ImisEst

ImisEst PR & Comunicazione Strategica
Costruiamo autorevolezza, reputazione e fiducia per brand, aziende e professionisti.

La reputazione di un brand è uno degli asset più strategici. IMISEST è un’agenzia di PR e comunicazione strategica che affianca aziende, PMI e professionisti nella costruzione di autorevolezza, credibilità e fiducia presso clienti, media e stakeholder. Che si tratti di rafforzare un posizionamento già esistente o di gestire contesti delicati e ad alta esposizione, la reputazione influenza ogni dec

isione: dalla prima richiesta di informazioni fino alla firma di un contratto. Il nostro lavoro non si limita alla visibilità. Costruiamo posizionamento, legittimazione pubblica e riconoscibilità duratura, integrando PR tradizionali, Digital PR e strategie media-oriented. Ogni progetto nasce da una strategia su misura, senza pacchetti standard e senza attività scollegate. Lavoriamo integrando media tradizionali e digitali, con monitoraggio continuo e analisi data-driven, per ottenere risultati concreti come awareness qualificata, relazioni solide e opportunità reali.

L'INCHIOSTRO SULLE DITA È UN VECCHIO VIZIO CHE TI COSTA CARO.C’era un rito preciso, quasi sacro, dentro le aziende fino ...
29/05/2026

L'INCHIOSTRO SULLE DITA È UN VECCHIO VIZIO CHE TI COSTA CARO.

C’era un rito preciso, quasi sacro, dentro le aziende fino a qualche anno fa. La mattina presto, l’ufficio stampa o la segretaria preparavano il faldone della rassegna stampa, spillavano le pagine dei quotidiani nazionali e le poggiavano sulla scrivania del Presidente o del CEO.

Quel gesto di sfogliare la carta, di sentire l'odore dell'inchiostro e di vedere il proprio nome stampato in nero su bianco era la certificazione fisica del successo, quello che si poteva toccare.

Oggi quel rito è morto, ma molti imprenditori fanno ancora un’enorme fatica ad accettarlo. Siamo rimasti ancorati all'idea che la visibilità sia reale solo se si può ritagliare, incorniciare e appendere alla parete del corridoio.

Ma la verità è che oggi la reputazione più preziosa, quella che sposta davvero i milioni e blinda il futuro di un’impresa, è diventata completamente invisibile.

Oggi il vero potere mediatico non si misura a centimetri di colonna sulla carta di un giornale che domani sarà già carta straccia, ma si misura in dati, sul digitale.

L'autorità attuale di un brand si nasconde in luoghi che non fanno fare bella figura davanti agli amici al circolo, ma che decidono il destino dei tuoi contratti.

Questa visibilità non ha una foto d'impatto, spesso è una riga di testo, una citazione in un report finanziario, un link inserito in un database di settore. Non la puoi mostrare con orgoglio ai parenti, ma è l'unica che oggi conta e ti trasforma in un punto di riferimento.

Continuare a pretendere che l'ufficio stampa lavori solo per farti uscire sulla paginetta locale o sulla rivista patinata che leggi tu, significa fare pura vanity press. È un costo inutile che serve solo a nutrire l'ego del management, non la strategia dell'azienda.

Oggi l'autorevolezza è immateriale, significa essere la fonte necessaria di cui il mercato si nutre quando deve prendere una decisione complessa. È un asset invisibile che non si incornicia, ma si riflette direttamente sulla solidità del tuo posizionamento.

La tua rassegna stampa somiglia ancora a un album dei ricordi?

LA TUA OSSESSIONE DI PIACERE A TUTTI STA RENDENDO IL TUO BRAND INESPRESSIVO.La via di mezzo è il posto più affollato del...
27/05/2026

LA TUA OSSESSIONE DI PIACERE A TUTTI STA RENDENDO IL TUO BRAND INESPRESSIVO.

La via di mezzo è il posto più affollato del mercato, ed è esattamente il luogo dove i brand muoiono velocemente.

C’è un’epidemia silenziosa che sta distruggendo la comunicazione ultimamente: è la paura di esporsi. Il terrore sacro che un post, un articolo o un comunicato possa scontentare qualcuno, generare dibattito o, dio non voglia, mostrare un punto di vista forte.

Quindi la fuori c'è una melassa informe di contenuti tiepidi, politicamente corretti e così terribilmente neutri da sembrare scritti da un robot demotivato.

