
Una recente ricerca di Hays e Serenis, e riportata da HR Link nel suo articolo che puoi leggere qui 👉 https://www.hr-link.it/sindrome-impostore/, rivela che 7 italiani su 10 hanno sperimentato almeno una volta la sindrome dell’impostore sul lavoro, mentre oltre il 30% afferma di viverla con frequenza.
Quali sono le situazioni che la fanno emergere maggiormente?
L’inizio di un nuovo ruolo, l’assunzione di nuove responsabilità e il confronto con i colleghi.
Per le aziende questo dato apre una riflessione importante. La percezione di inadeguatezza può influenzare il benessere delle persone, alimentare stress e ansia da prestazione e incidere sulla produttività, fino a portare a comportamenti come l’iper-lavoro o la procrastinazione.
Anche per i dipendenti riconoscere questi meccanismi rappresenta un’opportunità di crescita. Imparare a valorizzare i propri risultati, accettare il percorso di apprendimento e confrontarsi in un ambiente di lavoro che favorisce il dialogo può rafforzare fiducia e consapevolezza professionale.
Per questo il ruolo delle organizzazioni diventa centrale: una cultura del feedback costruttivo, del mentoring e della valorizzazione delle competenze può trasformare un momento di dubbio in un’occasione di sviluppo, per le persone e per il business.
Ti è mai capitato di vivere questo meccanismo? Ti va di condivere la tua esperienza 👇 ?