Se la tua comunicazione deve passare attraverso dieci livelli di approvazione manageriale prima di prendere vita, hai appena speso tempo e soldi per produrre il nulla cosmico.

Quando un testo viene limato dal direttore marketing, smussato dal legale, edulcorato dalle risorse umane e infine purgato dal CEO, perde ogni traccia di carattere, umanità e coraggio.

Questa ossessione di voler piacere a tutti produce effetti catastrofici sulle tue PR e sulle relazioni con i media.

I giornali ti ignorano: un giornalista cerca il contrasto, la notizia, l'angolo inedito, la dichiarazione forte. Se gli mandi un comunicato pieno di frasi fatte per non urtare nessuno, la sua mano andrà dritta sul tasto cancella.

Non crei legami: un brand che non polarizza, che non prende mai posizione su un tema caldo del proprio settore, non avrà mai veri difensori. Finisce per annoiare anche i suoi stessi clienti.

Per essere rilevanti bisogna accettare il rischio di non piacere a chiunque. Fare ufficio stampa non significa compiacere l'universo, ma posizionarsi come una voce autorevole, chiara e distinguibile.

I leader sono quelli che hanno il coraggio di firmare un'analisi controcorrente, di criticare una prassi obsoleta del mercato o di portare dati che scardinano i vecchi dogmi.

L'autorità non si costruisce con il consenso unanime, ma con il rispetto che si guadagna una voce solida.

Il mercato non perdona l'insipidità. Se senti che la tua immagine pubblica è diventata inespressiva e non riesce più a bucare lo schermo delle redazioni, forse è il momento di un taglio netto.

Educare il mercato costa miliardi ed è il modo più veloce per fallire."Il nostro prodotto è talmente rivoluzionario che ...
25/05/2026

Educare il mercato costa miliardi ed è il modo più veloce per fallire.

"Il nostro prodotto è talmente rivoluzionario che prima dobbiamo educare il mercato". È una delle frasi più comuni, ma anche letali, che sentiamo pronunciare dagli imprenditori.

Lo dicono con una luce di orgoglio negli occhi, convinti che il loro compito sia evangelizzare le masse, spiegare l'ovvio a chi non vuol capire e convertire gli infedeli alla loro tecnologia.

Spoiler: educare il mercato costa miliardi, richiede decenni e, se non sei Apple o Google, è il modo più rapido e doloroso per mandare l'azienda in bancarotta.

Non cadere nell'errore di confondere la comunicazione aziendale con una cattedra universitaria. Il mercato non ha voglia di essere educato, non ha tempo per le tue lezioni e, soprattutto, non gli interessa quanti studi ci siano dietro la tua idea.

Il mercato risponde solo a una cosa... ai propri problemi urgenti. Quando un'azienda approccia l'ufficio stampa con la mentalità dell'educatore, il disastro è assicurato. Pretende che i giornalisti pubblichino trattati filosofici sull'importanza del settore o lunghi spiegoni tecnici su come cambierà il mondo tra dieci anni.

Ma il giornalismo non funziona così! Se costringi il tuo ufficio stampa a inviare comunicati autoreferenziali che cercano di spiegare la teoria invece di toccare la realtà, finirai dritto nel cestino.

È necessario cambiare radicalmente prospettiva. Il tuo compito sui media non è convincere chi è disinteressato, ma farti trovare da chi ha già un problema e sta cercando una fonte autorevole per risolverlo.

Ai giornali non interessano le tue lezioni teoriche. Interessano i dati, gli impatti economici, le storie reali di come la tua azienda sta spostando l'ago della bilancia oggi.

Se devi spiegare per tre pagine perché sei utile, significa che non lo sei affatto. L'autorevolezza emerge quando i media ti cercano come commentatore di un fenomeno che sta già accadendo.

Non aiutiamo i clienti a fare i professori, li aiutiamo a posizionarsi come la risposta immediata a un'esigenza reale del mercato, trasformando la complessità in notizie che i giornalisti vogliono pubblicare.

PERCHÉ CHI FA PR E UFFICIO STAMPA SMETTE DI INSEGUIRE I CLIENTI?Facciamo oggi un piccolo esperimento mentale. Quando hai...
22/05/2026

PERCHÉ CHI FA PR E UFFICIO STAMPA SMETTE DI INSEGUIRE I CLIENTI?

Facciamo oggi un piccolo esperimento mentale. Quando hai bisogno di un professionista serio, che sia un medico specializzato, un avvocato o un consulente societario, come lo scegli?

Ti fidi del primo annuncio sponsorizzato che ti capita sotto gli occhi su Facebook o cerchi qualcuno di cui si parla per la sua autorevolezza, magari citato in un articolo specialistico o autore di un'indagine chiave nel suo settore?

La risposta è ovvia, no? La fiducia non si compra un tanto al clic, ed è esattamente qui che si nasconde il vero motivo per cui fare PR e ufficio stampa oggi non è un costo di rappresentanza, ma il più potente acceleratore di business a tua disposizione.

Se passi le giornate a fare outreach disperato e chiamate a freddo, la tua reputazione sul mercato è azzerata. Se invece impari a usare i media, accade l'esatto contrario, è il mercato che inizia a fare la fila alla tua porta.

Molti imprenditori pensano ancora che l'ufficio stampa serva solo a raccogliere la medaglietta o il ritaglio di giornale da mostrare orgogliosi ai parenti. Questo non è fare media relations, ma solo nutrire la propria vanità.

Fare PR significa trasformare il tuo know-how in un asset aziendale permanente. Ma cosa succede quando smetti di fare pubblicità e diventi una notizia?

Come prima cosa, azzeri le obiezioni sul prezzo. Quando una testata nazionale o un quotidiano economico di rilievo ospita la tua visione, i tuoi dati e le tue analisi, sta apponendo un sigillo di garanzia sulla tua competenza. Diventi un'autorità, e all'autorità non si chiede lo sconto sul preventivo.

Inoltre, moltiplichi l'efficacia del tuo marketing. Se un potenziale cliente vede una tua inserzione e, cercandoti su Google, scopre che le principali testate di settore parlano di te come un punto di riferimento, il tasso di conversione si impenna. Le PR preparano il terreno su cui la tua rete commerciale raccoglie i frutti.

La visibilità estemporanea si affitta con il budget pubblicitario, ma l'autorevolezza si conquista imparando a parlare la lingua di chi scrive.

Tu hai finalmente una storia capace di attrarre il mercato?

TRA 2 ANNI I LINK NON ESISTERANNO PIÙ. COSA RESTERÀ DELLA TUA VISIBILITÀ?Mettiamoci comodi e guardiamo in faccia la real...
21/05/2026

TRA 2 ANNI I LINK NON ESISTERANNO PIÙ. COSA RESTERÀ DELLA TUA VISIBILITÀ?

Mettiamoci comodi e guardiamo in faccia la realtà di questo periodo. Il vecchio modo di concepire internet sta morendo, per anni la SEO e la lead generation si sono basate su un concetto semplicissimo. L'utente fa una ricerca, clicca su un link, atterra sul tuo sito e legge il tuo articolo o compra il tuo prodotto.

Questo meccanismo sta scomparendo letteralmente. Con l'esplosione dei motori di ricerca generativi, le persone non cercano più un elenco di siti web, ma risposte. E l'intelligenza artificiale risponde aggregando, riassumendo e formattando le informazioni all'interno della sua stessa interfaccia, senza che l'utente debba mai cliccare su un link.

Se tutta la tua strategia di visibilità si basa sull'intercettare clic e portare traffico a un sito web autoreferenziale, tra due anni la tua azienda sarà semplicemente invisibile.

Quando l'AI deve rispondere a una domanda complessa di un utente sul tuo settore, come decide quali aziende citare e quali ignorare?

Non si fa certo impressionare dalle parole chiave che hai inserito artificialmente nel tuo blog aziendale! L'algoritmo scansiona il web alla ricerca di fonti terze e autorevoli, cerca la validazione esterna.

Ecco perché le vecchie metriche della visibilità sono superate!

Il blog non basta più, scrivere contenuti sul proprio sito (owned media) è utile, ma per l'AI ha un valore probatorio bassissimo. Chiunque può scrivere di essere il migliore.

La tracciabilità dei clic è morta, se l'utente ottiene la risposta dall'AI, il tuo software di analytics segnerà zero visite. Ma se l'AI ha usato i tuoi dati per formulare quella risposta, tu hai vinto.

L'unica moneta che acquista valore è l'autorità di marca, devi fare in modo che quando l'algoritmo cerca la verità su un argomento, sia costretto a citare te perché sei tu l'entità che ha generato la notizia, il dato o l'analisi di mercato.

Quì entrano in gioco le media relations. Finire sui giornali nazionali, economici e di settore non serve più (solo) a farsi leggere dal lettore (umano), ma ad istruire i modelli linguistici AI.

Sei pronto al cambiamento?

IL TUO BRAND VALE MENO DEL TUO FATTURATO (E LA COLPA È DELLA TUA COMUNICAZIONE).Ci sono aziende che hanno numeri da capo...
19/05/2026

IL TUO BRAND VALE MENO DEL TUO FATTURATO (E LA COLPA È DELLA TUA COMUNICAZIONE).

Ci sono aziende che hanno numeri da capogiro, fatturano milioni, hanno magazzini pieni e una macchina commerciale che viaggia come un treno.

Eppure, se togli i venditori e spegni i budget pubblicitari per un mese, quelle stesse aziende spariscono dai radar. Il mercato non le cerca, i competitor non le temono, non vengono considerate autorevoli.

Dobbiamo dirlo chiaramente, se il valore percepito del tuo brand è inferiore al tuo fatturato, hai un problema enorme di posizionamento. Stai accumulando cassa, ma non stai costruendo un patrimonio reputazionale.

Avere un ottimo fatturato ma zero autorità mediatica significa essere vulnerabili. Stai vendendo solo perché hai il prezzo più basso, la rete commerciale più aggressiva o perché hai investito cifre astronomiche in campagne ads che portano lead temporanei.

Se non investi nella costruzione di una reputazione solida attraverso le media relations , ti condanni a tre dinamiche distruttive.

1) Svalutazione del prezzo: se il mercato non riconosce il tuo valore d'opinione, tratterà il tuo prodotto come una commodity. Dovrai giustificare ogni singolo preventivo e combattere la guerra dei prezzi al ribasso.

2) Dipendenza dall'outreach: per trovare nuovi clienti devi continuare a fare spam commerciale, a freddo. Se invece fossi riconosciuto come un punto di riferimento sui media nazionali e di settore, sarebbe il mercato a fare la fila alla tua porta.

3) Fragilità di fronte alla crisi: un'azienda senza un brand forte ha una reputazione impremanente. Al primo errore, al primo contenzioso o alla prima recensione negativa, non ha uno scudo credibile per difendersi. Il fatturato crolla perché non c'è una spina dorsale a sorreggerlo.

Incontriamo spesso imprenditori che dicono: "Noi non abbiamo bisogno dei giornali, facciamo già i nostri numeri". È una visione miope, perchè il fatturato misura quello che hai fatto ieri, mentre il brand misura la tua capacità di esistere domani.

Fare ufficio stampa non serve a mettere un trofeo sul sito, ma a creare un asset patrimoniale che riesca a resistere nel tempo.

IL TUO CEO È UN DISASTRO MEDIATICO (E NESSUNO HA IL CORAGGIO DI DIRGLIELO).L'intervista è appena finita, il CEO si sbott...
13/05/2026

IL TUO CEO È UN DISASTRO MEDIATICO (E NESSUNO HA IL CORAGGIO DI DIRGLIELO).

L'intervista è appena finita, il CEO si sbottona la giacca, sorride compiaciuto e si gira verso di te cercando approvazione: "È andata alla grande, no? Ho detto tutto quello che dovevo dire".

Tu sorridi, annuisci debolmente e intanto senti un freddo glaciale saliriti lungo la schiena. Perché la verità è che è stato un disastro, è stato arrogante quando doveva essere empatico, ha usato un gergo tecnico incomprensibile per nascondere l'incertezza e, peggio ancora, ha regalato al giornalista esattamente quel titolo polemico che avevate giurato di evitare.

Ma non gli dirai nulla. Perché lui è il capo, è un "genio" nel suo settore e nessuno in azienda ha voglia di gestire la sua reazione a una critica onesta.

Ecco come muore la reputazione di un brand, proprio nel silenzio dei suoi collaboratori.

C’è ancora questa convinzione, che il saper guidare un’azienda equivalga automaticamente a saperne parlare.

Non è affatto così.

La comunicazione mediatica è un campo minato dove la logica aziendale non conta nulla.

Il tuo CEO può essere un drago nei CDA, ma davanti a una telecamera o a un microfono acceso diventa il nulla. Si agita, perde la coerenza, cerca di compiacere l'interlocutore o, al contrario, lo aggredisce.

Il problema non è solo l'articolo di domani. Un'intervista sbagliata non è un momento imbarazzante che passa in 24 ore, divent poi una cicatrice digitale permanente che sporca il posizionamento del brand per anni.

Se il tuo ufficio stampa si limita a raccogliere i ritagli di giornale e a fare i complimenti al management dopo ogni uscita, non hai un reparto comunicazione di fronte, ma solo un fan club (molto costoso e del tutto inutile).

In Imisest facciamo una cosa che molti considerano eretica: diciamo la verità, snche quando scotta.

Non dobbiamo lucidare l'ego del leader, ma proteggere l'azienda. Fare media training non significa insegnare a stare dritti, ma insegnare a essere solidi, avendo il coraggio di dire al CEO: "Quello che hai detto distrugge tre anni di posizionamento. Non farlo mai più".

La visibilità è solo un amplificatore. Ricordiamocelo ogni tanto.

COMPRARE VISIBILITÀ È COME DOPARSI, IL CROLLO È SOLO QUESTIONE DI TEMPO.C’è un’euforia pericolosa nel vedere i numeri sa...
11/05/2026

COMPRARE VISIBILITÀ È COME DOPARSI, IL CROLLO È SOLO QUESTIONE DI TEMPO.

C’è un’euforia pericolosa nel vedere i numeri salire artificialmente. Un picco di clic, una pioggia di menzioni su portali di serie B, una raffica di post sponsorizzati che invadono i nostri feed.

Sembra che tutto funzioni, ti senti invincibile, senti di aver finalmente comprato il tuo posto al tavolo dei grandi, ma la verità è che stai dopando il tuo brand.

Proprio come nello sport, il doping non migliora le tue prestazioni reali, ne simula solo i risultati, mentre erode dall’interno la tua salute a lungo termine.

Comprare la visibilità, che sia tramite marchette travestite da articoli o campagne adv massive senza sostanza, crea una dipendenza tossica.

Nel momento in cui smetti di pagare, sparisci, perchè non hai costruito un asset, hai solo affittato un riflettore. Un brand che vive di sola visibilità acquistata è un brand senza radici, basta un calo di budget per tornare nell'anonimato.

Se ti abitui a pagare per essere visto, smetti di sforzarti di essere rilevante. Perché dovresti produrre dati interessanti o opinioni forti se puoi semplicemente comprare uno spazio? Il risultato è un’azienda pigra che perde la capacità di generare notizie vere.

Il pubblico (e i giornalisti) hanno sviluppato un olfatto finissimo per la fuffa a pagamento. Se la tua presenza mediatica è chiaramente spinta solo dal denaro, la tua credibilità crolla. Oggi il mercato si fida solo di chi viene ascoltato perché ha qualcosa da dire.

Se i tuoi successi mediatici sono solo fiammate estemporanee su siti privi di autorità, avrai vita breve. Non importa quanti soldi investi, ricorda che le persone sanno distinguere bene n’autorità guadagnata sul campo da un castello di carte costruito con i bonifici.

Costruire autorevolezza attraverso le media relations strategiche significa creare una spina dorsale che regge anche quando i riflettori si spengono, significa essere scelti dai giornali perché sei una fonte necessaria, non un cliente generoso!

Il mercato non perdona le ambiguità e, prima o poi, il conto della realtà arriva per tutti.

IL TUO PREMIO "LEADER DELL'ANNO" VALE QUANTO LA CARTA SU CUI È STAMPATO.Ammettiamolo, la foto con il trofeo di cristallo...
08/05/2026

IL TUO PREMIO "LEADER DELL'ANNO" VALE QUANTO LA CARTA SU CUI È STAMPATO.

Ammettiamolo, la foto con il trofeo di cristallo, le luci soffuse del gala e quel titolo altisonante "CEO dell’Anno" o "Eccellenza dell'Innovazione 2026", fanno un figurone su LinkedIn. La rassegna stampa si riempie, il petto si gonfia e per un attimo ti senti davvero arrivato.

Ma ora che le luci si sono spente, guardiamoci attentamente negli occhi... se per avere quel premio hai dovuto sottoscrivere un pacchetto a pagamento, quel riconoscimento ha lo stesso peso reputazionale di un volantino del supermercato.

Anzi, forse meno.

Esiste un’intera industria che vive della tua fame di visibilità. Sono le cosiddette Award Mills, vere e proprie fabbriche di premi che vendono conferme a chi ha budget, ma poca sostanza da raccontare.

Perché questi premi sono un veleno per la tua strategia di media relations?

Innanzitutto, pensi davvero che una redazione seria si faccia impressionare da un premio comprato?

Al contrario.

Presentarti a un giornalista sbandierando un riconoscimento privo di una giuria indipendente è il modo più rapido per farti etichettare come fuffa. La loro reazione non è ammirazione, ma imbarazzo.

Oggi gli algoritmi che analizzano la tua autorità online non leggono solo il titolo del premio, ma incrociano dati, vedono chi lo ha erogato e capiscono se c’è stato uno scambio commerciale. Quel premio non aumenta il tuo authority score se non è autentico, anzi, lo sporca.

Se nello stesso evento vengono premiati 50 leader dell'anno, la tua unicità sparisce. Diventi parte di un mucchio indistinto che sta cercando di comprare ciò che dovrebbe essere guadagnato, la fiducia.

L’autorità non si riceve durante una cena di gala, si costruisce con i fatti, con i dati e con la capacità di influenzare il mercato senza bisogno di una targa al muro.

Un'azienda che ha davvero qualcosa da dire non ha bisogno di un bollino colorato per convincere. La sua voce è già autorevole perché i giornalisti la cercano come fonte, i competitor la temono e il mercato la riconosce come un punto fermo.

Il premio è una conseguenza del tuo valore, non il mezzo per simularlo.

Basta alle medaglie di cartone!

LA NOTIZIA È COME UN FARMACO: SE SBAGLI IL DOSAGGIO, UCCIDI IL BRAND.Esiste un’illusione pericolosa, l’idea che la visib...
04/05/2026

LA NOTIZIA È COME UN FARMACO: SE SBAGLI IL DOSAGGIO, UCCIDI IL BRAND.

Esiste un’illusione pericolosa, l’idea che la visibilità sia un bene illimitato da accumulare in modo compulsivo. Più interviste faccio, meglio è. Più testate mi citano, più sono forte.

Giusto?

No, sbagliato.

La presenza sui media segue le stesse regole della farmacologia, perchè è la dose che fa il veleno. Se somministrata correttamente, la visibilità cura l’irrilevanza e costruisce autorità. Se vai in sovradosaggio, il tuo brand non diventa più grande, ma semplicemente stucchevole.

Ci troviamo di fronte ad un sistema informativo saturo di contenuti e opinioni a basso costo, dove la risorsa più preziosa è la scarsità.

Se il CEO di un’azienda è ogni giorno in TV, ogni settimana in un podcast e ogni mattina su un quotidiano diverso a commentare qualsiasi cosa, dall'andamento dei mercati al meteo, smette di essere un leader autorevole.

Diventa una commodity, diventa "quello che parla sempre".

In ImisEst la chiamiamo la sindrome del prezzemolo. Quando sei ovunque il tuo valore percepito crolla. Se la tua opinione è disponibile in ogni angolo di strada, perché qualcuno dovrebbe pagarla cara o considerarla esclusiva?

Inoltre, annulli l'attesa. L’autorità si nutre di aspettativa, se il mercato sa già cosa dirai perché l’hai già detto ovunque, smetterà di ascoltarti.

Infine, ti esponi all'errore. Più parli, più è probabile che tu dica qualcosa di incoerente. Ed oggi, l'incoerenza è un peccato capitale che il mercato non manca di sottolineare.

Il lavoro di un ufficio stampa strategico non è fare il passacarte per raccogliere ogni briciola di spazio mediatico. Dobbiamo saper dosare la presenza.

La vera forza non è nel saper aprire le porte, ma sapere quando è il momento di tenerle ben chiuse. Fare Media Relations significa selezionare chirurgicamente il palcoscenico.

Alcune volte è meglio preferire un silenzio di due mesi seguito da un intervento pesante e centrato su una testata TOP, piuttosto che una pioggia quotidiana di menzioni irrilevanti.

L'autorevolezza non si misura in centimetri di carta occupata, ma nel peso che le tue parole hanno quando finalmente decidi di pronunciarle.

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Strada Ferento 23
Viterbo
01026

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Lunedì 09:00 - 12:30
15:30 - 18:30
Martedì 09:00 - 12:30
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